Chi c'era e cosa si è detto all'evento organizzato dal portale InfoJobs in collaborazione con Samsung, Whirlpool e General Electric

Per trovare lavoro oggi bisogna puntare sul digitale, sia come strumento di ricerca sia in termini di conoscenze che, anche quando la posizione lavorativa non sia incentrata sul profilo tecnico, sono considerate dalle aziende “soft skills”, cioè quel tipo di competenze che migliorano il rendimento del lavoratore all’interno dell’organizzazione aziendale. È quanto emerso dall’incontro fra i direttori del personale, organizzato giovedì 20 ottobre presso la Samsung Arena dallo staff del portale InfoJobs in collaborazione con la stessa Samsung, la Whirlpool e la General Electric. Era solo un’anticipazione del Forum delle risorse umane che si terrà a Milano, nel mese di novembre, ma ha fornito degli spunti interessanti per fare un quadro della situazione su come si stia evolvendo oggi il mondo del lavoro.

Secondo l’Osservatorio InfoJobs sul mercato del lavoro in Italia, rispetto ai primi sei mesi del 2015, le offerte di lavoro totali sono cresciute del 13 per cento, con particolare riferimento al segmento della consulenza manageriale, che arriva a rappresentare nel primo semestre dell’anno il 18,4 per cento del totale degli annunci di lavoro (+99,5 per cento rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno). Gli altri due gradini del podio sono occupati da Ict e telecomunicazioni, che si confermano quindi tra i comparti guida del mercato del lavoro in Italia, con una quota rispettivamente del 17,8 per cento e del 13,9 per cento delle offerte. Al quarto posto si posiziona il settore commercio, distribuzione e Gdo con il 10,5 per cento del totale degli annunci. Si riscontra, invece, un calo nel settore di pr e marketing in cui la quota, rispetto al primo semestre 2015, si è ridotta rispettivamente al 5,2 per cento per pr ed eventi e al 3,9 per cento per marketing e pubblicità.

Ha detto Giuseppe Bruno general manager di InfoJobs: “Nel corso del primo semestre 2016, il nostro Osservatorio ha registrato una prosecuzione dei segnali incoraggianti già messi in luce durante lo scorso anno”. Ha aggiunto Bruno: “I dati evidenziano anche una richiesta sempre crescente delle competenze digitali, che continuano a rappresentare un requisito fondamentale e differenziante per tutti i professionisti in quanto sono chiamati a gestire, direttamente o indirettamente, attività e processi caratterizzati da un alto livello di digitalizzazione. Sono viste inoltre come un importante driver di crescita e differenziazione, elemento fondamentale per il successo delle aziende in un mercato sempre più competitivo”. Da questo punto di vista ha specificato Elmira Habazaj, che è l’account manager di InfoJobs, cioè la figura che si occupa di tenere i contatti con i clienti, bisogna considerare come gli stessi giovani in cerca di nuove opportunità lavorative non siano preparati a utilizzare correttamente lo strumento del digitale: “Presentano le candidature tramite il nostro portale per posizioni lavorative in aziende di cui non conoscono l’attività, senza nemmeno informarsi bene su quali siano gli incarichi previsti dalla posizione per cui si sono candidati. Per questo riceviamo feedback negativi sui candidati da parte dei nostri clienti. Basterebbe che i giovani in cerca di un lavoro, anziché accettare a scatola chiusa un’opportunità, semplicemente cliccando su un link di offerta, si informassero tramite internet sulle reali necessità di un’impresa e su cosa essa faccia esattamente, in modo tale da non presentarsi al colloquio impreparati, come invece spesso gli succede”

È intervenuto l’ad di General Electric Sandro De Poli, secondo il quale “l’Italia ha intrapreso un percorso di cambiamento, una serie di riforme che la stanno rendendo un Paese molto più competitivo e attrattivo”. Ha continuato De Poli: “Noi siamo una società ad alta tecnologia che da qualche tempo cerca sistematicamente profili tecnici, come gli ingegneri. E il livello dei laureati in ingegneria in Italia è molto alto. Io non riesco ad appassionarmi al discorso della fuga dei talenti. Se li prendono gli altri perché sono bravi. Vedo piuttosto gente che ha successo, in altri Paesi, dove riesce magari a complementare la formazione. L’Italia è il secondo paese manifatturiero d’Europa e non può sottrarsi dalla sfida di giocare nel settore dell’industria 4.0. Penso che quello che è stato fatto all’interno della legge di stabilità del 2017 con il piano 4.0 sia qualcosa di fatto bene, perché stimola l’investimento, ma non lo fa dal 2017 al 2030, lo fa, invece, dal primo gennaio, in modo tale che chi voglia beneficiare dell’incentivo fiscale previsto debba investire, spendendo i soldi previsti dal piano. Questo determinerà un grosso impulso verso gli investimenti e i miglioramenti infrastrutturali delle aziende. Penso che il Jobs Act porterà a un beneficio nel medio termine, tuttavia parto da un presupposto: io rappresento un gruppo che non ha aspettato una legge per cambiare strategie di gestione del personale, bensì si è attenuta alle normali regole di gestione dinamica di un’azienda e nei due scorsi anni ha continuato ad assumere: ci sarà sempre gente che entra e gente che esce. Anche la discussione sull’articolo 18 era veramente poco appassionate, in quanto l’articolo 18 non ha impedito di fare quel che bisognava fare per la normale gestione aziendale. Il quadro ora è più semplice di prima: lo si può fare in maniera molto più diretta e trasparente. Il nuovo piano per l’industria 4.0 è ottimale perché conviene allo stato: si parla di un mancato incasso di imposte se qualcosa viene fatto, mentre se non viene fatto nulla il costo è zero. È un investimento intelligente, anche perché non si ha un beneficio nei dodici mesi successivi, ma lo si raccoglie nei tre-quattro anni successivi. Ci sono già state in questo Paese iniziative a supporto dell’investimento privato e dell’industria, come la legge Sabatini degli anni Ottanta. Però, in questi casi, quando veniva aperta la finestra, la capacità economica imposta finiva sempre ben prima della chiusura della finestra stessa, per cui voleva dire che quando veniva dato lo strumento l’imprenditore tendeva a volerne beneficiare”. Fare esperienza all’estero conviene e diventa anche una buona referenza curriculare, ha concluso De Poli, raccontando che in certi settori, come il suo, è normale. Le opportunità non mancano. Tra l’altro Ge ha di recente avviato un programma di dualismo scuola lavoro con gli istituti tecnici della Toscana, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, e pare che già questa soluzione formativa stia dando i suoi frutti.

