L'articolo di Thomas Gryta, Shalini Ramachandran e Rebecca Ballhaus, tratto dal Wall Street Journal e tradotto da Giorgia Crespi

Se riuscirà a superare una serie di ostacoli, tra cui l’eventuale opposizione da parte delle autorità di antitrust statunitensi e le obiezioni di politici e concorrenti nel settore media e telecom, il maxi-accordo da 85,4 miliardi di dollari di AT&T per l’acquisto di Time Warner promette di ridisegnare il panorama media. Anche prima dell’annuncio di sabato sera, membri del Congresso, organizzazioni di settore e il candidato repubblicano alla presidenza Donald Trump esprimevano seri dubbi, sostenendo che la combinazione del portafoglio di milioni di abbonati wireless e pay-tv della telco con la scuderia di reti televisive e programmazione di Time Warner costituirebbe un limite alla concorrenza e un danno per i consumatori. Il tycoon newyorkese ha anticipato che in caso di elezione non darà il proprio imprimatur “per via dell’eccessiva concentrazione di potere nelle mani di troppo pochi”. Anche l’ex candidato presidenziale Bernie Sanders domenica ha invitato l’amministrazione a bloccare la fusione: “Questo accordo implicherebbe un aumento dei prezzi e una riduzione delle possibilità di scelta per il popolo americano”, ha twittato.

All’edizione domenicale di Meet the Press su Nbc, il candidato democratico alla vice-presidenza Tim Kaine ha condiviso “preoccupazioni e perplessità” sollevate dal senatore del Minnesota Al Franken, secondo cui l’accordo potrebbe portare a un incremento dei costi e alla penalizzazione della scelta: “Una minore concentrazione credo sia generalmente utile soprattutto tra i mezzi di comunicazione”.

Gli esperti hanno paragonato il deal all’acquisizione da parte di Comcast di Nbc Universal, avvenuta nel 2011 dopo 13 mesi di revisione. Authority e concorrenti avevano manifestato la preoccupazione che alcune condizioni di governance, come per esempio la necessità per Comcast di non pesare sulle decisioni strategiche del servizio di streaming Hulu, fossero difficili da controllare e far rispettare.
Il ceo di AT&T, Randall Stephenson (nella foto), ha minimizzato le obiezioni presentate da legislatori, politici e gruppi di settore, sostenendo che il connubio tra un fornitore di contenuti e un distributore non aumenta la concentrazione e non è il tipo di operazione che gli enti di disciplina contestano. “Passerà al vaglio di un processo di revisione regolamentare dettato da norme, regolamenti e leggi”, ha chiarito Stephenson in un’intervista, “non posso controllare quello che dicono i politici e la loro opinione al riguardo”.

Domenica scorsa il gruppo tlc ha garantito che avrebbe mantenuto una gestione autonoma delle risorse multimediali di Time Warner, viste le preoccupazioni nutrite dal personale di Cnn che l’indipendenza editoriale potesse essere compromessa. “Cnn è un simbolo americano del giornalismo indipendente e della liberà di parola sancita dal Primo Emendamento. Il mio consiglio e io siamo chiari: Cnn rimarrà completamente indipendente dal punto di vista editoriale”, ha precisato l’ad in una dichiarazione.

Con il ricordo amaro della bocciatura dell’acquisizione di T-Mobile US nel 2011, il colosso di Dallas non è estraneo alla politica di Washington. Infatti, la Political action committee (Pac) interna ha fornito uno dei migliori contributi aziendali. Le domande degli enti di disciplina probabilmente si concentreranno sulla preferenza dei contenuti acquisiti da Time Warner, sull’eventuale aumento dei prezzi o l’ampliamento del terreno di gioco con il contestuale rafforzamento di AT&T, che probabilmente dovrà soddisfare le condizioni stabilite dai revisori antitrust presso il Dipartimento di Giustizia, nonché delle autorità del Federal Communications Commission (Fcc) che condurrà una revisione dell’interesse pubblico della transazione. “Evitare qualsiasi tipo di revisione regolamentare è sempre un vantaggio”, ha ammesso Stephenson, “ma noi non siamo ingenui. Non pensiamo che non accadrà”.

