Investire in intelligenza

Investire in intelligenza
Nell'IA si gioca sui talenti. Vanno potenziate le reti di ricerca e di formazione, che deve essere sempre più interdisciplinare. L'intervento di Francesco Stronati, vice presidente Settore pubblico e sanità di IBM Italia

A  fine aprile la Commissione europea ha annunciato nuovi investimenti per un totale di 2 miliardi di euro entro il 2020, per sollecitare un maggiore impegno economico in un mercato che promette grandi cambiamenti in molti settori. Parliamo di tecnologia e, in particolare, di intelligenza artificiale. A  fine marzo Macron si candidava già leader europeo con un investimento di 1,5 miliardi di euro. Dietro questo “titolo” si cela però un vero e proprio piano, conseguenza di uno studio e di alcune scelte deliberate: il parlamentare e matematico Cédric Villani nello studio commissionatogli dal governo delinea una strategia su quattro direttrici: sostegno dell’ecosistema dell’IA; politica di apertura ai dati; introduzione di un quadro regolatorio sia francese sia europeo e, dulcis in fundo, lo stimolo di un dibattito politico ed etico.

Villani ha capito che la partita non si gioca esclusivamente sui soldi, bensì sulla disponibilità di risorse in senso più ampio e alcune di queste non si creano o si riformano da un giorno all’altro: l’Ia, come tutte le tecnologie più innovative, si gioca sui talenti: vanno, quindi, potenziate le reti di ricerca e di formazione, che deve essere sempre più interdisciplinare. Come sempre più mista pubblico-privato deve essere la contribuzione. Creare talenti, ma anche riportare a casa quelli che già ci sono: facilitarne o, addirittura, incentivarne il ritorno, rimuovere gli inibitori e quindi per esempio semplificare gli iter per la creazione di nuove imprese e l’accesso ai  finanziamenti.

I settori prioritari per le sperimentazioni saranno la sanità, per l’impatto su salute e benessere, e sulla spesa, ipotizzando addirittura un hub nazionale dei dati sanitari anonimizzati. Tra le tante considerazioni di carattere etico si cita inoltre l’obiettivo che l’Ia non sia la nuova macchina della discriminazione, così come è stato finora per la tecnologia dominata da uomini. di qui la richiesta di modificare i programmi scolastici e di ricerca per favorire l’inclusione quadruplicando le quote di donne Stem (che studiano le discipline tecnico-scientifiche). Tutti temi che stanno a cuore anche qui in Italia, sia nel pubblico sia nel privato. Basti guardare l’importante lavoro del libro bianco sull’Ia presentato da AgId dopo una consultazione aperta all’opinione pubblica e agli addetti ai lavori. Nonché l’attenzione ai principi di etica e trasparenza di alcune aziende private “good tech’s”. Temi che però facciamo fatica a mettere in cima alle nostre agende così “too busy being busy” come siamo. Ma sono ormai un imprescindibile punto di partenza sul quale costruire un futuro migliore e attento alle esigenze di cittadini e imprese.

ultima modifica: 2018-06-10T08:30:54+00:00 da Redazione

 

 

 

 

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