Il commento dell'economista Giuseppe Pennisi

Il vice presidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis sta rilasciando interviste a destra ed manca (quotidiani di vari Stati dell’Unione, televisioni e via discorrendo) per diffondere ottimismo (in queste settimane ce ne vuole una buona dose) e delineare un percorso verso il completamento dell’unione bancaria tramite la costruzione della terza gamba, ossia la garanzia comune dei depositi in conto corrente sino a cento mila euro.

La proposta che la Commissione ha lanciato con grande fanfara è una Comunicazione della Commissione dal titolo Verso il completamento dell’unione bancaria. Siamo, quindi, all’inizio di una processo che si presenta lungo e farraginoso. La Comunicazione dovrà essere discussa dagli Stati membri (è in una stesura che potrà avere analisi solamente informali in seno all’Ecofin) e dal Parlamento Europeo. Se si troverà un consenso sui suoi lineamenti di fondo, la Commissione dovrà redigere bozze di direttive e regolamenti che verranno esaminati dai Ministri economici e finanziari. Nonostante si sia all’inizio, non è, però, materia da prendere sottogamba, come è stato fatto per altri aspetti dell’unione bancaria sui quali abbiamo ratificato accordi intergovernativi che avrebbe richiesto alcuni anni di transizione prima di essere applicati al settore creditizio italiano.

La Comunicazione della Commissione ha come obiettivo quello di ridurre i rischi nelle e per le banche e viaggiare, in questo modo, verso la garanzia unica dei depositi in conto corrente, tranquillizzando quei governi e quegli istituti timorosi di dover pagare, o fare pagare ai loro contribuenti per il management scapestrato di istituti di altri Paesi meno virtuosi. In essenza, per ridurre i rischi di crisi bancarie, vengono introdotti nuovi requisiti di capitale e nuovi limiti all’impiego della leva finanziaria, riducendo, al tempo stesso, gli oneri amministrativi sugli istituti di più piccole dimensioni.

Ciò comporta modifiche ad alcuni strumenti di base dell’unione bancaria quali i regolamenti e le direttive sui requisiti di capitale, il regolamento sul meccanismo per le risoluzione bancarie e la direttiva sul riassetto e la risoluzione bancaria. La Comunicazione, il cui testo integrale è disponibile dal 24 novembre sul sito dell’Unione Europea, è dettagliata, un’indicazione che bozze di regolamenti e direttive sono già ad un avanzato stadio di stesura. Sarebbe interessante sapere se i nostri Ministeri dell’Economia e delle Finanze e degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionane, nonché la Banca d’Italia, sono stati coinvolti nella preparazione della Comunicazione, come pare lo siano stati rappresentanti ed esperti di altri Stati membri. Se non lo sono stati è bene che si siano una mossa sia per incidere all’inizio del processo sia perché, come dice un proverbio britannico, il diavolo di nasconde nei dettagli.

L’obiettivo del rafforzamento degli istituti (e di misure speciali per quelli di piccole dimensione) sono senza dubbio ineccepibili. E’ da dubitare, però, che siano tali da fare cambiare l’opinione sulla garanzia comune per i depositi in conto corrente a Germania, Olanda e altri Paesi nordici.

Tuttavia, il difetto principale della Comunicazione e che guarda a ieri ed a dopodomani e non ai problemi che ha oggi il sistema bancario europeo con crediti incagliati ed inesigibili pari al triplo di quelli di ogni altra aerea continentale, contornati da un debito pubblico che nell’eurozona ha raggiunto, nel giro di pochi anni, il 91, 5% del Pil (132, 4% per l’Italia), In effetti, le misure proposte avrebbero rafforzato il sistema bancario europeo prima della crisi del 2007/8 oppure qualche dopo il suo superamento. Adesso si pongono come obiettivo da perseguire una volta domati i crediti incagliati o inesigibile ed il debito sovrano.

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