Nel quadro delle elezioni 2016 la Pac di AT&T ha donato un totale di 4,2 milioni di dollari a centinaia di candidati e gruppi di entrambe le fazioni, tra cui 70 mila dollari a un comitato di raccolta fondi congiunto per il presidente della Camera Paul Ryan e un massimo di 5 mila dollari al senatore Chuck Schumer, considerato il probabile successore del leader della minoranza al Senato uscente, Harry Reid del Nevada. Inoltre, è stato anche uno dei principali finanziatori di entrambe le convention politiche, destinando 1,5 milioni di dollari al comitato di accoglienza per la convention democratica e 4,2 milioni di dollari al comitato d’accoglienza per la convention repubblicana.

Stephenson stesso è un sostenitore del Gop di vecchia data. Secondo i registri Federal Election Commission a marzo ha donato 1.000 dollari a Ryan e lo scorso dicembre 30 mila dollari alla Republican national committee. Nel 2012 ha sostenuto Mitt Romney nella candidatura alla presidenza, ma non ha dato un centesimo a Trump. Invece, il registro donazioni del ceo di Time Warner Jeff Bewkes è molto più rado. In base ai documenti Fec, in questa tornata elettorale non avrebbe sostenuto nessun nome.

Le media company e i rivali del settore, come Walt Disney, che sabato hanno chiesto “un attento esame normativo”, faranno pressioni per le condizioni restrittive applicabili dato lo spettro Comcast-NBCUniversal. Tuttavia, dal momento che questo accordo unisce un fornitore di contenuti e un distributore invece di due diretti concorrenti, avvocati, lobbisti e funzionari ritengono improbabile l’ipotesi di cessioni.

La revisione della Fcc potrebbe risultare delicata, soprattutto se gran parte sarà condotta dall’attuale presidente Tom Wheeler, che si è mostrato duro nei confronti dei settori delle telecomunicazioni e del cavo. Persone a lui vicine rimarcano che non dovrebbe essere mal posizionato nel 2017 se Hillary Clinton conquisterà la Casa Bianca.

“AT&T non è nuova alla revisione antitrust del dipartimento di Giustizia e nemmeno all’esame della Fcc, in caso fosse necessaria”, commenta Amanda Aspetta, ex legale della Federal Trade Commission, che ora esercita presso lo studio Hunton&Williams.

Quando ha acquisito una partecipazione di controllo in Nbc Universal, nel 2009 Comcast ha previsto una varietà di concessioni preliminari, tra cui l’incremento della programmazione per bambini, cosa che AT&T ha fatto all’annuncio dell’assorbimento di DirecTV nel 2014, ma non stavolta. Anche Charter Communications, quando si è aggiudicata Time Warner Cable, ha affermato fin dall’inizio che non avrebbe imposto massimali dati ai propri clienti a banda larga o applicato per diversi anni commissioni ai fornitori di contenuti come Netflix per il trasferimento di traffico alla propria rete a banda larga.

A ogni modo, autorevoli voci del settore ritengono che AT&T avrà difficoltà a scrollarsi di dosso le preoccupazioni del Campidoglio sull’eventuale vantaggio dei contenuti Time Warner sulla banda larga wireline e la copertura mobile. Il compito di negoziare con Washington ricadrà su Robert Quinn, recentemente balzato ai vertici delle posizioni policy dell’azienda. Tra le sue vittorie spicca la conduzione della fusione AT&T-BellSouth presso una commissione Fcc composta da due repubblicani e due democratici. L’approvazione è stata unanime. “Lui sa come strappare un accordo”, ha raccontato Sam Feder, managing partner presso Jenner&Block e consigliere generale Fcc.

(Pubblicato su Mf, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi)

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