La Nato riparte dal fronte Sud e dagli investimenti in cyber. Parla Tofalo

La Nato riparte dal fronte Sud e dagli investimenti in cyber. Parla Tofalo
Intervista al sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo (M5S) che commenta l’esito del vertice di Bruxelles e conferma la linea atlantica del governo Conte. Dalla nomina del prossimo Capo di Stato Maggiore della Difesa alla politica industriale del comparto. Da leggere

Il rapporto dell’Italia con i partner atlantici esce rafforzato dal vertice Nato appena concluso a Bruxelles che “ha permesso di evidenziare a quei Paesi che prima ritenevano il problema dell’immigrazione solo italiano, l’importanza di concentrare l’attenzione nel Mediterraneo”. A crederlo è Angelo Tofalo, sottosegretario alla Difesa del Governo Conte, che in una conversazione con Formiche.net analizza tutti i principali dossier di sicurezza che coinvolgono l’attuale esecutivo: dal programma F-35 all’Hub di Napoli, passando per il rapporto con la Tunisia, la cyber security, l’avvicendamento al vertice dello Stato Maggiore della Difesa e il rispetto del 2% di spese per la difesa in rapporto al Pil al centro delle più recenti richieste della Casa Bianca.

Sottosegretario, il nuovo Governo si è presentato per la prima volta a un vertice Nato. Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?

Il bilancio al termine di questa intensa due giorni a Bruxelles è positivo. Al tavolo della Nato abbiamo parlato di mobilità militare, cyber security e lotta al terrorismo, ma anche presentato una strategia ben precisa che ci ha permesso di evidenziare a quei Paesi che prima ritenevano il problema dell’immigrazione solo italiano, l’importanza di concentrare l’attenzione nel Mediterraneo. La dimostrazione di ciò risiede anche nell’importanza, riconosciuta da tutti, dell’Hub della Nato per il fianco Sud a Napoli. Il segretario generale Jens Stoltenberg, al termine della prima giornata del vertice, ha dichiarato che sarà una priorità renderlo pienamente operativo. Si tratta di una piattaforma per seguire, valutare, analizzare e affrontare le sfide che ci arrivano dal sud dell’Europa e il suo potenziamento confermerà il Mezzogiorno come punto di riferimento operativo dell’Alleanza Atlantica.

Pensa che finora la Nato avesse guardato troppo ad Est?

Di buon occhio sto osservando i rapporti sempre più cordiali con la Tunisia, che al vertice hanno portato ad un accordo di cooperazione col Paese. Ci tengo però a precisare di essere contrario all’innalzamento di muri. I flussi migratori devono essere governati e non subiti. Siamo di fronte a una situazione allarmante, se l’Europa da qui al 2030 avrà una popolazione stimata di 550 milioni di persone in Africa passeremo da 1,2 miliardi ad oltre 2,5. Per questo non dobbiamo più parlare di Libia e Italia, adesso è fondamentale parlare di Africa ed Europa. Personalmente non ho condiviso la linea del precedente Governo che nell’ultimo anno ha finanziato in maniera microscopica e puntuale alcune “tribù locali” per bloccare temporaneamente i flussi.

Cosa è cambiato adesso?

Stavolta, come detto, sono stati sostenuti con forza gli interessi nazionali, in linea con i Paesi dell’Alleanza, e di ciò voglio renderne merito al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro della Difesa Elisabetta Trenta e a quello degli Affari Esteri, Enzo Moavero Milanesi che ci hanno saputo rappresentare in un contesto internazionale molto delicato a causa di uno scenario geopolitico particolarmente complesso. Oltre al fatto che a questo vertice, che arriva dopo un anno dal precedente, si è presentato un Governo compatto seppur da poco insediato.

Il vertice è stato animato dalle richieste della Casa Bianca ai Paesi europei di investire maggiori risorse per raggiungere l’impegno del 2% del Pil in difesa. L’Italia è tra i Paesi che non rispettano questo vincolo. Il vostro Governo intende farlo?

Il presidente americano Donald Trump in più occasioni ha puntato al rialzo, ma siamo stati bravi nel contemperare gli interessi europei alle esigenze che lui stesso ha palesato. Attualmente, relativamente alla spesa della Difesa, siamo attestati all’1,15%. Non solo l’Italia, anche altre nazioni stanno facendo sforzi enormi per raggiungere la soglia del 2% del Pil alla Difesa entro il 2024. Di certo l’impegno militare italiano non può essere commisurato solo in termini economici, dobbiamo anche riconoscere che la nostra presenza militare nelle missioni internazionali rappresenta per il vecchio continente un punto di eccellenza. Questo riconoscimento lo dobbiamo soprattutto a tutte le nostre donne e uomini, sono oltre seimila, impegnati nelle 32 missioni internazionali di 22 Paesi.

Molti analisti hanno considerato questo summit come il metro per definire la collocazione atlantica del nuovo esecutivo, anche se sottolineano che il vero banco di prova saranno dossier specifici come quello sugli F-35. Rispetterete anche quell’impegno?

