L'intervento di Marco Bindelli, amministratore delegato ai rapporti con il Movimento del Credito Cooperativo della BCC di Civitanova Marche e Montecosaro

Il 9 febbraio scorso, presso il Grand Hotel Passetto di Ancona, Cassa Centrale Banca (Ccb) ha concluso il road show nazionale di presentazione alle Banche di credito cooperative italiane del proprio progetto di costituzione del Gruppo bancario cooperativo (Gbc), introdotto con la legge di riforma n. 49/2016 che ha convertito, con modificazioni, il decreto legge 14 febbraio 2016 n. 18.

L’incontro, al quale non hanno partecipato i rappresentanti della Federazione marchigiana del credito cooperativo e che ha visto invece la presenza di due Fondazioni bancarie fortemente danneggiate dalle disavventure delle casse di risparmio della regione, ha consentito ai rappresentanti delle dodici Bcc marchigiane presenti di prendere visione del progetto e permetterà agli stessi di assumere correttamente e consapevolmente, come suggerito dall’Organo di vigilanza con lettera del 4 gennaio scorso (qui l’articolo di Formiche.net), le imminenti delibere di scelta per uno dei due costituendi Gbc nazionali (Iccrea o Ccb) cui dovranno obbligatoriamente aderire.

L’AUMENTO DI CAPITALE DI CCB

L’evento di Ancona ha rappresentato l’occasione per condividere con le banche presenti i principali aspetti di attuazione della riforma e della costituzione del nuovo Gbc, oltre che per chiarire definitivamente gli aspetti legati all’aumento di capitale di Ccb in grado di condurre al superamento della soglia patrimoniale di un miliardo richiesta dalla legge di riforma.

Premesso che l’appartenenza a uno dei costituendi gruppi (Ccb, Iccrea o quello provinciale delle Raiffeisen) comporterà, anche per effetto delle garanzie incrociate, la messa a disposizione del gruppo dell’intero patrimonio di ciascuna Bcc, appare evidente che la sorte di ciascuna banca dipenderà dall’andamento, dalla competitività e dall’efficienza delle altre banche, della capogruppo e dell’intero gruppo, ivi comprese le società strumentali e di servizi che saranno incluse nel perimetro di consolidamento del gruppo stesso. Su questo aspetto il gruppo Ccb, le cui società di servizi sono da tempo abituate a confrontarsi con il mercato, può ostentare, indubbiamente, un vantaggio importante derivante dalla propria storia fatta di risultati economici e di crescita in costanza di distribuzione di dividendi realizzati nell’ultimo decennio, tra l’altro senza aver mai fatto ricorso ad aumenti di capitale.

Sia nel corso della presentazione del progetto sia della conferenza stampa, il presidente di Ccb, Giorgio Fracalossi (nella foto), ha spiegato che l’aumento di capitale necessario per arrivare alla soglia di un miliardo verrà sottoscritto dalle Bcc che presentano un’eccedenza di patrimonio e che sarà richiesto in proporzione a tale eccedenza, mentre per quelle deficitarie potrà essere versata una piccola quota per consentire loro di poter diventare socie della capogruppo. La conseguenza sarà quella di avere una capogruppo partecipata prevalentemente da banche virtuose e con forti eccedenze patrimoniali, a prescindere dalla loro dimensione, e che l’intero gruppo, in base a stime effettuate tenendo conto delle banche che hanno già inviato la propria manifestazione di interesse a Ccb, potrà diventare uno dei gruppi bancari più solidi d’Italia, con oltre 700 milioni di free capital, che si articolerà in più di 1200 filiali e con 7.600 dipendenti capaci di garantire sviluppo del territorio e sostegno a famiglie e piccole-medie imprese.

DZ BANK E LE RISORSE UMANE DEL GRUPPO CCB

Ribadito nuovamente da Fracalossi, nel corso dell’incontro marchigiano, quanto già anticipato da Formiche.net (qui l’articolo a firma di Gianluca Zapponini) circa la diluizione del capitale di Dz Bank (attualmente socia al 25%), togliendo quindi un elemento di critica ai denigratori del progetto trentino in merito alla presenza di un azionista di riferimento estero.

