Se il Pd rinuncia a essere rappresentato sui temi della difesa e della sicurezza

Se il Pd rinuncia a essere rappresentato sui temi della difesa e della sicurezza
La sorprendente scelta di non candidare Andrea Manciulli e Nicola Latorre. Un segnale a Minniti? Il corsivo di Stefano Vespa

Tra le tante novità della lunga notte che ha portato alla definizione delle liste elettorali del Pd ce n’è una sorprendente: la non ricandidatura di Nicola Latorre e di Andrea Manciulli. Il primo è presidente della commissione Difesa del Senato, politico di lungo corso; il secondo è presidente della delegazione italiana presso l’assemblea parlamentare della Nato e vicepresidente della commissione Esteri della Camera. Sono i più esperti del centrosinistra sui temi della difesa, della sicurezza, del terrorismo, hanno un ampio ventaglio di relazioni internazionali ad alto livello e il loro ruolo in questi anni così gravidi di rischi è stato particolarmente importante, anche se non sempre compreso dall’opinione pubblica. Eppure, Matteo Renzi ha deciso di non ricandidarli.

Qualcuno sostiene che si tratti di uno schiaffo a Marco Minniti: era stato il ministro dell’Interno, infatti, a chiedere la loro ricandidatura. Espellere dal Parlamento Latorre e Manciulli, dunque, non significa solo fare a meno dei migliori esperti su certi temi, ma anche voler ridimensionare il ruolo del titolare del Viminale diventato famoso presso il grande pubblico per la politica di controllo dell’immigrazione. Un Minniti che raccoglie consensi trasversali può essere un pericolo in prospettiva, da qui la decisione di mandare un segnale chiaro facendo fuori i due parlamentari che il ministro avrebbe voluto anche nella prossima legislatura. Solo per citare qualche esempio recente, Latorre ha gestito l’indagine sul ruolo delle Ong nella commissione Difesa di Palazzo Madama che ha aperto uno squarcio sui collegamenti con i trafficanti di esseri umani e Manciulli ha stilato per l’Alleanza atlantica la relazione annuale sul terrorismo jihadista.

Il caos delle candidature (che in queste ore sta caratterizzando tutti i partiti, più che in passato) nel caso del Pd ha una lettura facile: Renzi punta al controllo assoluto dei prossimi gruppi parlamentari per non avere ostacoli nel caso di un possibile risultato negativo alle elezioni e di uno stallo politico. Purtroppo, questa strategia non tiene conto delle questioni più delicate che anche il prossimo Parlamento dovrà affrontare. Proprio mentre si denuncia il basso livello di preparazione, se non l’acclarata incompetenza di tanti politici o neocandidati, si rinuncia a professionalità pluriennali sulla difesa e il terrorismo?

La lista ufficiale definita a 48 ore dalla scadenza di lunedì 29 gennaio non sembra lasciare spazio a ripensamenti. Tenere fuori Latorre e Manciulli è un errore gravissimo di cui forse ci accorgeremo quando la politica dovrà affrontare i temi di cui molti parlano, magari senza conoscerli.

ultima modifica: 2018-01-27T10:50:07+00:00 da Stefano Vespa

 

 

 

 

 

 

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