La Russia ha da poco stipulato con la Cina un accordo per la fornitura di gas. Un contratto di dimensioni gigantesche per quantità. 180 milioni di metri cubi all’anno. Un accordo trentennale che legherà indissolubilmente due potenze come Russia e Cina in un unico colosso euroasiatico. Non è ben chiaro in che valuta verranno effettuate le transazioni. Perché con quantità in gioco di quest’ordine di grandezza, e che potrebbero anche crescere in funzione dei ritmi di sviluppo della Cina, vanno tenuti sotto controllo gli stress cui le valute, lo juan e il rublo, verrebbero sottoposte nel mercato delle monete. Le implicazioni dal punto di vista monetario e quindi finanziario a livello mondiale sono molto delicate. Ad esempio segnano ineluttabilmente il tramonto del rapporto stretto che aveva dominato la seconda metà del secolo scorso tra prezzo del greggio e dollaro. Sintetizzato nella formula “petroldollaro”. Provando a fantasticare, con la mano che gira e rigira i cents dentro alla tasca dei pantaloni, verrebbe da chiedersi perché non pensare a una moneta unica per tutto l’Occidente. Uno scenario polarizzato tra Est e Ovest, come ai vecchi tempi. Quelli della Guerra Fredda. Qui, in Italia per scendere dalla geopolitica un po’ fantasiosa alla fantasia della commedia, in fondo non siamo alla ricerca di un nuovo boom?

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