Il costo standard: uno strumento per l’autonomia e la libertà delle scuole

Il costo standard: uno strumento per l’autonomia e la libertà delle scuole
È la contemporanea presenza di tre libertà – di insegnare, di istituire scuole e di scegliere i luoghi dell’istruzione – che conferisce carattere pluralistico al sistema scolastico delineato dalla Costituzione. L'intervento di Suor Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche

Lo Stato non può reggere finanziamenti aggiuntivi per la scuola. Proprio per questo motivo la soluzione, per evitare il tracollo della scuola pubblica, sia statale che paritaria, è il costo standard di sostenibilità per allievo, che è cosa diversa dal costo medio ricavato empiricamente dalla serie storica delle spese sostenute, derivanti anche da una gestione poco efficiente.

Come si è cercato di dimostrare scientificamente e in maniera più ampia e argomentata altrove, è necessario porre al centro lo studente, individuando un costo standard di sostenibilità (declinabile in convenzioni, detrazioni, buono scuola, voucher, ecc.) da applicare ad ogni allievo della scuola pubblica italiana, sia statale che paritaria, compresa nel Sistema Nazionale di Istruzione. In questo modo si realizzerebbe la libertà di scelta educativa in un pluralismo formativo, non soltanto a costo zero, ma con un miglioramento dell’offerta educativa. L’aspetto decisivo del costo standard, infatti, sta nel riconoscere concretamente la titolarità, in ambito educativo e formativo, della persona e della famiglia e nell’accrescere il potere della domanda rispetto all’offerta scolastica garantita.

Il finanziamento alle scuole – tramite la famiglia – trova fondamento non nel sostegno diretto a “imprese private”, ma nel fatto che lo Stato ha riconosciuto costituzionalmente e con la L. 62/2000 il diritto dei genitori alla scelta educativa in una pluralità di offerta formativa pubblica e garantita, che può essere, come per la Sanità, a gestione statale o non statale. Infatti “pubblico” non è sinonimo di “statale”.

Il costo standard, riconosciuto come “quota capitaria” spettante all’alunno e alle famiglie, che lo assegnano alla scuola prescelta, si fonda sul diritto inviolabile della libertà di scelta educativa. Come dire che il finanziamento spetta all’allievo e alla famiglia e, di conseguenza, è assegnato alle scuole pubbliche – statali o paritarie – in quanto servizio scelto dalla famiglia stessa.

Ripercorrendo le modalità di finanziamento della scuola in Italia, emergono l’incapacità di consentire la libertà di scelta educativa della famiglia e la tendenza a utilizzare misure palliative con finanziamenti sporadici alla scuola pubblica paritaria, concessi non in quanto scuola scelta dalle famiglie in nome della loro titolarità educativa, bensì in relazione alla natura giuridica della scuola stessa (Onlus, fondazione, ente non commerciale, cooperativa, ecc.). Inoltre, negli anni seguiti all’emanazione della legge sulla parità, gli interventi di finanziamento sono stati assai incerti nei tempi di erogazione e nel quantum. Nel corso degli ultimi dieci anni, le risorse destinate alle scuole paritarie – complessivamente poco più dell’1% della spesa Miur per l’istruzione, a fronte di una percentuale di allievi dieci volte superiore – non solo non sono sostanzialmente aumentate, ma hanno subito vari tagli. È invece evidente che la scuola pubblica paritaria non solo non rappresenta un costo, bensì risulta un finanziatore eccellente che fa risparmiare allo Stato circa 6 miliardi di euro annui.

