Così Salini e Fincantieri hanno vinto la gara per il ponte di Genova

Così Salini e Fincantieri hanno vinto la gara per il ponte di Genova
Vince la cordata di Stato, che raggruppa anche Italferr. Adesso bisogna lavorare sui costi e sui tempi, anche se per Toninelli non si può andare oltre fine 2019

Salini-Fincantieri-Italferr per il nuovo ponte Morandi di Genova. A meno di un mese dalla consegna delle buste con le offerte delle imprese in gara (qui l’articolo di Formiche.net con tutti i dettagli), arriva il nome della società incaricata di ricostruire il ponte genovese a quattro mesi dal crollo del 14 agosto, costato la vita a oltre 40 persone. Sarà dunque la cordata formata da Fincantieri-Salini Impregilo a ridare a Genova una delle sue infrastrutture principali, sotto l’insegna della società partecipata al 50% da ambedue i gruppi, denominata Per Genova.

Fino all’ultimo il sindaco di Genova e commissario Marco Bucci ha tentato di coinvolgere anche l’altra cordata guidata dal gruppo Cimolai (che aveva presentato un progetto che, almeno a livello tecnico, era stato molto apprezzato dalla commissione che ha selezionato i progetti presentati), ma non è riuscito ad arrivare ad un’intesa con l’altra cordata concorrente. Era per la verità il sogno dello stesso Bucci, che alla fine ha dovuto arrendersi all’orientamento del governo, che non ha caldeggiato il doppio affidamento. E così, alla fine, delle 22 proposte arrivate alla struttura commissariale per la ricostruzione del ponte Morandi, ne è rimasta solo una.

In queste ore i contatti con Palazzo Chigi e il dicastero delle Infrastrutture sono stati febbrili per chiudere il cerchio. E, come detto, la scelta è caduta sulla cordata che vede Fincantieri tra i protagonisti. L’obiettivo di Bucci, che ha trattato sino a notte fonda era quello di evitare ricorsi di tipo e, ovviamente, eventuali ritardi nella ricostruzione del viadotto che, secondo alcune stime, costerà circa 470 milioni di euro, mentre quelle ufficiali del progetto Salini-Fincantieri parlano di 220 milioni. Soldi che, a giudizio del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli e dello stesso esecutivo, dovrebbero essere pagati da Autostrade ma che lo Stato è pronto ad anticipare qualora la società del gruppo si opponga.

Non è un mistero che il commissario punti a riunire sotto uno stesso cappello la cordata che gestisce la demolizione (Fagioli-Omini-Vernazza-Ireos e altri) e chi dovrà occuparsi di ricostruire. Ma l’esperienza del piano di demolizione (elaborato da 10 aziende poi rimaste in cinque) dimostra che sino all’ultimo potrebbero esserci sorprese. Di sicuro il timing è serrato. Il governo punta a completare la ricostruzione entro fine 2019, per inaugurare il nuovo ponte a inizio 2020. Da definire rimane anche il ruolo di Renzo Piano: al suo disegno si è ispirato il progetto di Salini-Fincantieri, ma il commissario vorrebbe coinvolgere l’archistar anche in un ruolo ufficiale nella ricostruzione. In fin dei conti il vicepremier Luigi Di Maio e il ministro Toninelli hanno sempre assicurato che la ricostruzione avrebbe avuto un’impronta statale.

Lo stesso viceministro alle Infrastrutture, Edoardo Rixi, ha spiegato come il Ponte Morandi “sarà ricostruito bene e rapidamente, e soprattutto da imprese italiane. Il commissario straordinario, che è anche il sindaco di Genova, tiene conto dei tempi di realizzazione e del fatto che ci debba essere una ricaduta importante a livello locale. Genova ha vissuto un momento assolutamente difficile anche dal punto di vista occupazionale, e noi ci aspettiamo che ci siano scelte che aiutino la citta'”, ha detto. “Renzo Piano è genovese e quindi gioca in casa”.

ultima modifica: 2018-12-18T15:34:52+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

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