L’arresto di Pablo Hasél per apologia del terrorismo e incitazione all’odio ha provocato disordini a Barcellona e Madrid, accendendo il dibattito sulla libertà di espressione e lo stato della monarchia spagnola. Il caso ha fatto esplodere lo scontento sociale per la pandemia, che cova non solo in Spagna

È esplosa la rabbia in Spagna dopo l’arresto del rapper Pablo Hasél (nome d’arte di Pablo Rivadulla Durò). A Madrid le autorità hanno cercato di contenere le proteste che chiedevano la liberazione dell’artista, fermato a Lleida con l’accusa di “apologia del terrorismo” e insulti contro la monarchia spagnola. Anche a Barcellona si sono verificati disordini e i Mossos d’Esquadra, il corpo di polizia della Catalogna, ha dovuto fermare almeno 29 persone.

Hasél è un noto rapper catalano di 32 anni, che ora dovrà scontare nove mesi di carcere per quello che in molti considerano “un reato d’opinione”. Da Pedro Almodovar a Javier Bardem, sono molti gli artisti che si sono schierati a suo favore e a favore della libertà di espressione.

Il caso Hasél è arrivato alla Camera di deputati, quando Albert Botran, deputato del partito indipendentista catalano Candidatura di Unità Popolare (Cup) ha riprodotto dal cellulare la canzone del rapper durante un suo intervento. Qui il video:

Un rapporto di Freemuse, ripreso dall’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), sostiene che “la Spagna si trova in cima ad una lista di Paesi esaminati per numero di artisti imprigionati solo nel 2019, ben 14: al di sopra di Iran, Turchia e Myanmar”. Persino la Corte europea dei Diritti Umani aveva inviato a Madrid a rivedere le normative a riguardo, sottolineando che “la libertà d’espressione protegge non solo le opinioni inoffensive, ma anche quelle che feriscono”.

Sono noti altri casi di artisti accusati di incitare all’odio contro la monarchia spagnola, come è il caso del rapper César Strawberry, Cassandra o il gruppo “Títeres desde abajo”. Qui il video di uno dei loro spettacoli:

Nel 2017 la Corte Costituzionale ha annullato una condanna di un anno di carcere del Tribunale Supremo spagnolo contro César Strawberry per apologia del terrorismo perché i suoi tweet “non erano altro che una manifestazione di esercizio del diritto fondamentale alla libertà di espressione”.

L’arresto di Hasél è la conseguenza di una condanna del 2018, a due anni di carcere e una multa di 24.300 euro per una serie di tweet contro la Corona e istituzioni dello Stato. Tuttavia, sei mesi dopo, la Corte di Appello aveva ridotto la pena a nove mesi e un giorno di carcere perché le sue parole non rappresentavano una minaccia reale per la sicurezza dello Stato.

Nonostante i precedenti, Hasél ha proseguito le sue invettive e incitato anche a compiere attacchi personali contro politici e membri della monarchia, e per questo è stato arrestato.

“Guardati i porci del Psoe che mangiano con la monarchia. Sparerei uno ad uno, sarebbe opportuno, qualcosa migliorerebbe”; “Qualcuno ficchi una piccozza nella testa a José Bono!” o “Bisognerebbe far esplodere l’auto di Patxi López!”, sono alcune delle frasi per cui è stato condannato il rapper. Qui il video della canzone “Ni Felipe VI”:

Ma non si tratta solo delle canzoni e i pensieri lanciati su Twitter. Come ricorda il sito El Confidencial c’è un lunga lista nella fedina penale di Hasél. Il giovane è stato condannato a due anni e mezzo di carcere a Lleida per avere minacciato un testimone in un processo contro i vigili urbani del municipio. A febbraio del 2017 è stato condannato per un reato di resistenza e disobbedienza e a luglio del 2018 per irruzione.

L’arresto del cantante aggiunge benzina a un acceso dibattito sullo stato della monarchia spagnola e i rapporti (molto tesi) tra Madrid e la regione autonoma catalana (qui l’intervista di Formiche.net sulle ultime elezioni in Catalogna).

Tra gli scandali che hanno intaccato ancora di più la popolarità della monarchia tra gli spagnoli ci sono la vita lussuosa del re Juan Carlos ad Abu Dhabi, e la decisione di fare studiare l’infanta Leonor in Galles per due anni (a spese dei contribuenti).

I disordini nelle principali città spagnole per il caso Hasél dovrebbero richiamare l’attenzione di tutta l’Europa perché sollevano problemi che riguardano l’intero continente.

Per capirli basta vedere il  profilo di chi manifesta a favore di Hasél e contro la Corona spagnola? Il quotidiano El Periódico riferisce un identikit della polizia catalana. I manifestanti hanno tra 18 e 25 anni, molti di loro non appartengono a nessun collettivo politico né si possono incasellare facilmente in un’ideologia concreta. “Gli analisti della Comissaria General d’Informació studiano il conflitto – si legge nella pubblicazione – e, nonostante sia ancora presto per avere conclusioni, sostengono che ci sono diversi fattori sociali come detonante della violenza: ci sono la stanchezza per le misure sanitarie, la crisi economica provocata dalla pandemia, l’avanzamento di una formazione come Vox e l’aumento della disoccupazione giovanile […] Tutto è esploso con ‘la Hasél’”.

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