Un aspetto interessante è che le rette versate dalle famiglie che scelgono la scuola pubblica paritaria sono di gran lunga inferiori alla corrispondente spesa che lo Stato sostiene per un allievo della scuola pubblica statale. Si può ricordare in merito il Decreto del 26 giugno 2014 del Ministero dell’Economia sul pagamento dell’Imu, che ha introdotto il Corrispettivo Medio (CM), dichiarando che, se esso è inferiore o uguale al costo medio per studente, l’attività didattica può ritenersi svolta con modalità non commerciali e, quindi, non assoggettabile a imposizione. Le scuole paritarie gestite da enti non commerciali, che richiedono rette inferiori al costo medio sostenuto dallo Stato per i vari gradi scolastici, possono quindi godere della esenzione Imu. Per verificare la sussistenza di tale requisito è stato utilizzato un criterio innovativo: il confronto tra le rette medie chieste alle famiglie dalle scuole paritarie e il “costo medio per studente” sostenuto dallo Stato per gli alunni della scuola statale. Un confronto che ha confermato il dato.

Già dal 14 gennaio 2017, con decreto del Presidente del Consiglio è stata approvata – a norma del decreto legislativo n. 216 del 2010 – la “Nota metodologica relativa alla procedura di calcolo per la determinazione dei fabbisogni standard ed i coefficienti di riparto dei fabbisogni stessi per le funzioni fondamentali dell’istruzione, del territorio, dell’ambiente, dei trasporti, nonché per altre funzioni generali delle province e delle città metropolitane”. D’ora in poi, quindi, si dovrà individuare e tener conto dei costi standard, anche nell’ambito dell’istruzione pubblica.

Spesa per studente per tipo di scuola

Uno sguardo fuori d’Italia ci è consentito dalla rilevazioni dell’Ocse e mostra che: a) Norvegia, Finlandia, Slovacchia e Svezia sono i Paesi dove l’accesso alle scuole gestite sia dallo Stato che da privati è ugualmente garantito dal punto di vista del finanziamento per singolo studente; b) Francia e Danimarca sono nella media Ocse e Ue, con un gap di circa 4.000 dollari a favore delle scuole statali; c) Italia, Regno Unito, Usa e Lussemburgo registrano un crescente gap di finanziamento pubblico alle scuole paritarie (6.700-13.800 dollari). L’analisi conferma l’eccezionalità italiana in termini di disparità e di discriminazione della famiglia all’atto della scelta fra scuola pubblica statale e scuola pubblica paritaria.

L’andamento delle iscrizioni negli ultimi anni rivela inoltre come la fatica delle famiglie a sostenere il costo della retta stia determinando un calo importante di allievi nella scuola paritaria, con la diminuzione di oltre 120.000 alunni tra il 2010-11 e il 2015-16, confermando quanto il vincolo economico incida sempre più sul pluralismo formativo e sulla libertà di scelta educativa.

Peraltro si constata che l’aumento degli alunni con disabilità e stranieri nelle scuole pubbliche paritarie risulta costante e particolarmente significativo nella scuola primaria e secondaria di II grado, come riconosce lo stesso Miur: «Osservando il sistema scolastico tenendo conto della gestione, emerge che, nel decennio considerato 2005-2015, gli alunni con disabilità nelle scuole statali sono aumentati del 40,6%, arrivando, nell’a.s. 2014/2015, a circa 219 mila unità. Per le scuole a gestione non statale si è registrata una crescita del 30,8% rispetto all’a.s. 2004/2005; nelle scuole paritarie, in particolare, il numero degli alunni con disabilità sale del 62%», nonostante che i finanziamenti ministeriali e degli enti locali per la disabilità siano insufficienti. Inoltre negli ultimi cinque anni la quota di non italiani iscritti in istituti paritari è cresciuta del 16,6%. Tale aumento si verifica nonostante non siano previsti contributi statali per l’in­tegrazione degli studenti stranieri.

Alla luce dei dati disponibili, il costo standard di sostenibilità per studente, fattore di efficienza e sostenibilità, si riconferma come il solo anello mancante che, consentendo alla famiglia di scegliere, può innescare una sana concorrenza tra le scuole del Sistema Nazionale di Istruzione, sotto lo sguardo garante dello Stato. Ben venga, pertanto, anche la detrazione fiscale nel breve periodo, purché si perfezioni speditamente verso il costo standard per allievo, introducendo il quale sarà possibile accompagnare le scuole verso la riqualificazione delle risorse e l’acquisizione di competenze di riorganizzazione amministrativa e gestionale, per rendere sostenibile la buona scuola di qualità, ma senza sprechi.

