Armi e diplomazia. L’Ucraina cerca pace dalla Russia (con sponda Usa e Ue)

Armi e diplomazia. L’Ucraina cerca pace dalla Russia (con sponda Usa e Ue)
Armi da Washington, incontro multilaterale a Minsk, sostegno dall’Ue. Tre giri di diplomazia per condurre la Russia a mollare il Donbas e rappacificare l’Ucraina

Nei giorni scorsi, per la prima volta, l’Ucraina ha chiesto pubblicamente rinforzi militari agli Stati Uniti per combattere i separatisti filo-russi del Donbas, dove i ribelli (aiutati clandestinamente dalla Russia) hanno autoproclamato due repubbliche indipendenti a Donetsk e Lugansk. Da cinque anni si combatte una guerra che ha prodotto già migliaia di vittime civili.

LA RICHIESTA VIA TWITTER

L’ambasciata statunitense a Kiev ha pubblicato su Twitter una dichiarazione dell’ex ambasciatore, William Taylor, che ha annunciato la richiesta. Taylor sta conducendo la missione diplomatica americana a Kiev in vista delle elezioni parlamentari anticipate al 21 luglio, e ieri ha camminato lungo il confine di separazione con la Crimea, la penisola occupata e annessa dalla Russia nel 2014. A fianco a lui uomini delle forze armate ucraine, figure del Consiglio di sicurezza nazionale di Kiev e agenti dello Sbu in uno show diplomatico che guardava appena al di là del confine, la Russia.

La richiesta probabilmente riguarderà una nuova fornitura di missili anti-carro Javelin, che sono necessari al fronte orientale, come ha detto il mese scorso un altro ex ambasciatore americano in Ucraina, John Herbst, durante un’audizione alla Commissione per le relazioni estere del Senato americano in cui ha ricordato che la Russia ha passato ai separatisti 450 carri armati e 700 pezzi di equipaggiamento pesante.

LA TEMPISTICA

Un aspetto molto interessante è la tempistica ben precisa in cui arriva l’avance da Kiev. In questi giorni, sul Mar Nero, è in corso un’esercitazione congiunta in cui gli americani ospitano insieme agli ucraini diverse unità militari provenienti da vari membri Nato. Manovre annuali che sono studiate per mostrare presenza e creare deterrenza nei confronti della Russia, e Mosca come sempre segue a distanza nemmeno troppo di sicurezza. L’altro ieri un elicottero della Marina ha praticamente sorvolato il cacciatorpediniere “USS Carney” con una manovra di contro-provocazione – un video del passaggio radente è stato diffuso dal ministero della Difesa russo.

Fatto il quadro dell’attuale cooperazione tra Usa e Ucraina, c’è la ciliegina sulla torta: la richiesta arriva mentre il neo-eletto presidente ucraino, Volodymyr Zelenskiy, sta preparando i contorni organizzativi della sua prima visita a Washington. E si sa che chiudere il faccia a faccia con Donald Trump stringendosi la mano sopra a un accordo per una fornitura militare sarebbe cosa gradita alla Casa Bianca.

LA PROPOSTA A PUTIN

Mentre procede questa diplomazia militare, via social network (in questo caso Facebook, usato per condividere il video-messaggio pubblicato sul sito web delle presidenza ucraina) è arrivata anche un’altra proposta diplomatica da parte di Zelenskiy. Il presidente ucraino è un ex personaggio televisivo, e tende a spettacolarizzare le sue mosse. Con quel metodo alternativo ha proposto un incontro a Minsk a Vladimir Putin davanti a rappresentanti (omologhi) di Stati Uniti, dunque Trump, Francia, Germania e Regno Unito. L’idea è sedersi e risolvere il conflitto e la questione crimeana – Taylor ha condiviso il video della sua passeggiata al confine in un tweet che iniziava con “Crimea is Ukraine”.

Minsk – da dove il presidente Aleksander Lukashenko fa sapere di essere “assolutamente favorevole” al vertice – è il luogo in cui nel febbraio del 2015 fu firmato la versione definitiva del piano di deconflicting che prevederebbe: il completo cessate il fuoco; il ritiro degli armamenti dalla linea di contatto nell’Ucraina orientale; lo scambio reciproco di tutti i prigionieri detenuti da entrambe le
parti; delle riforme costituzionali che conferiscano uno statuto speciale alle autoproclamate repubbliche. Nessuna delle due parti ha mai implementato il percorso su carta.

IL VERTICE CON L’UE

Il Cremlino ha fatto parlare il suo portavoce, che ha per il momento raffreddato lo spirito dell’ucraino e dichiarato che per il momento Mosca non ha deciso sul da farsi. Intanto sempre oggi, c’è stato il terzo giro diplomatico attorno all’Ucraina, questo più classico: il presidente uscente del Consiglio europeo, Donald Tusk, era a Kiev per il vertice Ue-Ucraina e ha incontrato Zelenskiy a cui ha detto di essere “orgoglioso di essere stato in grado di cooperare con voi in uno spirito di interessi e valori comuni. Rimarrò vostro amico e alleato, qualunque sarà il mio futuro”. Bruxelles e Kiev hanno firmato accordi di cooperazione per svariati milioni di euro: sono parte del pacchetto di sostegno annuale dell’Ue, e serviranno per decentramento, lotta alla corruzione, sostegno alla società civile e la cooperazione tecnica per facilitare le riforme chiave.

Ha salutato l’Ucraina anche il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, uscente anche lui, ricordando che l’Ue continuerà a sostenere “concretamente” l’Ucraina, “in particolare per la situazione nel Mar d’Azov, dove è colpita dai conflitti e dalle tensioni inaccettabili dovute al comportamento della Russia”; il Mar d’Azov è il bacino chiuso dallo stretto di Kerč a nordest del Mar Nero dove il 25 novembre dello scorso anno i russi – non i separatisti, ma unità militari con insegne alzate – hanno attaccato tre imbarcazioni della marina ucraina, sequestrandole e prendendo in ostaggio gli equipaggi. Nota finale di Zelenskiy per sottolineare ulteriormente la traiettoria che eventuali altre trattative prenderanno: “Se qualcuno nutre ancora dubbi o perplessità sulla continuazione delle sanzioni, invito tutti nel Donbass per vedere quanto dolore ha provocato questa guerra. Noi vogliamo fermare la guerra e vogliamo che torni la pace in Ucraina, ma questo può essere fatto solo con un’arma: la diplomazia”.

(Foto: Twitter, @UsEmbassyKiyv, l’ambasciatore Taylor sul confine crimeano)

ultima modifica: 2019-07-08T10:50:57+00:00 da Emanuele Rossi