Il nuovo Parlamento prenda a cuore la democrazia (partecipata)

Il nuovo Parlamento prenda a cuore la democrazia (partecipata)
Questo Parlamento, da poco eletto, è chiamato quasi certamente a modificare la legge elettorale, ne approfitti e la riformi in senso proporzionale con adeguato sbarramento e con preferenze, evitando lo sconcio immorale delle liste bloccate

La liturgia che sta accompagnando le consultazioni quirinalizie per risolvere la crisi di governo, tuttora viva, indica che la questione non è di facile soluzione. È la democrazia fittizia si potrebbe dire, che avanza nel terzo millennio della storia: asseconda, adula, esalta i profeti del niente, perché non hanno utopie da indicare, e apportano scarso sostegno al Paese per tirarlo fuori dalla palude nella quale è immerso. Una tale condizione obbliga a intervenire. Non si può rimanere silenti, bisogna spiegare bene agli italiani che novità e cambiamento, predicati, da mane a sera, in campagna elettorale non significano che gli italiani saranno felici per l’eternità, come sembra che qualche forza politica voglia far credere. È auspicabile un chiaro impegno sul piano politico e morale, che sfati fantasie e false promesse, e convinca tutti ad avere massima attenzione per il bene comune. Come è possibile realizzare un tale obiettivo? Creando le condizioni per far prevalere gli interessi popolari.

La partecipazione è stata una costante della vita politica nazionale, tanto è vero che in Costituzione si sottolinea ripetutamente l’importanza dell’intervento popolare alla vita politica ed economica. Una democrazia autorevole, rispettosa della liturgia che sta accompagnando le consultazioni quirinalizie per risolvere la crisi di governo, tuttora viva, indica che la questione non è di facile soluzione. È la democrazia fittizia si potrebbe dire, che avanza nel terzo millennio della storia: asseconda, adula, esalta i profeti del niente, perché non hanno utopie da indicare, e apportano scarso sostegno al Paese per tirarlo fuori dalla palude nella quale è immerso. Una tale condizione obbliga a intervenire.

Non si può rimanere silenti, bisogna spiegare bene agli italiani che novità e cambiamento, predicati, da mane a sera, in campagna elettorale non significano che gli italiani saranno felici per l’eternità, come sembra che qualche forza politica voglia far credere. È auspicabile un chiaro impegno sul piano politico e morale, che sfati fantasie e false promesse, e convinca tutti ad avere massima attenzione per il bene comune. Come è possibile realizzare un tale obiettivo? Creando le condizioni per far prevalere gli interessi popolari, delle regole e delle aspirazioni degli elettori vuol dire creare i presupposti necessari per consolidare e sostenere una società moderna in crescita, apprezzata, precludendo il cammino ai fautori delle oligarchie di tipo borghese, quelli che hanno tanto a cuore il restringimento degli spazi di consenso e che amano molto curare l’affermazione dei circoli d’affari, dei salotti che contano, di lobby affaristiche.

Sono costoro i tifosi di una pericolosa semplificazione istituzionale che risolve tutto nella minore tutela degli interessi dei deboli e che ama le forme del capitalismo selvaggio. Le regole della democrazia borghese potevano andare bene agli inizi del Novecento, non oggi. La democrazia in Europa e in Italia ormai si è evoluta e la gente reclama partecipazione e risposte coerenti alle proprie esigenze. C’è bisogno di forze politiche democratiche nel vero senso della parola, disponibili ad aprire le porte a chi, fisicamente e non virtualmente, chiede ospitalità e ascolto. La politica fatta di apparenze quali gazebi, primarie, rete virtuale è superata e vecchia. La nostra Costituzione all’art. 49 prevede che la vita politica sia caratterizzata dall’attività dei partiti. Si torni allora alla Costituzione e si organizzino i partiti in modo che iscritti e elettori si incontrino, parlino, discutano, propongano, facciano sentire la loro voce. Un organismo moderno: un po’ partito e un po’ movimento, dove tutti hanno diritto di avanzare proposte.

La democrazia o è partecipata e popolare o non è democrazia. Il principio di partecipazione è peculiare del pensiero politico del movimento dei cattolici. Sturzo, De Gasperi, Fanfani sono stati i maestri in tal senso, Fanfani in particolare ha scritto testi sull’argomento, tradotti in varie lingue. L’obiettivo da raggiungere sempre lo stesso: estendere la democrazia, rafforzare la libertà, favorire lo sviluppo sociale ed economico in Italia. Quali altri strumenti idonei per agevolare la partecipazione dei cittadini alla vita politica? Autonomie locali, sistema elettorale proporzionale. La proporzionale ritenuta il sistema di voto più idoneo per consentire a tutti di costruire una vera democrazia dal basso. E oggi è ancora così, nonostante ubriacature bipolariste e da bipartitismo, perché ad una società evoluta in modo complesso sul piano economico e sociale non si possono dare risposte semplificate. Chi ha tentato invano tale strada ha fallito, in modo clamoroso, non riuscendo a realizzare né governabilità né stabilità.

Questo Parlamento, da poco eletto, è chiamato quasi certamente a modificare la legge elettorale, ne approfitti e la riformi in senso proporzionale con adeguato sbarramento e con preferenze, evitando lo sconcio immorale delle liste bloccate. Si riaffermi l’esistenza dei partiti nazionali, e la valorizzazione dei collegamenti programmatici e politici tra eletti ed elettori; si impedisca la formazione di partiti localistici o addirittura personali; si limiti l’influenza di lobby e circoli affaristici, che alterano, questi sì, l’organicità rappresentativa dei corpi elettivi e l’azione dell’esecutivo. Le regole della nostra democrazia o si riformano concretamente o il potere “podestarile”, espressione antica dello Stato feudale e borghese la condizionerà irrimediabilmente, fino al punto di cancellarla.

ultima modifica: 2018-04-13T08:25:54+00:00 da Raffaele Reina

 

 

 

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