Costo standard di sostenibilità per studente: caratteristiche e cifre

Il costo standard va inteso come “portafoglio a disposizione dell’allievo”, come quota capitaria che permetta una scelta libera della scuola senza costi economici aggiuntivi per la famiglia. Non si tratta di aggiungere una nuova spesa per lo Stato, ma di impiegare in modo più efficace e moderno quella attuale. La proposta libererebbe risorse pubbliche per addirittura 17 miliardi di euro all’anno, pari a un risparmio di imposta annuo per ogni cittadino di circa € 400, peraltro ricollocabili in altra forma nel sistema scolastico. Costo standard non significa rendere uniforme la scuola, ma, al contrario, considerarne l’autonomia e le specificità.

Il parametro di finanziamento costo standard deve essere:

  • correttamente finalizzato, cioè capace di sostenere le sfide (attuali e future) della “buona scuola”: quindi non può coprire solo le urgenze;
  • diverso per ogni grado di scuola;
  • diverso per ciascuna tipologia di studente; per gli alunni portatori di handicap occorrerà prevedere uno specifico costo standard che tenga conto delle difficoltà loro e dei loro docenti;
  • costruito non in astratto, ma partendo da bilanci di esercizio concreti e da processi “viventi” delle organizzazioni scolastiche italiane;
  • costruito sulla base di processi (standard) complessivi che non includono solamente il momento formativo in sé, ma tutta la relazione educativa con lo studente e con la famiglia;
  • capace di indurre nelle scuole naturali atteggiamenti (virtuosi) di sana imprenditorialità (sviluppo di adeguate iniziative di raccolta fondi privata e di attività integrative non curricolari);
  • un parametro di “sostenibilità delle scuole” e non di “sopravvivenza”: gestire realtà scolastiche costrette a vivere in condizioni di costanti perdite economiche porta inevitabilmente i gestori a concentrarsi sull’aspetto economico, anziché su quello educativo;
  • tale da favorire gli assetti scolastici più efficienti e soprattutto gli studenti più bisognosi e fragili;
  • costruito assumendo anche una qualche forma (limitata e relativa) di compartecipazione alla spesa da parte delle famiglie italiane che accedono al servizio pubblico scolastico, statale e paritario, tenendo comunque sempre conto della presenza di cittadini meno abbienti, come già avviene per la sanità.

Il costo standard dovrebbe essere continuamente affinato (specie durante la prima fase di sperimentazione), e tenere conto anche dei diversi livelli di qualità e innovazione raggiunti dalle diverse scuole. Esso comprende tutti i costi per una buona scuola: assicurazione, docenti retribuiti secondo il Ccnl statale, dirigenti, collaborazioni, manutenzioni ordinarie, accantonamento manutenzioni straordinarie, interessi passivi, riscaldamento, pulizia, personale di coordinamento, progetto lingua straniera, progetto disabilità, progetto Dsa, comunicazione, segreteria, amministrazione, cancelleria, formazione del personale docente, investimento standard in tecnologia, interessi passivi per investimento acceso per la tecnologia, progetto integrazione alunni stranieri, manutenzione spazi esterni scolastici, ecc. Restano esclusi dal calcolo: mensa, trasporto, attività extracurricolari (che restano a carico delle famiglie), eventuali costi di costruzione di una scuola nuova, interventi di manutenzione straordinaria eccedenti lo standard (che restano a carico delle amministrazioni locali).

La Tabella 1 mostra i possibili costi standard calcolati (nell’anno scolastico 2014-15) per diverse tipologie di scuola.