Ritengo siamo stati molto più che chiari e incisivi sulla nostra visione delle alleanze internazionali. Un esempio tra tutti il riconoscimento dell’importanza dell’Hub della Nato a Napoli. Il programma F-35 lo abbiamo ereditato dal precedente Governo e abbiamo la necessità di analizzarlo in ogni sua parte prima di riconsiderarlo. Si tratta ad ogni modo di un dossier complesso, che può consentire all’industria nazionale di svolgere un ruolo non secondario. Potrebbe esserci una diluizione nel tempo degli acquisti, in maniera da ottenere risorse impiegabili anche su altri tavoli tecnici, ma è un’opzione ancora da valutare.

Quali sono i progetti e le priorità di difesa a breve termine del governo Conte?

Ogni cambio di rotta deve essere graduale riportando la credibilità del Paese ai livelli più alti. Il ministro Trenta ha intenzione di incontrare a breve le due commissioni Difesa di Camera e Senato per dettare le nuove linee di azione. Si parla già di cambiamenti. Abbiamo iniziato a trattare temi che per troppo tempo sono stati considerati tabù, dai sindacati all’uranio impoverito, dal diritto alla salute a quello di migliori condizioni di vita per i militari e i civili che devono riuscire a conciliare lavoro e famiglia. Quello che più mi preme è far conoscere il mondo della Difesa, far conoscere ciò che fanno queste donne e questi uomini in uniforme in tante occasioni impegnati lontano da casa e dalle famiglie, molto spesso in condizioni proibitive. Per questo da settembre inizierò un’intensa attività di informazione e diffusione della cultura della Difesa e della Sicurezza coinvolgendo i vertici delle Forze Armate. Contrasto al terrorismo internazionale, sicurezza cibernetica, ricerca e sviluppo di nuove tecnologie per la Difesa, missioni internazionali, sviluppo di innovative capacità di intelligence, saranno tutti temi che mi vedranno in prima linea. L’ottima intesa con il ministro Trenta e in particolar modo con il sottosegretario Raffaele Volpi ci ha portati poi a fare importanti ragionamenti sulla voglia di far nascere in futuro una cabina di regia, magari presso la Presidenza del Consiglio, per creare il “Sistema Paese”.

Nella scorsa legislatura lei è stato, tra le altre cose, componente della Commissione Difesa della Camera da parlamentare dell’opposizione. Come valuta la Difesa italiana vista dall’interno e dall’altro lato della barricata?

Mi sono insediato da esattamente un mese e posso confermare che le risorse che ho trovato all’interno del Ministero della Difesa sono di una qualità altissima, parliamo di persone capaci di lavorare ai più alti livelli tecnici, in lingua straniera e dopo anni di attività operative e manageriali. Dopo il generale Claudio Graziano, attuale capo di Stato Maggiore della Difesa e presto presidente del Comitato Militare dell’Ue, il generale Paolo Serra e il generale Luciano Portolano, toccherà al generale Stefano Del Col prendere il comando di Unifil. A lui vanno le mie congratulazioni.

A proposito di nomine, nei prossimi mesi, precisamente a novembre, si dovrà scegliere il nuovo capo di Stato Maggiore della Difesa. Qual è l’orientamento del Governo? Dopo il generale Graziano, proveniente dall’Esercito, sarà garantito l’avvicendamento non scritto con un alto ufficiale proveniente da un’altra forza militare?

Ritengo giusto che ci sia una certa ciclicità. E se dovesse essere il momento dell’Aeronautica, penso sia corretto che questo avvicendamento si realizzi.

Al vertice i l ministro della difesa Trenta ha proposto di considerare, nel 2% di spese per la difesa in rapporto al Pil, anche quelle in cyber security. Qual è il senso della proposta e quale è stata la risposta da parte degli alleati?

La risposta è stata positiva. Ciò consentirà di rafforzare la sicurezza interna e quella degli Alleati. Si tratta di un investimento che interesserà sia il settore civile sia quello militare. La dimensione cyber è trasversale ad ogni ambito e può essere il volano per un rilancio dell’industria tecnologica della Difesa che ha come ricaduta la maggior sicurezza del nostro Paese. Da anni è evidente la mancanza di una vera strategia industriale, carenza incontrovertibile determinata anche dall’assenza di un gruppo dirigente politico capace di elaborare una visione geopolitica e di sviluppo industriale all’altezza delle complessità che il mercato della difesa e dell’innovazione tecnologica si portano dietro. Abbiamo iniziato a lavorare con passione e decisione proprio per invertire questa tendenza e per costruire quel “Sistema Paese” tanto spesso nominato, ma mai realmente concretizzato. Personalmente ho particolarmente apprezzato la richiesta del ministro Trenta. Sono sensibile a questo argomento e ho chiesto al ministro di assegnarmi una delega specifica per la trattazione delle problematiche relative alla sicurezza cibernetica. Ritengo che in questo ambito siamo in ritardo di almeno 10 anni a causa della poca attenzione nello sviluppo di una adeguata diffusione della cultura della sicurezza a tutti i livelli.

ultima modifica: 2018-07-14T16:00:52+00:00 da Michele Pierri

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