Uranio impoverito e Forze armate. L’iniziativa di Trenta che piace a Di Maio

Uranio impoverito e Forze armate. L’iniziativa di Trenta che piace a Di Maio
Uno studio caso per caso e un tavolo tecnico che coinvolga i principali attori competenti. È la proposta, plaudita da Luigi Di Maio, lanciata dal ministro della Difesa sulla questione dell’uranio impoverito

“Gli interventi del ministro della Difesa Elisabetta Trenta sul tema dell’uranio impoverito e della salute dei nostri militari meritano il plauso di tutti”. Così si è espresso il vicepremier Luigi Di Maio, commentando la recente iniziativa per un tavolo tecnico avviata dalla titolare di palazzo Baracchini su quella che è “una battaglia storica del Movimenteo 5 Stelle”.

LA VICENDA

Lo scorso febbraio, non senza perplessità di diversi esperti e addetti ai lavori, veniva pubblicata la Relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito. Approvata a maggioranza dei suoi membri (dieci favorevoli e due contrari), il documento individuava un nesso di causalità tra esposizione all’uranio impoverito e le patologie di militari impiegati in missioni di guerra, pur se le Forze armate hanno dichiarato più volte di non aver mai acquistato o impiegato munizioni contenenti uranio impoverito. Ad ogni modo, oggi come allora, tra le forze politiche più sensibili alla questione c’è il M5S che, giunto al governo, non dimentica uno dei suoi pallini dei tempi dell’opposizione.

LA PROPOSTA DI TRENTA

Per dar seguito alle promesse elettorali, pochi giorni fa il ministro Trenta ha ricevuto a via XX Settembre Domenico Leggiero, responsabile dell’Osservatorio militare che dal 1999 si occupa di uranio impoverito, comunicandogli “di aver chiesto all’Avvocatura generale dello Stato un resoconto complessivo su tutte le pendenze giudiziarie in corso”. L’obiettivo, ha spiegato il ministro, è “approfondire ogni singolo caso separatamente, perché ogni caso ha le sue specificità”. Ad oggi, ha aggiunto. “sul tema c’è stato un silenzio spaventoso e questo non è più accettabile”. Occorre “rompere questo silenzio e affrontare una problematica che c’è, esiste, e che oggi la Difesa, sotto la mia guida, ha inserito tra le sue priorità, nell’ambito dei provvedimenti a tutela del personale e della salute dei nostri militari”.

UN TAVOLO TECNICO A PALAZZO BARACCHINI

“Parallelamente allo studio dei casi – ha rimarcato la Trenta – sarà avviato un tavolo tecnico che vedrà coinvolti i principali attori competenti sulla materia”. Difatti, ha ricordato, “la commissione di inchiesta parlamentare si è pronunciata con delle conclusioni chiare e inequivocabili, che come governo abbiamo il dovere di considerare”. L’impostazione adottata dal ministro sembra comunque voler tenere conto anche delle numerose critiche che erano giunte nei confronti della Relazione, la quale, secondo alcuni, peccava di riferimenti scientifici chiari.

LE PAROLE DI DI MAIO

In ogni caso, l’iniziativa del ministro della Difesa è piaciuta al vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio. “È un argomento su cui per anni i precedenti governi hanno fatto spallucce, noi invece lo abbiamo affrontato immediatamente avviando un tavolo tecnico che servirà a regolamentare la materia e a tutelare i nostri uomini e le nostre donne in uniforme”, ha scritto su Facebook il numero uno del Mise. D’altra parte, “è una battaglia storica del Movimento 5 Stelle e ne vado fiero”.

ultima modifica: 2018-11-28T09:26:04+00:00 da Luigi Romano

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