Tabella 1 – Quantificazione del costo standard per alunno in alcune tipologie di scuola

Tipologia di scuola Classe senza alunni disabili Classe con alunno disabile
Famiglia
non bisognosa
Famiglia
bisognosa
Famiglia
non bisognosa
Famiglia
bisognosa
Scuola dell’infanzia efficiente (più di 3 sezioni) 3.201,73 4.573,91 3.758,71 5.369,58
Scuola dell’infanzia non efficiente (fino a 3 sezioni) 2.881,56 4.116,52 3.382,84 4.832,63
Scuola primaria efficiente (più di 5 classi) 3.395,84 4.851,19 3.952,81 5.646,87
Scuola primaria non efficiente (fino a 5 classi) 3.056,25 4.366,07 3.557,53 5.082,18
Scuola sec. di I grado efficiente (più di 3 classi) 4.878,23 6.968,90 5.494,33 7.849,04
Scuola sec. di I grado non efficiente (fino a 3 classi) 4.390,41 6.272,01 4.944,90 7.064,14
Biennio Liceo scientifico efficiente (più di 5 classi) 4.300,51 6.143,58 4.948,39 7.069,13
Biennio Liceo scientifico non efficiente (fino a 5 classi) 3.870,46 5.529,22 4.453,55 6.362,21
Triennio Liceo scientifico efficiente (più di 5 classi) 4.516,47 6.452,10 5.164,35 7.377,64
Triennio Liceo scientifico non efficiente (fino a 5 classi) 4.064,82 5.806,89 4.647,91 6.639,88
Biennio Liceo classico efficiente (più di 5 classi) 4.300,50 6.143,58 4.948,38 7.069,12
Biennio Liceo classico non efficiente (fino a 5 classi) 3.870,45 5.529,22 4.453,54 6.362,21
Triennio Liceo classico efficiente (più di 5 classi) 4.588,45 6.554,93 5.236,33 7.480,47
Triennio Liceo classico non efficiente (fino a 5 classi) 4.129,61 5.899,44 4.712,70 6.732,42
Biennio Liceo linguistico efficiente (più di 5 classi) 4.300,50 6.143,58 4.948,38 7.069,12
Biennio Liceo linguistico non efficiente (fino a 5 classi) 3.870,45 5.529,22 4.453,54 6.362,21
Triennio Liceo linguistico efficiente (più di 5 classi) 4.516,47 6.452,09 5.164,34 7.377,63
Triennio Liceo linguistico non efficiente (fino a 5 classi) 4.064,82 5.806,88 4.647,91 6.639,87

Gli importi in tabella saranno versati dallo Stato in base al numero di studenti effettivamente iscritti alla scuola. Si noti che il costo individuato per ciascun corso presenta delle proprie specificità, al contrario dell’attuale spesa pubblica dello Stato per gli allievi che frequentano la scuola statale, che risulta omogenea e asettica. Così, corsi professionali e istituti tecnici, per le loro specifiche esigenze tecnologiche, avranno costi diversi rispetto a quelli sostenuti per i licei. Senza dubbio, comunque, la serietà e l’efficienza delle scuole attirerebbe gli sponsor e le donazioni di materiale scientifico di altissimo livello.

L’introduzione del costo standard di sostenibilità per allievo, e la conseguente attuazione della libertà di scelta educativa, garantirebbe anche un risparmio certo per le casse pubbliche, persino nell’ipotesi che lo Stato italiano decidesse di spendere per l’istruzione di tutti gli studenti il costo standard per studente pieno, escludendo una qualsiasi compartecipazione delle famiglie (un risparmio di ben 2,8 miliardi di euro annui).

In estrema sintesi, è la contemporanea presenza di tre libertà – di insegnare, di istituire scuole e di scegliere i luoghi dell’istruzione – che conferisce carattere pluralistico al sistema scolastico delineato dalla Costituzione. Le prime due libertà apparirebbero svuotate di contenuto senza la terza, quella cioè della scelta della scuola pubblica – statale o paritaria – da frequentare.

ultima modifica: 2018-08-19T14:00:21+00:00 da Suor Anna Monia Alfieri