La questione rifiuti torna a divampare tra voti popolari, polemiche politiche e ricette industriali a portata di mano. Numeri, problemi e soluzioni.

Da un lato c’è chi decide lo stop alla possibilità di trattamento a caldo dei rifiuti, com’è avvenuto in Valle d’Aosta con iun referendum. Dall’altro c’è chi ancora non riesce a intraprendere un percorso per superare l’ombra dell’emergenza, dietro l’angolo a Roma con la chiusura, ormai prossima, della discarica di Malagrotta. E a Napoli la situazione è destinata ad aggravarsi se la spazzatura non potrà più uscire dalla Regione. La questione rifiuti torna a divampare tra voti popolari, polemiche politiche e ricette industriali a portata di mano.

 

Il referendum in Valle d’Aosta

Votando sì al referendum della settimana scorsa, oltre 47mila valdostani (il 94%) hanno di fatto bloccato la procedura per l’affidamento dei lavori di costruzione di un pirogassificatore, un impianto che dalla lavorazione dei rifiuti ottiene combustibili gassosi da ‘spendere’ come risorse energetiche. Questo tipo di consultazione, oltre a imporre un cambio di rotta alla maggioranza regionale (composta da autonomisti e Pdl), ha svolto direttamente una funzione legislativa proponendo e approvando una norma che dovrà essere promulgata entro 10 giorni: è la prima volta che avviene in Italia.

 

Scontro di tesi

Chi ha proposto il referendum, promosso da un ampio cartello di organizzazioni ambientaliste e dalle forze politiche di opposizione (Alpe, Pd, Federazione della sinistra), vede nella raccolta differenziata “spinta” e nel trattamento meccanico-biologico la soluzione alternativa per lo smaltimento delle quasi 80mila tonnellate di rifiuti che ogni anno produce la Valle d’Aosta. Ma per il presidente della Regione, Augusto Rollandin, la strada è in salita: “Ci saranno grosse difficoltà a gestire i rifiuti e tutti, comuni compresi, devono esserne consapevoli”. Sul versante opposto Legambiente, per il quale invece la spesa dell’impianto sarebbe stata “folle e inutile”, mentre quello che va fatto, spiega il vicepresidente dell’associazione Stefano Ciafani, è “contrastare in modo efficace lo smaltimento in discarica” dove finiscono ancora più del 50% dei rifiuti.

 

La situazione a Roma

Di tutt’altro tenore il clima che si respira nella capitale, dove la questione assume sfumature politico-tecniche, ma ancora non si vedono soluzioni al post-Malagrotta. Per scongiurare il rischio di vedere “le strade invase dai rifiuti”, cosa che “l’Italia non può permettersi”, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ipotizza un provvedimento del governo. Guarda invece all’estero, quale soluzione anti-emergenza, il sindaco Gianni Alemanno, sia pure solo come “extrema ratio”. In generale, il quadro preoccupa sufficientemente il dicastero di via Cristoforo Colombo anche perché la questione si lega “alle procedure di infrazione sulle discariche illegali”. Non bisogna dimenticare che la gestione dei rifiuti in Italia è ancora un problema ‘critico’ per molte regioni, tra cui Sicilia, Calabria, e Liguria. E che in queste regioni la discarica è ancora la forma di smaltimento più utilizzata.

 

Lo stato dell’arte in Campania

Anche Napoli trema. Sembra lontana l’emergenza rifiuti in Campania eppure potrebbe riacutizzarsi per via di alcuni codici di classificazione della spazzatura, appesi al filo di una sentenza del Consiglio di Stato. Ovvero: se i rifiuti trattati dagli Stir (impianti di tritovagliatura) dovessero venir considerati come rifiuti solidi urbani e non più come “speciali” (cosa che avviene tuttora) non potranno essere trasferiti fuori regione con un semplice accordo commerciale, ma servirà un’intesa istituzionale tra regioni. Il punto è che al momento la provincia di Napoli non ha alternative al trasferimento dei rifiuti: manca un sito pronto o da attrezzare a stretto giro; alcune realtà non sono autosufficienti; il termovalorizzatore di Acerra ‘brucia’ solo parte dei rifiuti napoletani. Quello che rimane ‘fuori’ da questo ciclo di smaltimento, delle 7.200 tonnellate di spazzatura quotidianamente prodotta in Campania, viene lavorato dagli Stir e, dopo aver ricevuto la classificazione di rifiuto ‘speciale’, varca i confini regionali oppure quelli nazionali andando all’estero.

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