Ci sarà tanta diplomazia nella due giorni di Papa Francesco al Cairo

Ci sarà tanta diplomazia nella due giorni di Papa Francesco al Cairo
Il punto di Matteo Matzuzzi

Era nell’aria da qualche settimana e sabato, alle 12.00, è arrivata l’ufficialità. Dal 28 al 29 aprile, il Papa sarà al Cairo, in Egitto. Diciassette anni dopo il viaggio nella capitale del più popoloso paese arabo al mondo che compì Giovanni Paolo II. A comunicarlo è stato il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Greg Burke, che ha sottolineato come l’invito sia stato rivolto a Francesco dal presidente della Repubblica, dai vescovi della chiesa cattolica, da Sua Santità Papa Tawadros II e dal Grande imam della moschea di al Azhar, Cheikh Ahmed Mohamed al Tayyeb. Il programma dettagliato sarà diffuso prossimamente.

IL PRECEDENTE DEL 2016

L’invito formale, a ogni modo, era stato presentato al Papa lo scorso 6 febbraio da parte del patriarca Ibrahim Isaac Sedrak e dei vescovi della chiesa di Alessandria in visita ad limina. A scriverlo era stata, su Avvenire, la giornalista Stefania Falasca. Il momento più atteso del viaggio sarà senza dubbio la tappa all’università di al Azhar, la più grande istituzione mondiale dell’islam sunnita. Non sarà il primo incontro tra Francesco e al Tayyeb, che si era recato in Vaticano lo scorso maggio. Allora, il colloquio durò trenta minuti. Padre Lombardi, all’epoca ancora direttore della Sala stampa, spiegò che “i due autorevoli interlocutori hanno rilevato il grande significato di questo nuovo incontro nel quadro del dialogo fra la Chiesa cattolica e l’islam. Poi si sono intrattenuti principalmente sul tema del comune impegno delle autorità e dei fedeli delle grandi religioni per la pace nel mondo, il rifiuto della violenza e del terrorismo, la situazione dei cristiani nel contesto dei conflitti e delle tensioni nel medio oriente e la loro protezione”.

IL GRANDE GELO TRA ROMA E IL CAIRO

L’incontro servì a sancire la fine del gelo che negli ultimi anni aveva sospeso ogni tipo di relazione tra Roma e il Cairo, dopo il “caso” sollevato da al Azhar in merito alla condanna che Benedetto XVI fece nel gennaio del 2011 degli attentati contro i cristiani ad Alessandria. Il Grande imam di al Azhar dichiarò che quelle parole rappresentavano un’ingerenza del Papa negli affari interni egiziani e pretese le scuse immediate del Pontefice. In realtà, la tensione perdurava già da tempo, fin dal discorso che Joseph Ratzinger pronunciò nel 2006 a Ratisbona. Dal 2011 in poi, numerosi sono stati i tentativi di ricucire, e in questo è stata certosina l’opera del cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, diplomatico d’esperienza e profondo conoscitore delle tante e complesse realtà islamiche.

LA LENTA OPERA DI RICUCITURA

Frequenti sono stati i viaggi di delegati del dicastero al Cairo e proprio lo scorso febbraio nella capitale egiziana si è tenuto un seminario sul tema “The role of al Azhar al Sharif and of the Vatican in countering the phenomena of fanaticism, extremism and violence in the name of religion”. A presiedere la delegazione vaticana era Tauran in persona, accompagnato dal segretario del Pontificio consiglio (mons. Miguel Angel Ayuso Guixot), da mons. Khaled Akasheh (capoufficio per l’islam) e dal nunzio mons. Bruno Musarò.

L’ECUMENISMO CRISTIANO

Ma la due giorni papale al Cairo sarà rilevante anche per quanto riguarda i rapporti tra le confessioni cristiane. Non sfugge che proprio in queste settimane si sono moltiplicati nel Sinai gli attacchi jihadisti contro i copti, già duramente messi alla prova lo scorso dicembre con un attentato che ha causato molte vittime nella cattedrale cairota. Si è parlato non a caso (e non a torto) di un nuovo esodo, con centinaia di famiglie costrette a lasciare le proprie case nella penisola affacciata sul Mar Rosso e a trasferirsi nei sobborghi della capitale. Da Ismailia a Qaliubiya, ad Assiout.

IL MARTIRIO E IL TERRORISMO

E’ prevedibile che una delle linee-guida del viaggio papale sarà proprio “l’ecumenismo del sangue” che – più di considerazioni teologiche o politiche – unisce i cristiani sparsi nel mondo e divisi tra confessioni diverse. Come ha già fatto in passato, è assai probabile che Francesco insisterà su questo aspetto, di collaborazione e preghiera per affrontare il male che domina nel mondo. Una traccia utile è riscontrabile in quanto disse a febbraio il cardinale Tauran: “Ci siamo trovati d’accordo nel valutare la gravità della situazione di violenza e anche la necessità di trasmettere valori alle giovani generazioni. Abbiamo cercato insieme le cause della violenza. Tutti ci siamo trovati d’accordo nell’affermare che non è lecito invocare la religione per giustificare la violenza”.

ultima modifica: 2017-03-19T14:35:43+00:00 da Matteo Matzuzzi

 

 

 

 

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