Particolare approfondimento è stato dedicato dai vari esponenti di Ccb anche alla flessibilità o bassa rigidità del costituendo gruppo che, in considerazione del ridotto numero di risorse attualmente impiegate, sarà costretto, con ogni probabilità, ad assumere personale dipendente per assolvere adeguatamente ai propri doveri di direzione, coordinamento e controllo.

LA GUERRA DEI NUMERI

Come evidenziato da Mf (in edicola venerdì 10 febbraio 2017 oppure online per gli abbonati) sembrerebbe iniziata la guerra sul numero delle Bcc che avrebbero preaderito ai due costituendi gruppi nazionali.

Anche su questo punto, l’evento di Ancona ha permesso a Ccb di ribadire che le preadesioni ricevute superano le cento unità e che i nomi delle banche che hanno inviato la manifestazione di interesse sono stati resi noti anche all’Organo di Vigilanza, essendo stati a quest’ultimo trasmessi il 30 gennaio scorso in occasione della comunicazione formale della candidatura a rivestire il ruolo di capogruppo di Gbc nazionale. Fracalossi ha tenuto anche a precisare che si sta attendendo l’adesione di una quindicina di Bcc che, al momento, si sarebbero espresse a favore di Ccb.

Annunciato, inoltre, sempre nel corso della riunione tenuta al Grand Hotel Passetto di Ancona, l’invio, per questa settimana, di una lettera a tutte le Bcc che hanno siglato le preadesioni contenente la richiesta di formalizzare entro fine marzo l’approvazione da parte del consiglio di amministrazione di un impegno vero e proprio di adesione al progetto di costituzione del Gbc, impegno che sarà ovviamente condizionato alla eventuale ratifica da parte dell’assemblea dei soci di ciascuna Bcc chiamata a deliberare l’approvazione del bilancio 2016.

LA POLEMICA SUL FONDO TEMPORANEO E SU FEDERCASSE

Infine, non poteva mancare a margine dell’incontro di Ancona il riferimento alle vicende del Fondo temporaneo ex art. 2-bis Legge n.49/2016.

Fracalossi, interpellato sui malumori espressi all’interno del movimento per alcune scelte di intervento effettuate dal Comitato di gestione del Fondo, ha auspicato che le risorse del Fondo (ossia delle Bcc) vengano utilizzate “cum grano salis” e ha affermato: “Il Fondo da un punto di vista pratico è come se fosse un gruppo unico che addebita i costi a tutto il sistema”, di conseguenza, ora che è stata formalizzata la costituzione di due Gbc nazionali, sarebbe opportuno effettuare “una mappatura dei casi di Bcc in difficoltà per poi ragionare sugli interventi con il minor apporto di capitale possibile”.

Appare evidente che le polemiche sul Fondo temporaneo sono destinate ad aumentare fino a quando la composizione del Comitato di gestione del Fondo stesso non sarà riequilibrata a favore di Ccb, posto che, al momento, la stragrande maggioranza dei suoi componenti risulta espressione di Federcasse, notoriamente schierata a favore dell’altra candidata capogruppo nazionale, ossia Iccrea.

Una lotta che si è ora trasferita anche sul versante associativo a seguito della recente mancata nomina di Diego Schelfi a vice presidente vicario di Federcasse; ente che, ad oggi, nonostante l’avvicendamento nella presidenza tra Alessandro Azzi, in carica da venticinque anni, e Augusto Dell’Erba, non sembra affatto disposto a evolvere verso quel ruolo super partes di rappresentanza a livello nazionale (senza indebite interferenze sulla pianificazione strategica, sulla gestione operativa e sulle funzioni di controllo del gruppo), così come auspicato anche dal governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel corso delle Considerazioni finali della relazione annuale 2015.

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