Il leader dell’UKIP andrebbe piuttosto visto come il “Bossi britannico”. Cioè per quella Lega Nord fautrice del ritorno ai valori tradizionali che è arrivata a raccogliere quasi il 20% dei suffragi nel nostro Paese negli anni Novanta.

Il “Partito per la sovranità britannica” (UKIP), diretto da Nigel Farage, è in grande crescita nel Regno Unito ed attualmente raccoglie oltre il 20% dei voti, soprattutto fra i ceti popolari e le famiglie. Secondo quanto ha affermato un noto esperto della politica britannica come William Ward, fra le caratteristiche dell’UKIP che ne stanno facendo un partito vincente vi è anche quella che lo identifica come «l’unico partito contro l’immigrazione e il matrimonio gay» (Quanto di Beppe Grillo c’è in Nigel Farage?, Intervista di Rossana Miranda a W. Ward, in Formiche.net, 17 maggio 2013).

Anche su altri pezzi pubblicati dalla nostra testata on line Farage viene accostato a Beppe Grillo ma, dal punto di vista dell’opposizione al “matrimonio gay”, oltre che per altri suoi aspetti come la battaglia per l’identità e anti-immigrazionista, il leader dell’UKIP andrebbe piuttosto visto come il “Bossi britannico”. Cioè per quella Lega Nord fautrice del ritorno ai valori tradizionali che è arrivata a raccogliere, appunto, quasi il 20% dei suffragi nel nostro Paese negli anni Novanta.

E’ vero che l’UKIP è stato l’unico partito britannico ad opporsi alla proposta legislativa del Governo “Conservatore” di estendere la definizione di matrimonio fino a prevedere le “nozze gay” (cfr. il dossier Same-Sex Marriage) ma, in realtà, come si può leggere anche nel suo sito ufficiale, diversi “Tories” della vecchia guardia non condividono affatto l’orientamento su questo tema più volte manifestato del premier Cameron. Nella “Citazione del giorno” pubblicata oggi da parte di un anonimo “senior Tory” riguardo a quello che si giudica un necessario cambio di rotta del partito sul “matrimonio omosessuale”, infatti, si può leggere: «I parlamentari devono semplicemente farlo perché le associazioni glielo chiedono, e queste stanno letteralmente strabuzzando gli occhi da matti su questa questione» (“Today’s Quote” del 19 maggio 2013). Ma di questo dibattito, perché da noi non se ne parla?

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