L’amo dell’eolico offshore che Trump lancia alle aziende Ue

L’amo dell’eolico offshore che Trump lancia alle aziende Ue
L'amministrazione Usa vuole potenziare lo sviluppo del settore eolico offshore ottimizzando le autorizzazioni e aprendo vaste aree al largo della costa. Chi ha investito fino ad oggi e chi potrà farlo da domani, con lo zampino dell'Italia

Uno dei mercati eolici offshore più appetibili al mondo è quello americano. Ragion per cui non solo molte aziende (anche italiane) fanno a gara per esservi presenti, ma intendono avvantaggiarsi del fatto che la Casa Bianca ha deciso di puntare lì molte delle sue fiches.

Uno dei parchi più significativi è quello di Block Island, al largo delle coste del Rhode Island. Ecco come si sta sviluppando l’intero settore, tra possibilità di entrare in questo mercato e intrecci con le chiusure su altri fronti, come i famosi dazi e la querelle aperta con la Cina.

EOLICO

Il Dipartimento degli Interni di Trump ha dato un impulso all’industria dell’eolico quest’anno quando ha annunciato importanti cessioni al largo del Massachusetts, di New York e del New Jersey dopo quella più importante in Maryland che parla un po’italiano. Per questa ragione ha avviato una serie di studi approfonditi su tutte le acque della costa atlantica per analizzare e comprendere tutto il potenziale dell’energia eolica. Attraverso un programma ad hoc, ha permesso che le autorizzazioni e il percorso burocratico fossero dimezzati nella tempistica e nella semplificazione, con l’obiettivo di ottenere un vantaggio nel risparmio energetico nel più breve tempo possibile.

Non solo il nord-est degli Usa, ma in modo particolare proprio quel versante, potrebbe essere il destinatario dei vantaggi più consistenti da un’operazione di rilancio in grande stile dell’energia eolica. La creazione di posti di lavoro iper qualificati nella produzione di turbine, di torri e di tutti gli altri componenti è un’oggettività. Ma non è solo in cima all’agenda dell’America First questa mossa dell’amministrazione Trump, visto che la presenza di altre aziende anche europee è un dato di fatto.

UN PO’ DI ITALIA

È il caso di US Wind che detiene il contratto di locazione per un progetto eolico off-shore a 17 miglia al largo della costa di Ocean City, per un investimento di 2,5 miliardi. Il progetto Maryland diventa il più grande parco eolico offshore negli Stati Uniti di sempre e sfrutterà la vasta esperienza internazionale di US Wind per creare un’impronta sostenibile locale anche con l’aiuto del know how italiano: il gruppo Toto infatti, attraverso Us Wind Inc., costruirà il parco eolico.

La società è controllata da Renexia, azienda italiana che opera nel campo delle energie rinnovabili. Entro il 2020 dovranno provvedere a sviluppo, progettazione, costruzione e gestione, per una durata di 25 anni.

Verranno installate 32 turbine totali in 20-30 metri di acqua, mentre una sottostazione raccoglierà l’energia dalle turbine e trasmetterà l’elettricità a terra utilizzando cavi sottomarini. Saranno prodotti fino a 250 MW di energia, che soddisferanno il 100 per cento del potenziale presente in Maryland.

TREND

Il trend in verità era iniziato prima dell’avvento di Donald Trump alla Casa Bianca e rientrava nel cosiddetto piano strategico dell’amministrazione Obama per lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Con una spinta significativa che giunse dal governatore del Maryland Martin O’Malley, coordinatore dei governatori democratici e personaggio in ascesa nel panorama politico nazionale.

È dal 2014 che aziende europee si sono aggiudicate una serie di aste competitive per il leasing eolico offshore con offerte aggressive che hanno fatto salire i prezzi a decine di milioni di dollari. Per dirne una, lo scorso anno un’asta per quasi 80.000 acri al largo della costa di New York è durata per 33 sessioni con la norvegese Equinor, precedentemente nota come Statoil, che ha vinto il contratto di locazione con un’offerta record di 42,5 milioni di dollari. In prevedenza un singolo contratto di locazione individuale non era mai andato oltre i 5 milioni.

Nello specifico dei 12 contratti attualmente in essere negli Usa ben sette sono di proprietà di società europee. Un cambio di passo rispetto al passato, quando il rapporto era l’esatto opposto: oggi dopo anni di modernizzazioni, di analisi e di interlocuzioni, ecco che l’industria eolica offshore americana ha attirato le più grandi aziende europee di energia rinnovabile, che vedono la costa orientale degli Stati Uniti come una nuova frontiera.

twitter@FDepalo

 

ultima modifica: 2018-07-06T11:50:15+00:00 da Francesco De Palo

 

 

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