Il professor Carlo Pelanda si dice “deluso” dalle dichiarazioni di Macron. “Storicamente perdenti. La parità tra Europa e Usa si ottiene attraverso una prassi, non con la teoria”. E spiega perché il presidente critica la Germania (e mette nel mirino gli asset italiani)

Charles de Gaulle l’avrebbe fatto, senza dichiararlo”. Carlo Pelanda, docente di Geopolitica economica all’Università Guglielmo Marconi ed esperto di Studi strategici, si dice “deluso” dall’intervista del presidente francese Emmanuel Macron a Le Grand Continent. “Rimane il leader europeo più intellettualmente brillante” ma le sue parole lo rendono “storicamente perdente”. “Facciamo tutti parte della stessa alleanza di democrazie, non di due blocchi separati: è questo che sbaglia Macron”, spiega Pelanda a Formiche.net commentando la ricerca francese di un rapporto paritario tra Europa e Stati Uniti.

“Certo che dobbiamo cercare un rapporto alla pari”, continua il professore. “Ma la parità tra Europa e Stati Uniti avviene attraverso una prassi e con il tempo, con il mercato prima e la politica poi, non con la teoria”, spiega rimarcando poi che “l’Europa è favorita per fattori di qualità”. Un’altra obiezione che il professore fa a Macron è l’idea dell’impero americano: “L’America non sa fare impero”, sostiene Pelanda: “E quando se ne accorge, si ritira, come sta accadendo ora, lasciando enorme spazio per gli europei”. Ma Macron è “prigioniero delle sue ambizioni”.

Ambizioni che l’hanno portato a opporsi al trattato commerciale transatlantico — “Parigi sta scommettendo sull’esclusione di Londra”, dice Pelanda — e a innalzare il livello di scontro con la Turchia. A tal proposito il professore sostiene che l’obiettivo francese sia l’uscita di Ankara dalla Nato: “A quel punto si creerebbe un vuoto nel Mediterraneo che Parigi andrebbe a colmare”. Non l’Italia? “Non c’è il consenso interno necessario per questo tipo di spesa”, risponde.

E la questione turca si lega al vero obiettivo dell’intervista di Macron: la Germania di Angela Merkel, ambigua verso Recep Tayyip Erdogan. Il presidente francese si dice “profondamente in disaccordo” con quanto sostenuto dal ministro della Difesa tedesco Annegret Kramp-Karrenbauer, cioè che l’amministrazione statunitense guidata da Joe Biden metta fine alle necessità di sovranità strategica europea. “Da una parte, Macron si sente forte perché” è conscio del fatto “che, nonostante qualche divergenza, ogni amministrazione statunitense sa di poter contare su Parigi. Dall’altra, è un modo diplomatico per segnalare la sua grande delusione, da intellettuale molto raffinato, per l’opposizione tedesca al progetto di sovranità europea: la Germania continua a dire ‘Ho bisogno dell’America, dell’alleanza tradizionale, della Nato’. Basti vedere la reazione di Manfred Weber (capogruppo del Ppe e uomo di spicco dell’Unione, ndr) dopo l’annuncio dei media della vittoria di Biden”. La Germania “ha bisogno degli Stati Uniti, ben più di quanto ne abbia la Francia,” continua: “Con Biden, però, l’America potrebbe fare un passo in avanti”, verso Berlino, dice. Che sia questo il prezzo da pagare per questa avventata fuga in avanti di Macron?

Fuori dall’intervista rimane l’Italia. Dobbiamo preoccuparci, chiediamo infine a Pelanda. “Giro la domanda: Perché l’Italia dovrebbe interessarsi a cosa dice Macron? A noi deve interessarci ciò che fa, non ciò che dice”. E cosa sta facendo? “Sta cercando di mettere le mani su asset italiani”, risponde rilanciando i recenti avvertimenti del Copasir su banche, assicurazioni e credito italiani. A che scopo? “Per contrastare lo strapotere tedesco”.

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