La Francia ha i suoi difetti, ma farle la guerra non conviene. Parla Sommella

La Francia ha i suoi difetti, ma farle la guerra non conviene. Parla Sommella
Intervista al giornalista e saggista esperto di Europa. Cercare la rissa con Parigi potrebbe essere strategicamente sbagliato perché l'Italia ha bisogno dell'Europa e del mercato unico. E comunque meglio tenersi pronti a eventuali rappresaglie francesi

C’è un male oscuro in Europa che ogni tanto torna in superficie, mettendone a rischio la tenuta. Lo scontro in atto tra Italia e Francia rivela una fragilità dell’architettura comunitaria che sarebbe bene non sottovalutare, visto e considerato che si tratta di due Paesi tradizionalmente amici. Roberto Sommella, giornalista e saggista, autore di diversi volumi sull’Europa e i suoi mali, non si sottrae alla richiesta di una lucida analisi della situazione.

Sommella, lo scontro tra Italia e Francia ha mostrato al mondo tutta la fragilità dell’Europa. Qual è oggi il male oscuro dalla quale l’Unione non riesce a liberarsi?

L’Europa ha evidenti problemi di integrazione e di rischio in prospettiva di secessione tra Ovest ed Est, ma voglio fare una domanda a tutti gli euroscettici: senza l’Unione Europea che certezza abbiamo che questo scontro tra Francia e Italia non sarebbe degenerato in qualcosa di peggio? Mettiamo in fila la chiusura delle frontiere, lo scontro sui migranti a Ventimiglia, le polemiche sul colonialismo, il caso Fincantieri e il richiamo dell’Ambasciatore a Parigi. Non sono certo che senza la partecipazione all’Ue queste cose sarebbero state recuperabili.

Che cosa vuole dire?

Che bisogna ricordarsi della storia che abbiamo alle spalle, delle guerre, dei morti. Non è retorica, dobbiamo essere tutti preoccupati. Senza buoni rapporti tra Francia, Germania e Italia l’Europa torna indietro di 70 anni.

La crisi italo-francese non rischia in qualche modo di rafforzare ulteriormente quel direttorio franco-tedesco che da quasi venti anni detta legge in Europa?

Non c’è dubbio e l’accordo di Aquisgrana lo dimostra. Parigi e Berlino sono pronte ad andare avanti nell’Europa a due velocità. Con le loro regole. Ma questo non significa che l’Italia si debba tirare indietro dal sentiero riformista. Servono molte cose e servono soprattutto a noi che abbiano un debito altissimo…

Faccia un elenco.

Lo scomputo dal deficit delle spese per investimenti, l’emissione di Eurobond, un Tesoro unico e una banca centrale prestatrice di ultima istanza. Noi italiani non possiamo lasciare l’azione agli altri. E poi voglio aggiungere una cosa che in pochi ricordano: senza l’appoggio della Francia Mario Draghi non sarebbe presidente della Bce e forse non avremmo avuto il QE…

Dunque?

Fare la guerra (a parole) alla Francia, che ha i suoi difetti, strategicamente non conviene.

La politica inevitabilmente impatta sulle grandi partite industriali: Fincantieri-Stx, ma anche Alitalia. Dobbiamo aspettarci delle rappresaglie?

Temo di sì. L’economia francese è molto diversa dalla nostra, lo Stato ha una forte presenza nelle aziende, i francesi possiedono ormai molti marchi italiani. Questo braccio di ferro non porta nulla di buono. I francesi sono antagonisti nell’economia ma noi abbiamo dalla nostra un sistema industriale di piccole e medie imprese molto competitivo. Dobbiamo preservarlo perché è la nostra forza, il nostro export, io nostro cuore.

Insomma, è bene tenersi pronti.

Non escludo che il governo italiano possa erigere barriere anti-scalate. Staremo a vedere ma una cosa è certa. Dobbiamo restare aggrappati al mercato unico, il nostro naturale sbocco.

Sommella, lei ha scritto un volume sull’Europa arrabbiata (Gli arrabbiati, ndr) con un altro pezzo di Europa. Che cosa rappresentano oggi i gilet gialli?

I gilet gialli sono un movimento carsico nato in modo spontaneo e alimentato però in maniera misteriosa. Oggi non sappiamo chi ci sia dietro, eviterei qualsiasi endorsement. Ricordo che lo stesso Eliseo alle prime manifestazioni fece filtrare il fatto che considerava quelle proteste di stampo golpista. Poi smentirono ma la cosa mi ha colpito molto.

Golpe o non golpe in Europa c’è chi non è contento…

Gli arrabbiati in Europa sono anche coloro che non scendono in piazza, quelli che hanno perso il lavoro, coloro che guadagnano meno di dieci anni fa, i tanti che hanno paura che la loro azienda chiuda per il dominio dei nuovi monopoli digitali. Si tratta di oltre cento milioni di persone che rischiano di scivolare nella soglia di povertà e di esclusione sociale. Una situazione molto pericolosa. Per tutti.

 

 

ultima modifica: 2019-02-10T10:20:29+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

 

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