L'approfondimento di Andrea Affaticati

Mercoledì 2 novembre: il ministro dell’Interno Thomas de Maiziere,  la ministra per il Lavoro Andrea Nahles e quello per la Salute Hermann Gröhe sono convocati nell’ufficio di Angela Merkel. Lì, alle ore 11 in punto, il comitato dei saggi consegnerà loro il rapporto 2016/2017 relativo all’economia del Paese e agli sviluppi futuri. Una convocazione che ricorda un po’ la distribuzione delle pagelle a fine anno. E quelle di quest’anno non sono proprio soddisfacenti, anzi, scrive il quotidiano Süddeutsche Zeitung, sottolinea con un’urgenza “raramente adottata in passato” la necessità di cambiare passo, di interventi capaci di dare una spinta più decisa e incisiva alla crescita  economica della Germania. Non a caso il titolo del rapporto è “Tempo di riforme”.

Secondo i cinque membri del comitato, il governo “non ha saputo mettere a frutto lo sviluppo economico degli ultimi anni né attuare le riforme necessarie”. Inoltre, alcune misure, come l’introduzione del salario minimo per tutte le categorie, avrebbero nuociuto alla competitività del Paese. E in futuro il governo dovrà molto più orientarsi “sulla competitività e le capacità di sviluppo dell’economia tedesca”.

I saggi in questione sono: Christoph M. Schmidt, presidente dell’istituto di ricerca economica Rheinisch-Westfälisches Institut für Wirtschaftsforschung; Peter Bofinger docente di economia all’università di Würzburg; Lars P. Feld direttore del Walter Eucken Instituts; Isabel Schnabel, docente di macroeconomia finanziaria all’università Friedrich-Wilhelm di Bonn; Volker Wieland, docente di Economia Monetaria alla Goethe Universität di Francoforte.

Premesso che il giudizio espresso dal rapporto è frutto della maggioranza e non dell’unanimità dei componenti e dunque c’è anche chi dissente (tra questi sicuramente Bofinger, da sempre paladino di una linea meno rigorista), la ricetta proposta dagli stessi è, per dirla figurativamente una “Schäuble alla seconda”. Cioè prevede una politica ancora più indirizzata all’austerità.

I saggi sono, infatti, contrari a stimoli alla crescita ricorrendo alla spesa pubblica. Al pari del delle Finanze anche loro sostengono: niente nuovi debiti. Se il bilancio dovesse rivelare temporanei cuscinetti, questi non vanno usati per investimenti/spese strutturali. Gli investimenti pubblici devono essere finanziati esclusivamente con risorse ottenute risparmiando altrove. Per stimolare/attirare investimenti privati invece, lo strumento migliore è quello dello sgravio fiscale. Per questo oltre alla riforma dell’imposta sul reddito e quella sull’impresa bisognerebbe finalmente attuale quella relativa alla “kalte Progression”, cioè lo scatto automatico dell’aliquota in caso di aumento di stipendio (il che spesso non solo annulla il beneficio, ma lo trasforma addirittura in un aggravio economico). A dire il vero, Schäuble ha sempre indicato l’abolizione della “kalte Progression, come una delle priorità in materia fiscale. Stupisce dunque che negli anni non se ne sia fatto nulla, considerando che ai socialdemocratici è invece riuscito a far passare il salario minimo.

I saggi affrontano anche il tema pensioni, molto attuale nel dibattito pubblico concentrato in primo luogo sul rischio povertà in vecchiaia. Per contrastare questo pericolo il rapporto consiglia di adattare l’età pensionabile alle aspettative di vita e di facilitare, anzi, incentivare l’accantonamento sui due pilastri previdenziali, quello pubblico e quello privato.

Infine, il rapporto consiglia di procedere più decisamente nel riformare il terziario, facilitando e sburocratizzando l’accesso al settore e sostenendo e incentivando la libera professione.

Al netto di queste raccomandazione, ancora tutte da mettere in pratica, il Pil è previsto crescere quest’anno dell’1,9 per cento e l’anno prossimo dell’1,3 per cento.

Per quel che riguarda l’eurozona poi, il comitato raccomanda meno barriere, meno chiusure verso accordi commerciali transatlantici.

Mentre la Süddeutsche pone l’attenzione più sulle raccomandazioni al governo, la Frankfurter Allgemeine Zeitung sottolinea le critiche che il rapporto rivolge alla Bce. A iniziare dall’eccesso di liquidità dovuta alla politica dei tassi di interesse, ora pari a 0. Una politica che non ha più senso “alla luce della ripresa in atto”. Che rischia di mettere progressivamente a repentaglio la stabilità finanziaria dei mercati e addirittura “l’intero progetto europeo”. Un progetto già messo fortemente sotto pressione dall’esito del referendum britannico, dalla crisi economica. C’è bisogno anche qui di riforme strutturali profonde e si vuole che l’Ue sia in grado di sopravvivere.

Ma mentre i media riprendono e mettono in evidenza i punti più importanti delle 500 e passa pagine di cui si compone il rapporto, senza ancora valutarne veramente il significato e la portata, una reazione di dura e vibrata protesta è venuta invece immediatamente dalla confederazione dei sindacati tedeschi. In un nota ufficiale il DGB attacca l’idea di continuare lungo la strada dell’austerità. Secondo la confederazione sindacale bisogna fare l’esatto opposto: “Solo se si chiude una volta per tutte con l’idea dell’indebitamento pubblico pari a zero è possibile incentivare la crescita economica”. Seguire le indicazioni del rapporto non farebbe altro che bloccare ulteriormente gli investimenti in Germania, destabilizzare l’Europa e aumentare le diseguaglianze sociali. E sempre riguardo all’Europa il DGB lamenta che non solo il rapporto non riserva proposte veramente nuove, ma al contrario “critica le poche iniziative politiche che hanno evitato negli ultimi anni un ulteriore inasprimento della crisi economica: la politica monetaria della Bce e la cauta presa di distanza di alcuni paesi dal dogma dell’austerità”.

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