Le due mezze opposizioni di Pd e Fi non bastano. Parla Della Vedova (+Europa)

Le due mezze opposizioni di Pd e Fi non bastano. Parla Della Vedova (+Europa)
Conversazione con il coordinatore nazionale di +Europa, già parlamentare di lungo corso e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova

Trovo abbastanza bizzarre le persone che si sorprendono e gli imprenditori che si lamentano. O meglio li capisco.  Ma non comprendo lo stupore“. Benedetto Della Vedova non ha dubbi: il governo gialloverde si sta comportando esattamente com’era nelle attese. Semmai, a suo avviso, il punto è un altro. “Le politiche di questi primi mesi sono all’insegna dell’autolesionismo assoluto: fanno male all’Italia“, ha commentato in questa conversazione con Formiche.net l’ex parlamentare di lungo corso e sottosegretario agli Esteri dei governi guidati da Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Da qualche settimana Della Vedova è stato eletto coordinatore nazionale di +Europa – il movimento europeista fondato insieme ai radicali di Emma Bonino - che dopo il voto del 4 marzo si sta andando a strutturare come un partito vero e proprio. Con un obiettivo in particolare: costruire un’alternativa chiara e riconoscibile al governo pentaleghista che “si muove nel solco della potente ideologia della chiusura, del protezionismo e dell’antieuropeismo“.

Della Vedova, perché parla di autolesionismo a proposito delle scelte del governo guidato da Giuseppe Conte?

Semplice, perché non fanno l’interesse nazionale. Anzi. Pensi all’immigrazione: questo governo è amico dei nemici dell’Italia, di coloro che non vogliono una politica europea per i flussi migratori. Mi riferisco a Viktor Orban, agli austriaci o al ministro degli Interni tedesco Horst Seehofer: tutte persone favorevoli a chiudere il Brennero e le frontiere e contrarie a un’ampia assunzione di responsabilità in materia da parte dell’Unione europea.

Però dal governo rivendicano, invece, di aver finalmente reso europea la questione migranti. Non è così?

Assolutamente no, non è vero. Quando sono arrivati loro c’era il minimo di sbarchi ma hanno montato, con una campagna isterica, un’emergenza invasione che non esiste. E hanno creato tensioni di ogni tipo in Europa. Preferiscono che l’attenzione resti sull’immigrazione piuttosto che sul futuro del Paese che dipende dalla competitività, dalla crescita e dal commercio internazionale. E qui siamo al secondo elemento di autolesionismo.

Quale?

Spalleggiare una politica protezionista e promettere il boicottaggio di accordi commerciali come quello con il Canada, che sono positivissimi. Per un Paese esportatore, fatto di piccole e medie imprese con vocazione all’export, gli accordi internazionali stipulati dall’Unione Europea sono una vera manna: consentono un commercio internazionale basato sulle regole e non sulla potenza. Esattamente ciò di cui abbiamo bisogno. I dati dimostrano che la parte migliore dell’economia italiana dipende dall’export ma loro riescono comunque a essere contrari. Dunque non fanno l’interesse dell’Italia. Sui dazi sono anti-italiani.

Pensa che le politiche economiche di questo governo, a partire dal Decreto Dignità, possano alla lunga risultare indigeribili per una parte della Lega? In fondo il partito di Matteo Salvini rappresenta pur sempre il nord produttivo…

Il voto alla Lega è stato ideologico come quello ai cinquestelle. Il protezionismo e la cancellazione della Legge Fornero erano nel programma di Salvini: chi lo ha votato, non l’ha fatto certo per l’economia. Mi pare chiaro che il Nord Est di tutto abbia bisogno salvo che di guerre commerciali. Quello del governo è un programma economico “scassa-conti”. E scassare i conti non credo possa essere nell’interesse di alcun imprenditore. Questa è la ragione per cui stiamo lavorando alla costruzione di un’alternativa netta.

Ma come si fa opposizione al tempo del sovranismo al governo? Per adesso non sembra affatto che i partiti usciti sconfitti dalle elezioni del 4 marzo ci stiano riuscendo…

Oggi è evidente che lo scontro non sia più tra destra e sinistra come lo abbiamo conosciuto fino a qualche anno fa. C’è un blocco sovranista e populista, anti-europeo, pro-russo e anti-libero commercio che si è saldato. Di fronte al quale vedo solo due mezze opposizioni: Forza Italia che sembra voler fare l’opposizione a Di Maio ma non a Salvini e un bel pezzo della sinistra alla Lega ma non al MoVimento 5 Stelle. Per il governo è una situazione perfetta.

La scomparsa dell’opposizione la preoccupa?

Certo, moltissimo. Per questo ce ne stiamo occupando insieme a Emma Bonino e a tutti coloro che si riconoscono in +Europa. Senza tentennamenti e senza i complessi che gli uni e gli altri hanno nei confronti di questo governo. Certo abbiamo una forza parlamentare numericamente esigua. Ma vogliamo occuparci del governo del futuro, dell’Italia che sarà. Non di un’improbabile ritorno al passato.

Come si inizia a costruire l’alternativa di cui parla?

Partendo dagli ideali, dai temi e dalle politiche concrete. Noi vogliamo un’Italia europea in un’Europa forte. Loro un’Italia sola in un’Europa debole. Se vogliamo conservare il nostro Paese per come lo conosciamo, abbiamo bisogno dell’Europa.

A che punto siete con l’organizzazione di +Europa?

Ormai abbiamo intrapreso la via del partito politico a tutto tondo: la prossima settimana lanceremo il primo step della campagna di iscrizioni e a gennaio si svolgerà il primo congresso. Questa volta avremo più tempo a disposizione, per proporci, per fare campagna elettorale in vista delle elezioni europee e per diffondere le nostre idee che sono contrapposte a quelle di chi è oggi in maggioranza. E per spiegare perché la politica anti-europea faccia solo male all’Italia. I temi concreti – l’economia, la sicurezza, il lavoro – vanno affrontati in chiave unitaria per avere successo. E lo stesso vale per i migranti: non c’è una politica europea su questo tema non perché non la voglia l’Europa – la Commissione e il Parlamento – ma perché sono gli Stati membri a essere contrari.

Senta ma con Carlo Calenda com’è finita? Rimane una figura di riferimento per voi?

Ho avuto grande ammirazione per il lavoro che Carlo Calenda ha fatto al governo e ho grande attenzione per quello che sta facendo e deciderà di fare. Non lo tiro per la giacca, deciderà lui. Ma è indubbiamente una personalità cui guardare con assoluto interesse.

ultima modifica: 2018-08-05T12:40:12+00:00 da Andrea Picardi

 

 

 

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: