I gesuiti di Civiltà Cattolica tifano per il Sì al referendum sulla Costituzione

I gesuiti di Civiltà Cattolica tifano per il Sì al referendum sulla Costituzione
Che cosa si legge in un'analisi di padre Francesco Occhetta contenuta nell'ultimo numero della rivista dei gesuiti

Il “successo” del referendum sulla Costituzione è “auspicabile”. Parola della rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica che nell’ultimo numero contiene un articolo – come sempre con il benestare della Segreteria di Stato del Vaticano – favorevole al sì per il referendum sulla riforma costituzionale.

I RIFERIMENTI DEI GESUITI

Civiltà Cattolica promuove dunque la riforma costituzionale targata Renzi e Boschi e auspica di fatto un sì al referendun confermativo del prossimo ottobre. In proposito vengono ricordate le recenti dichiarazioni per il sì anche dell’ex capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e dell’ex premier Enrico Letta. Non solo: viene rammentata anche la frase del presidente della Bce, Mario Draghi, che a Davos ha detto: “Sono i governi a dover fare le riforme tenendo conto del momento economico”. E citato il discorso del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, l’11 febbraio scorso alla Columbia University in cui disse: “Dopo anni di dibattito il Parlamento sta per approvare un’importante riforma della Costituzione, che trasforma il ruolo del Senato da seconda Camera politica – con le medesime attribuzioni della Camera – in Assemblea rappresentativa delle Regioni e dei poteri locali”.

L’ANALISI DI PADRE OCCHETTA

Quello di Civiltà Cattolica – con un’analisi di padre Francesco Occhetta (nella foto) – non è un appello né un’indicazione di voto ma un orientamento per un “discernimento”, parola-concetto con cui i gesuiti non intendono una semplice scelta, ma una decisione ponderata che comporta una assunzione di responsabilità e di coscienza. E’ così che la rivista dei gesuiti al termine di un esame della riforma conclude parlando di “auspicabile successo del referendum”.

IL FUTURO DELLA DEMOCRAZIA

“L’appuntamento referendario – scrive padre Occhetta – è l’occasione per rifondare intorno alla Costituzione la cultura politica del Paese. Non si tratta di un voto favorevole o contrario al governo, ma di qualcosa di più e di diverso, che riguarda l’identità della democrazia che i media e le parti sociali faticano ad affermare come la cultura costituzionale nel dibattito pubblico. Certo, a livello politico il voto avrà conseguenze sul Governo”. Inoltre, rimarca padre Occhetta, “rimangono inviolati i principi e i diritti fondamentali della prima parte della Costituzione; ad essere riformata è invece l’ingegneria costituzionale della seconda parte”.

LUCI E OMBRE

Padre Occhetta, invitando a guardare al contenuto della riforma, di cui passa in rassegna i singoli capitoli, non nasconde che “le ragioni partitiche che dividono rischiano di prevalere sulle ragioni culturali e costituzionali, che possono invece unire”. Comunque, prosegue, si deve tenere presente che “la sfida dovrebbe giocarsi sul piano scientifico e non politico, per confrontarsi serenamente sulle luci e le ombre della riforma”. Civiltà Cattolica indica luci e ombre ma chiaramente indica una prevalenza delle prime auspicando correttivi migliorativi nelle leggi di applicazione e nella riscrittura dei regolamenti parlamentari. Sono comunque ben indicate le ombre. Eccole: “La riforma presenta anche punti che avrebbero potuto essere meglio precisati o previsti. Si nota – sottolinea padre Occhetta – l’assenza delle Regioni a statuto speciale, che sembrano sempre meno giustificate non solo nei costi, ma anche nelle discipline sulle quali legiferano”. Le ombre si allungano anche sull’iter previsto per l’elezione del Presidente della Repubblica: “I quorum scelti dal settimo scrutinio nell’elezione del Presidente della Repubblica per evitare il rischio che venga eletto dalla sola maggioranza comportano però il pericolo opposto, cioè che l’elezione si blocchi, tenendo anche conto delle lezioni di questo inizio legislatura”. Dopo aver messo l’accento sull’errore, Civiltà Cattolica propone quella che sarebbe potuta essere una soluzione alternativa, ossia prevedere “la maggioranza assoluta dei componenti dopo un certo numero di votazioni”. “Il ruolo della Corte – si legge inconclusione – avrebbe potuto essere meglio precisato come importante contrappeso al Parlamento, e sarebbe stato forse utile affidare ai giudici costituzionali il controllo delle elezioni, con la verifica dei poteri, come avviene in molte democrazie avanzate”.

I TRE CRITERI DI OCCHETTA

Ma quali criteri seguire per la scelta del voto? “Va anzitutto compresa la logica referendaria”, sottolinea padre Occhetta, il quale ricorda che “l’elettore è chiamato a dare un giudizio sintetico e globale, avendo presente il testo vigente (quello che sarebbe confermato in caso di successo del No) e quello approvato dalla riforma Boschi (…) Il giudizio sintetico e complessivo risulta non tanto dalla somma di dettagli, ma dalla valutazione della coerenza d’insieme nella volontà di ridurre i problemi esistenti”. Pur senza espressione esplicita, con questo padre Occhetta prende posizione contro le ipotesi di spacchettamento del quesito referendario.

LO SVILUPPO COSTITUZIONALE

Secondo criterio di discernimento è poi indicato nella “coerenza e lo sviluppo costituzionale” valutando se la riforma si muove in una prospettiva di sviluppo e di crescita e non di “inutile demolizione”. Terzo criterio di discernimento è indicato nella “attenzione al merito che va oltre le personalizzazioni e le strumentalizzazioni politiche del testo”. In questa prospettiva padre Occhetta rileva che il testo di riforma rappresenta un “compromesso possibile di elaborazioni politiche diverse” sull’eredità lasciata dalla Commissione di esperti del governo Letta.

LA CONCLUSIONE DEI GESUITI

La rivista dei gesuiti conclude: “Non si farà fatica, seguendo il primato del merito, a provare perplessità non già sulle direttrici di fondo di una riforma per molti aspetti matura da anni, che potranno ispirare ulteriori modifiche incrementali negli anni a venire, ma sui singoli aspetti. Tuttavia, rispetto a tali punti di perplessità, va segnalato che una moderna cultura della ‘manutenzione costituzionale’, senza banalizzare l’importante scelta della revisione, non sacralizza tutte le soluzioni adottate e può comunque consentire, in caso di auspicabile successo del referendum, successive modifiche migliorative che tengano conto delle critiche più motivate”.

ultima modifica: 2016-05-12T17:17:58+00:00 da Niccolò Mazzarino

 

 

 

 

 

 

 

 

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