“La cooperazione italo-tedesca a livello europeo diventerà sempre più importante per Berlino negli anni a venire, in particolare dopo la Brexit”, spiega Julian Rappold, esperto del German Council on Foreign Relations. Ma dipende da chi sarà il cancelliere. Nel caso di una vittoria di Merz…

Molti interrogativi sul futuro dell’Unione europea dei suoi Stati membri dopo l’annunciato passo indietro della cancelliera tedesca Angela Merkel assillano la “bolla di Bruxelles” e le capitali dei 27. Nel fine settimana si terrà il parteitag con cui l’Unione cristiano-democratica sceglierà il suo prossimo leader.

In corsa, come riepilogato ieri su queste pagine, ci sono Armin Laschet, ministro presidente del Nordreno-Vestfalia; Norbert Röttgen, presidente della commissione Esteri del Bundestag; Friedrich Merz, storico avversario intero della cancelliera e fautore di una linea più conservatrice. Il leader della Cdu potrebbe essere il candidato cancelliere alle elezioni di settembre di Cdu-Csu. O forse no. Se a questi tre nomi, spiegavamo, aggiungiamo quelli di Markus Söder, capo dei cristiano-sociali, e di Jens Spahn, ministro della Salute vicinissimo a Laschet, ecco perché “nella scelta per il loro prossimo leader, i delegati della Cdu esprimeranno anche un voto sul futuro del conservatorismo in Germania”, come si legge in un rapporto del Centre for European Reform.

Formiche.net ha parlato della futura leadership della Cdu con Julian Rappold, senior fellow del German Council on Foreign Relations (Deutsche Gesellschaft für Auswärtige Politik, Dgap) e project leader del German-Italian Young Leaders Dialogue – Spinelli Forum.

Rappold spiega che “l’ipotesi più probabile è quella di un governo di coalizione tra Cdu/Csu e i Verdi, anche perché i social-democratici saranno piuttosto restii a entrare a in un’altra Grande coalizione come partner di minoranza”. Uno scenario che potrebbe aprire spazi per “un dibattito più significativo sull’Europa all’interno dell’esecutivo tedesco, visto che i Verdi probabilmente spingeranno sull’Europa nell’agenda politica interna”. Ma, avverte l’esperto, “non aspettatevi che la Germania si discosti molto dall’attuale approccio cauto alle riforme europee, che gode di un ampio sostegno nella popolazione tedesca. Tanto più che il contesto politico in Europa non consente grandi balzi almeno fino alle elezioni francesi del 2022”.

Rappold indica nel voto per l’Eliseo l’orizzonte a cui guardare anche quando si parla di equilibri tra i Paesi membri. E facendolo ribadisce implicitamente l’importanza dell’asse Berlino-Parigi. I rapporti di forza all’interno dell’Unione europea “stanno effettivamente cambiando, ma ciò è dovuto soprattutto alla Brexit e ai conflitti profondi tra gli Stati membri, come hanno dimostrato i negoziati sul bilancio e sul Recovery fund”, spiega. “La Germania continuerà ad avere un ruolo di primo piano, anche perché gli stessi partner europei sono assorbiti da sfide interne come la Francia o l’Italia. Tuttavia, è vero che qualsiasi nuovo cancelliere tedesco non avrà la stessa posizione di Merkel, che si è guadagnata il rispetto tra i partner europei grazie alla sua esperienza e alle sue doti di negoziazione”. Ed è questo che potrebbe alimentare nuovi dibattiti in Germania e in Europa, ma “non prima delle elezioni francesi del 2022”, ribadisce l’esperto.

A cui chiediamo, infine, che cosa può cambiare per l’Italia con il nuovo leader della Cdu. “Potrebbero sorgere conflitti se Merz fosse il candidato e quindi probabile cancelliere, viste le sue opinioni da falco sull’integrazione della zona euro e sul consolidamento dei conti pubblici”, spiega. “Tuttavia, anche questo potrebbe attenuarsi dati l’imperativo di preservare la stabilità economica nell’Unione europea all’indomani della pandemia e la scelta del futuro partner della coalizione”.

“Più in generale”, conclude, “la cooperazione italo-tedesca a livello europeo diventerà sempre più importante per Berlino negli anni a venire, in particolare dopo la Brexit. Dati i profondi conflitti nell’Unione europea, qualsiasi futuro governo tedesco sarà interessato a intensificare gli sforzi per unirsi ai Paesi filoeuropei che la pensano allo stesso modo e spingere su un programma di riforme e c’è sicuramente un grande potenziale per la cooperazione congiunta, specialmente sulla politica industriale”.

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