Dicevamo che il digitale dilaga e diventa una conoscenza utile per essere preferiti da un’azienda in sede di colloquio. Tuttavia non si ha ancora una percezione chiara di cosa significhi digitalizzare i processi, come ha raccontato Antonio Bosio, product & solution director di Samsung. Bosio ha mostrato una lunga serie di processi che possono essere resi più funzionali con gli strumenti elettronici, a cominciare dalla condivisione online di documenti che possono essere aggiornati in tempo reale in sede di teleconferenza, una modalità di lavoro già in vigore da tempo nelle grandi aziende strutturate ed evolutasi con l’era del clouding, fino a una frontiera poco conosciuta e poco esplorata: quella della sicurezza sul lavoro. Gli smartwatch e le app diventano la risorsa tecnologica a supporto di quella umana nel futuro. È anche una visione dell’automazione e del controllo differente dal solito: negli ultimi tempi si è sempre parlato di hi-tech come robotica in grado di sostituire l’umano all’interno delle industrie. Invece, in questo caso, la tecnologia riporta l’uomo al centro del sistema produttivo, allontanando l’informatica dalla produzione di automi al limite della fantascienza e avvicinandola alle necessità del lavoratore. Insomma, le tante app che ormai sono diffusissime nei cellulari e negli smartwatch di comune uso, soprattutto fra i giovani, tanto che si parla di generazioni native digitali, non serviranno più soltanto per migliorare la vita quotidiana privata, bensì entreranno a pieno ritmo anche in quella lavorativa. Per fare un esempio pratico, una app della Samsung è in grado di far suonare un allarme nello smartwatch quando il lavoratore si avvicina troppo a cavi in tensione (come in una cabina elettrica), oppure può comunicare all’azienda, sollevandola dalle responsabilità legali, se il dipendente abbia correttamente indossato i dispositivi di sicurezza obbligatori in cantiere, attraverso un protocollo di certificazione digitalizzato. Altri applicativi riguardano la domotica, che si applica anche in ambito industriale per diversi fini, come, tra i vari, il controllo degli accessi. Certo, ha insistito Bosio “non si può parlare di digitale, di cambiamento e di innovazione, se non si rivede l’intero processo produttivo. Se tutto non viene digitalizzato, avere a disposizione degli strumenti come tablet, smartphone e smartwatch è completamente inutile”.

Parlando di digitale, vediamo quindi quali sono le categoria dei candidati iscritti sulla piattaforma InfoJobs che hanno un’esperienza lavorativa in ambito Ict nel primo semestre 2016: lo sviluppo software, con il 18 per cento sul totale, rimane la specializzazione con la percentuale più alta. A seguire analisi (12,8 per cento) e telecomunicazioni (12,6%). Ci sono poi hardware, reti e sicurezza (12,4 per cento), e amministrazione di sistema (10,7 per cento). La provenienza dei candidati iscritti su InfoJobs alla ricerca di un impiego nei settori dell’innovazione conferma ancora Lombardia e Lazio ai primi posti con rispettivamente il 24,7 per cento e il 16,9 per cento del totale candidati, seguite da Campania e Piemonte, entrambe con l’8,8 per cento ed Emilia-Romagna (7,5 per cento).

Questo invece il frazionamento per regione nella richiesta di posizioni lavorative in Ict da parte delle aziende: la Lombardia, con il 37 per cento dell’offerta nazionale, si conferma al primo posto seguita dal Lazio (20,8 per cento) e dall’Emilia Romagna, che sale al terzo posto, con una quota del 9,8 per cento del totale. Seguono il Veneto (9,3 per cento) e il Piemonte (7 per cento), che chiude la top 5.

Insomma, se non siete pratici di digitale e volete riciclarvi nel mondo del lavoro è bene che vi aggiorniate, lo stesso se siete imprenditori e volete restare sul mercato, divenuto sempre più aggressivo e competitivo con lo strumento dell’Ict. Parafrasando quello che si diceva una volta ai giovani appena entrati nelle multinazionali americane, si potrebbe dire “welcome in the-new- working world”. Il nuovo mondo lavorativo che ha raggiunto il 3.0 dal punto di vista di internet e il 4.0 da quello industriale.

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