Come va la produzione industriale?

Come va la produzione industriale?
Il commento di Paolo Mameli, senior economist della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, sul dato della produzione industriale

La produzione industriale è rimbalzata dell’1% m/m a febbraio, dopo essere calata di -2,3% m/m a gennaio. Il recupero è stato inferiore al previsto.

Su base annua, l’output è calato a -2% in termini grezzi (da +6% di gennaio), ma è tornato in territorio positivo se corretto per i giorni lavorativi (che sono stati 20 contro i 21 di febbraio 2016), a +1,9% dopo il -0,2% precedente.

Il dettaglio mostra che un significativo contributo negativo è venuto dalla produzione energetica, che è calata di ben -6,2% m/m (dopo sette aumenti mensili consecutivi), viste le temperature superiori alla media registrate nel mese. Pertanto, al netto dell’energia l’output sarebbe cresciuto di 1,5% m/m. Peraltro, si è registrato un calo anche per i beni di consumo (-0,2% m/m, sebbene i durevoli siano cresciuti di +2,9% dopo il -3,8% di gennaio). In deciso aumento (ma si tratta di un recupero solo parziale dopo il calo del mese precedente) sia i beni strumentali che i beni intermedi (+2,9% da -5,6% e +2,2% da -3,3% m/m, rispettivamente).

Oltre all’energia, l’altro freno significativo alla produzione nel mese è venuto dai farmaceutici, in deciso calo sia su base congiunturale (-10,6% m/m) che tendenziale (-5,8% a/a, dopo la crescita a due cifre registrata il mese precedente). In altre parole, al netto di energia e farmaceutici la produzione sarebbe aumentata di 1,8% m/m.

Dei 13 settori manifatturieri, ben 8 fanno ancora registrare una flessione su base tendenziale (corretta per i giorni lavorativi); erano appena uno in più (9) a gennaio. L’unico comparto a evidenziare una crescita annua a due cifre è al di fuori del manifatturiero: si tratta della fornitura di energia (+10,9% a/a, nonostante il calo congiunturale di -6,6% m/m). Anche gli altri comparti in maggiore crescita rispetto a un anno prima sono poco legati al manifatturiero: si tratta della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+4,5%) e dell’attività estrattiva (+4%). Tra i settori manifatturieri più colpiti su base tendenziale troviamo (oltre ai farmaceutici): computer ed elettronica (-5,4%), tessile e abbigliamento (-5%) e apparecchiature elettriche (-4,9%).

In sintesi, nel trimestre (ipotizzando un output invariato a marzo) la produzione è in rotta per una flessione di -0,6% t/t, dopo la crescita di +1% t/t nel 4° trimestre 2016. È possibile un aumento congiunturale a marzo, che farebbe migliorare la variazione trimestrale rispetto a quella “acquisita”. Tuttavia, ancora il mese scorso (e verosimilmente nel mese corrente) il contributo dell’energia potrebbe risultare negativo. Inoltre, l’effetto-Pasqua (in calendario a marzo l’anno scorso e ad aprile quest’anno) potrebbe creare ancora volatilità nel bimestre marzo-aprile.

In altri termini, difficilmente la produzione industriale eviterà una contrazione nel 1° trimestre dell’anno (occorrerebbe un balzo superiore a 1,5% m/m a marzo per vedere un output in crescita nel trimestre), il che significa che l’industria, dopo essere stata il principale motore di crescita nella seconda metà del 2016, non dovrebbe contribuire alla crescita del valore aggiunto a inizio 2017.

Ciò conferma la nostra idea che il PIL possa rallentare nel 1° trimestre 2017 rispetto allo 0,2% t/t fatto segnare a fine 2016; non è anzi da escludere una stagnazione (o al più una crescita di un decimo). Ci aspettiamo in particolare un rallentamento degli investimenti dopo il robusto 1,4% t/t visto nella seconda metà del 2016, mentre è possibile una modesta riaccelerazione dei consumi (a 0,2% da 0,1% t/t); ad oggi è incerto il contributo degli scambi con l’estero, pur in un quadro di crescita significativa, per il secondo trimestre consecutivo, di entrambi i flussi commerciali.

In ogni caso, al di là della volatilità su base congiunturale, la produzione industriale sembra impostata per una tendenza ancora al rialzo nei prossimi mesi, viste le indicazioni chiaramente espansive giunte negli ultimi mesi dalle indagini di fiducia (il morale delle imprese manifatturiere secondo la survey dell’Istat è ai massimi dal 2007). Ciò è coerente con una possibile riaccelerazione del PIL in area 0,3% t/t verosimilmente già a partire dal trimestre primaverile. In altre parole, al momento non vediamo significativi rischi né al ribasso né al rialzo sulla nostra previsione di un PIL in crescita dell’1% medio annuo nel 2017 (in linea con quanto registrato nel 2016).

ultima modifica: 2017-04-10T14:58:46+00:00 da Paolo Mameli

 

 

 

 

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