Bomba dell’Ue contro Huawei. La Commissione dice no al 5G cinese

Bomba dell’Ue contro Huawei. La Commissione dice no al 5G cinese
La Commissione Ue ha pubblicato un rapporto sul 5G che mette in guardia dal pericolo di una rete gestita da attori legati a "stati non democratici". Huawei e i cinesi non sono citati ma sono continuamente chiamati in causa. Una vittoria per l'amministrazione Trump che ora può cambiare il mercato europeo

L’America chiama e l’Europa batte un colpo. La Commissione Ue ha pubblicato un rapporto sui rischi che la rete 5G comporta per la sicurezza dei Paesi membri quando finisce nelle mani sbagliate. A dare in anticipo la notizia Bloomberg, che parla di uno “scenario da incubo” delineato dal rapporto inizialmente riservato e reso pubblico questo mercoledì. Nel mirino del braccio esecutivo dell’Ue, pur senza essere mai nominate, ci sono le aziende hi-tech cinesi controllate dal governo comunista che l’amministrazione Trump chiede di tenere alla larga dalla banda larga accusandole di spionaggio, furto di proprietà intellettuale e dipendenza politica da Pechino.

“Paesi terzi ostili potrebbero esercitare una pressione sui fornitori di 5G per facilitare attacchi cibernetici a servizio dei loro interessi nazionali” – recita il documento di 24 pagine in apertura. L’Ue mette in guardia da quelle aziende che presentano “un forte legame” con uno Stato “dove non ci sono controlli legislativi o democratici né altri equilibri”. Huawei, colosso della telefonia mobile con base a Shenzen e uno dei leader mondiali nell’installazione e implementazione della rete di ultima generazione, non viene espressamente citata ma è continuamente chiamata in causa.

Un riferimento in particolare non lascia spazio a dubbi perché richiama il modello commerciale dell’azienda fondata da Ren Zenghfei. “Gli operatori con sede in Ue che divengono eccessivamente dipendenti da un singolo fornitore di equipaggiamento sono esposti a una serie di rischi causati da quello stesso fornitore finendo sotto una prolungata pressione di mercato, che sia dovuta a un fallimento commerciale, o a una fusione o acquisizione forzata o alla sottoposizione a sanzioni”.

Il rapporto potrebbe avere un impatto concreto sul mercato europeo e sulla regolamentazione Ue. Da mesi il governo americano è impegnato in un’azione di lobby in Europa per scongiurare l’affidamento della rete 5G ad aziende dipendenti dal governo cinese. L’accesso alla banda larga da parte di attori stranieri “ostili” costituisce per gli Stati Uniti così come per la Nato un grave rischio per la sicurezza dei dati scambiati fra Paesi alleati.

Di questo sembra aver preso consapevolezza anche l’Ue, che nel documento spiega come il 5G “aumenti le occasioni di attacchi che possono essere sfruttati da attori pericolosi, specialmente Stati extracomunitari o attori alle dipendenze di uno Stato, grazie alla loro abilità (alla volontà e alle risorse) di sferrare attacchi contro i network delle telecomunicazioni degli Stati membri”.

Indice di un possibile cambio di passo, nota Bloomberg, il fatto che alla stesura del rapporto abbiano contribuito diversi Stati membri, compresi quelli che negli ultimi mesi si sono mostrati più sordi ai moniti provenienti dagli Usa come Francia e Germania. Non è chiaro se la Commissione intenda raccomandare ai Paesi Ue nuove misure per garantire la sicurezza della rete 5G. Di certo, spiega l’agenzia americana, “un approccio onnicomprensivo dell’Ue può rendere più difficile per Pechino vendicarsi contro un singolo Paese europeo che assume una linea troppo severa contro Huawei”.

La strada per escludere i fornitori cinesi della rete 5G dal mercato europeo è ancora in salita. Gli addetti ai lavori concordano che al momento non esiste una sola azienda europea in grado di coprire tutta la domanda una volta che gli operatori delle telecomunicazioni inizieranno la transizione alla rete di quinta generazione. E finora solo pochi Stati membri hanno adottato misure per aumentare la protezione della rete 5G seguendo le indicazioni dell’alleato americano. È il caso dell’Italia, che ha approvato a settembre un nuovo decreto che estende al 5G la normativa del “golden power” e attribuisce al presidente del Consiglio incisivi poteri di intervento in caso di grave pericolo per la sicurezza nazionale.

Il documento della Commissione è comunque da leggere come una indiscussa vittoria dell’amministrazione Usa e in particolare del Dipartimento di Stato che più si è speso negli ultimi mesi a convincere gli alleati europei del pericolo di una rete 5G in mano cinese. Anche a questo scopo erano dedicati il tour europeo del segretario di Stato Mike Pompeo e la sua tappa italiana la scorsa settimana.

ultima modifica: 2019-10-09T10:50:05+00:00 da Francesco Bechis

 

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: