Si avvicina l’ennesima scadenza fiscale del periodo pre-natalizio ed 16 dicembre proprietari ed utilizzatori di immobili saranno chiamati al versamento del saldo IMU e TASI.

Pochi giorni fa la CGIA di Mestre ha pubblicato uno studio evidenziando il carico fiscale relativo imposte immobiliari per imprenditori e proprietari di immobili commerciali quantificandolo in 5 miliardi di Euro totali ed richiamando l’attenzione sull’incremento spaventoso generato dal binomio IMU-TASI rispetto la rimpianta ICI sostituita a partire dal 2012.

Il dato sconcertante rilevato dalla CGIA, ma noto da tempo a proprietari ed operatori del mercato, va a quantificare in media gli incrementi delle imposte sul mattone rispetto al 2011 con aumenti superiori al 140% per uffici e botteghe, a circa il 100% in più per alberghi, capannoni ed opifici. Inutile dire che raddoppiare un’imposta “fissa” sugli immobili quando gli introiti prodotti dal godimento degli stessi si riducono sempre di più, sia a causa della crisi economica generale, sia per lo stesso carico fiscale aumentato a dismisura, sembra più un accanimento sul settore immobiliare ormai quasi paralizzato e trattato dal Governo di turno come la prima e più facile risorsa come da cui attingere, piuttosto che una scelta di politica economica ponderata e volta all’equità sociale.

In vista della scadenza di venerdì è quindi opportuno non perdere di vista le esenzioni previste dal Legislatore che, oltre alla più conosciuta relativa dell’abitazione principale, ne ha strutturate altre due; la prima riduce IMU e TASI del 25% per coloro che hanno locato il proprio immobile a canone concordato, la seconda invece sconta le imposte del 50% per gli immobili di interesse storico ed artistico, quelli inagibili e quelli dati in comodato tra genitori e figli.

L’agevolazione per il comodato genitori-figli, normatizzata a livello nazionale dal 2016, è però concessa a condizione che il contratto di comodato sia registrato all’Agenzia delle Entrate (il costo dell’operazione è di 200 Euro esclusi bolli) e che il proprietario dell’immobile possieda una sola abitazione, o due abitazioni ma nello stesso Comune.

Casistica di estremo interesse nel nostro Paese e caratterizzata da un isterico e continuo intervento normativo è anche quella relativa ai terreni agricoli. Rispetto al 2015 vengono esentati tutti i terreni ubicati in comuni montani identificati nella vecchia circolare del Ministero delle Finanze del 1993 eliminando così la discriminante tra comuni montani e parzialmente montani mentre, come lo scorso anno, risultano esentati anche tutti quei terreni posseduti o condotti da coltivatori diretti o IAP. Fuori dal calcolo anche i terreni dei comuni delle isole minori e quelli ad immutabile destinazione agrosilvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile mentre rimangono imponibili ad aliquota ordinaria le aree edificabili.

Ottima notizia per le imprese invece è l’esenzione da IMU sia per gli immobili merce, ovvero quelli costruiti o ristrutturati dalle imprese proprietarie  e destinati alla vendita, sia per gli imbullonati ovvero quei macchinari che risultano parte dell’immobile stesso e ne andavano ad aumentare il valore catastale (per gli immobili di categoria catastale D ed E).

E’ bene ricordare che, per non incorrere in sanzioni ed in casi estremamente particolari perdere anche le agevolazioni concesse, entro il 30 giugno va presentata presso il comune di riferimento la dichiarazione IMU in tutti i casi  però in cui il comune stesso non è in possesso delle informazioni utili per verificare la corretta applicazione dello sconto.

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