F35. I vertici militari spiegano perché non è possibile rinunciarci, ora dossier a Conte

F35. I vertici militari spiegano perché non è possibile rinunciarci, ora dossier a Conte
Il Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica: "Ogni rallentamento al programma sarebbe preoccupante". Messaggio ribadito anche nel Consiglio Supremo di Difesa presieduto da Mattarella

F-35 è l’unica soluzione perseguibile per l’Aeronautica militare italiana e le incertezze sul programma e su un suo ipotetico calo quantitativo da parte del nostro Paese sono oggetto di forte preoccupazione da parte del capo di stato maggiore dell’AM, Alberto Rosso. Il generale è stato ascoltato dalle commissioni riunite della Difesa di Camera e Senato, alle quali ha esposto le linee programmatiche della forza armata, concentrandosi in particolare sul programma JSF, mettendo i puntini sulle i verso un sistema a suo avviso necessario e insostituibile ad oggi per il nostro Paese. Qualsiasi alternativa sarebbe vecchia, meno efficace e soprattutto più costosa. “Ogni rallentamento o calo nel numero – ha sottolineato il Generale – sarebbe preoccupante non solo per noi ma anche per l’industria nazionale, visto l’indotto economico che il programma porta”. I timori di Rosso derivano dal fatto che un rallentamento sul programma F-35 potrebbe produrre problemi alle reali capacità dell’AM nel breve termine “se non adeguatamente compensata, l’uscita di alcuni dei nostri assetti (AMX, Tornado, ndr) genererà delle criticità per la Forza armata” ha spiegato.

I principali moniti del capo di SMA

Il capo di stato maggiore dell’AM ha aggiunto che il programma JSF “è uno strumento di cui non beneficia solo la Difesa, ma anche il governo e le istituzioni a livello politico per la qualità dei dati forniti”. Si tratta di aerei “capaci di processare automaticamente una mole impressionante di dati, immagini e informazioni operando una vera e propria fusione di dati disponibili e presentando al pilota la mappa dell’ambiente affidabile e continuamente aggiornata”. Insomma l’F-35 “non è solo velivolo da combattimento ma è una vera e propria rivoluzione culturale che sta cambiando il modo di operare di tutta la forza armata in campo operativo logistico e informativo – ha continuato Rosso – rappresenta per l’Aeronautica l’unica soluzione perseguibile. Qualsiasi alternativa sarebbe certamente costituita da mezzi più vecchi, superati, meno efficaci e più costosi”.

Italia unico partner Usa con Giappone per Faco

Il capo di stato maggiore dell’AM si è inoltre soffermato sull’aspetto industriale e sullo scambio di tecnologie che il programma comporta. “Questo aereo è il futuro, qualsiasi rallentamento o calo nel numero sarebbe preoccupante non solo per noi ma anche per l’industria nazionale visto l’indotto economico che il programma porta” ha detto Rosso. “L’Italia è l’unico Paese partner degli Usa, oltre al Giappone, ad aver ottenuto la possibilità di impiantare un sito di produzione e assemblaggio, denominato Final assembly and checkout line a Cameri, massimizzando il ritorno industriale e ottenendo indubbi travasi di know-how tecnologico”. Il capo di stato maggiore ha poi fatto un inciso sul fronte fornitura e pagamenti, spiegando che le fatture emesse nel 2018 e non ancora pagate dall’Italia a LM per la fornitura dei caccia F-35 ammontano “a 389 milioni di euro”. Il generale Rosso ha quindi sottolineato che “a livello politico il numero di velivoli autorizzati in questa prima fase è di 28, noi ne abbiamo 11 e mezzo, ora siamo in attesa”.

Il richiamo al programma dal CSD

L’audizione di Rosso interviene dopo il richiamo alla continuità politica ed economica per i programmi militari di ammodernamento di lungo periodo, raccomandato dal presidente della Repubblica Mattarella, in occasione del Consiglio supremo di Difesa di pochi giorni fa. Il Consiglio supremo era intervenuto a sottolineare “il carattere di continuità, anche finanziaria, che deve necessariamente caratterizzare i programmi di ammodernamento che si sviluppano su orizzonti temporali particolarmente lunghi”. Un richiamo a certezza programmatica che sembra ereditare i mesi di preoccupazioni di esperti e addetti ai lavori su un budget per la Difesa evidentemente risicato e su alcuni programmi richiesti (F-35 in testa). Difatti, la nota diffusa dal Quirinale spiega che “le limitate disponibilità finanziarie impongono di procedere, con celerità e determinazione, nel processo di razionalizzazione delle Forze armate, concentrando le risorse sulle capacità realmente necessarie per l’assolvimento dei compiti primari per garantire la sicurezza del Paese”, risolvendo (si legge tra le righe) lo sbilanciamento del budget a danno degli investimenti.

Valutazione tecnica conclusa, ora dossier a Conte

Per quanto riguarda la partecipazione italiana al programma F-35 è terminata la “valutazione tecnica” promossa dal ministero della Difesa, il cui esito tuttavia ancora non è noto e resta la volontà del governo di rivedere la partecipazione al programma. Il dossier pertanto passerà adesso a Palazzo Chigi e verrà discusso a livello di capi Stato dai due presidenti di Italia e Usa, Giuseppe Conte e Donald Trump. L’impegno attuale prevede comunque un acquisto complessivo di 90 velivoli, già ridotto rispetto agli iniziali 131 con effetti ormai noti su ritorni industriali e peso politico. La Difesa, secondo quanto riportato dall’Ansa, si impegnerà a firmare l’atto per il pagamento a LM dei 389 milioni di euro di fatture emesse per i lotti F-35 ancora in sospeso. Nonostante questi spiragli, l’incertezza regna sovrana da mesi, un’incertezza che non fa bene a un settore delicato e strategico come quello della Difesa.

ultima modifica: 2019-03-12T18:26:37+00:00 da Luigi Romano

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