Muro Messico-Usa. La Camera vota contro lo stato d’emergenza richiesto da Trump

Muro Messico-Usa. La Camera vota contro lo stato d’emergenza richiesto da Trump
La Camera vota per revocare lo stato di emergenza invocato da Trump per ottenere i fondi del Muro. La palla passa al Senato controllato dai repubblicani

La Camera dei rappresentanti statunitensi ha votato ieri una risoluzione per revocare lo stato di emergenza che la Casa Bianca ha invocato sul confine meridionale e tramite il quale il presidente Donald Trump potrà ottenere i fondi necessari ad avviare la costruzione del muro di separazione dal Messico.

Quella dei deputati è soprattutto una misura dal valore politico: la Camera è controllata dai democratici, che stanno sfruttando ogni opportunità per attaccare Trump e fare opposizione dura contro la presidenza, anche o soprattutto in vista delle elezioni del prossimo anno (è una campagna efficace per ora, perché i dem stanno incassando consensi, che però contribuisce a polarizzare ulteriormente lo schema politico americano).

Nel voto di ieri, ci sono stati anche 13 repubblicani che hanno avallato l’opposizione (che ha vinto 245 a 182), ma il dato non è così troppo preoccupante: il numero dei conservatori che hanno preso posizione contro Trump è basso, quasi fisiologico, e il partito del presidente è rimasto sostanzialmente compatto.

Ora la palla passa al Senato. Se anche la Camera alta voterà la stessa risoluzione approvata dai deputati, allora lo stato di emergenza verrà revocato. Tra i senatori sono i repubblicani ad avere la maggioranza, ed è presumibile (secondo quanto scrivono quasi tutti i giornali americani) che non votino contro il loro presidente.

Però ci sono tre senatori rep –Susan CollinsLisa Murkowski e Thom Tillis – che hanno annunciato l’intenzione di prendere posizione con i democratici. E poi ci sono diversi altri che hanno fatto passare ai giornali le proprie preoccupazioni. La risoluzione per passare deve ottenere almeno quattro voti dei repubblicani, ossia ne basterebbe soltanto uno in più da aggiungere a quei tre per invalidare anche l’eventuale voto in aggiunta del vicepresidente.

Sostanzialmente pare che i legislatori siano d’accordo sul fatto che la dichiarazione dello stato di emergenza è una forzatura voluta da Trump per ottenere fondi per il Muro (promessa elettorale e punto programmatico su cui Trump ha continuato a investire parecchio capitale politico). Ma andare apertamente contro la Casa Bianca può risultare rischioso in questo momento.

Tecnicamente il presidente ha facoltà di dichiarare certe situazioni, ma il fatto che non ci siano circostanze oggettive a sostenerlo – Trump dice che è in corso un’invasione al confine sud, fatta da criminali e terroristi nascosti tra i migranti, ma non ha dati a suo supporto – complica la questione ed espone la mossa alla possibilità di appelli giurisprudenziali da parte dei dem, che non intendono tirarsi indietro a questo punto.

Se siamo arrivati fin qui, infatti, è perché i democratici hanno sempre rifiutato di finanziare l’opera (ritenuta non efficace e troppo costosa), mandando la situazione in stallo, ma incassando qualche consenso in più. Sugli stanziamenti non concessi per il Muro s’è aperto lo shutdown risolto solo da un provvedimento presidenziale una mesata fa (il blocco delle attività federali americane tra dicembre 2018 e gennaio 2019 è durato 35 giorni, ed è stato il più lungo della storia).

 

 

ultima modifica: 2019-02-27T09:10:09+00:00 da Emanuele Rossi

 

 

 

 

 

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