I principali partiti secessionisti dovranno trovare un accordo per la formazione del governo catalano. Ma le loro visioni, anche della stessa indipendenza, rendono difficile l’impresa. E intanto a Madrid… Conversazione con Paloma Román, direttrice della Scuola Governo dell’Università Complutense di Madrid

 

La Catalogna ha votato, ma il risultato poco servirà per porre fine alla polarizzazione che ha segnato la vita politica della regione. Alle elezioni del nuovo governo locale hanno vinto (in apparenza) tre partiti: i socialisti del Partito dei Socialisti di Catalogna (Psc), la sinistra indipendentista di Esquerra Republicana e i conservatori di Junts per Catalunya. Arrivata quarta l’estrema destra di Vox. Molto male il Partito Popolare, Ciudadanos, Candidatura di Unità Popolar (Cup) e En Comù Podem.

Sebbene sono in corso conversazioni tra Esquerra Republicana, JxC e Cup per la formazione di un governo di coalizione, in nome dell’indipendenza della Catalogna, la concretizzazione di un accordo è molto difficile. Si tratta di tre formazioni politiche che guardano la stessa secessione da prospettive diverse.

Per questo il trionfo degli indipendentisti è da considerarsi effimero, secondo Paloma Román, direttrice della Scuola Governo dell’Università Complutense di Madrid.

In una conversazione con Formiche.net, la professoressa – già direttrice del dipartimento di Scienze politiche e amministrazione dell’Università Complutense di Madrid – sostiene che non si può parlare di una rinascita del movimento separatista catalano perché loro vivono una nuova fase ogni giorno: “È vero che hanno ottenuto un buon risultato, se si sommano tutte le opzioni che difendono l’indipendenza della Catalogna, ma in un certo senso si tratta solo numeri. Sarà molto difficile comporre un governo da quella prospettiva”.

Román spiega che tra i due più grandi gruppi indipendentisti, Esquerra Republicana e JxC, non c’è intesa: “E, in più, da soli non ce la fanno. Hanno bisogno di Cup, che se qualcosa ha dimostrato nel tempo è la difficoltà di trovare un accordo con loro”. Il “trionfo” simbolico degli indipendentisti catalani è anche oscurato dalla bassa partecipazione degli elettori.

Eppure, non tutto è perduto. I partiti più votati hanno tempo fino alla fine di marzo per raggiungere un accordo prima dell’insediamento del Parlamento catalano. “Ma sarà molto complicato – aggiunge la politologa spagnola -. Non penso, come fanno altri, che si voterà di nuovo ad autunno perché credo che bisogna essere prudenti. Non c’è dubbio però che la formazione del governo sarà complessa”.

Un esempio delle visioni diverse tra i partiti che difendono l’indipendentismo catalano è la questione del referendum per la secessione: “Credo si tratti di un’opzione remota. Anche perché loro stessi non si mettono d’accordo. Alcuni vogliono fare un’altra consultazione  domani, altri vogliono che sia valido quello che è stato già fatto nel 2016, altri invece vogliono sedersi e dialogare con il governo centrale di Madrid. Questo pensano i tre partiti che dovrebbero trovare un accordo. È molto difficile, ma sappiamo che in politica succedono miracoli”.

Sui politici in carcere ci sono altre diatribe (c’è chi vuole l’indulto e chi invece preferisce l’amnistia), ma la soluzione dipenderà dalla capacità di negoziazione con il governo di Madrid.

Anche se sembrerebbero uscire fortificati dal risultato delle elezioni catalane, “i socialisti traggono beneficio più dalla sconfitta schiacciante della destra moderata”, spiega Román. La rimonta dell’estrema destra di Vox, invece, aggiunge un ingrediente in più alla polarizzazione della Catalogna e contribuirà solo alla escalation della tensione.

La pandemia ha rallentato la mobilitazione politica degli spagnoli, che si sono concentrati sulla lotta per il vaccino e la gestione della crisi sanitaria da parte della classe politica. Recentemente tutta l’attenzione era concentrata sul voto in Catalogna, con un’attesa più o meno silenziosa dei risultati. Ma a elezioni avvenute, ogni partito trarrà le sue conclusioni e si tornerà alla battaglia. “Ci sono argomenti per tutti – conclude Román -. I partiti ricominceranno a scontrarsi per non guardarsi allo specchio e assumere le proprie responsabilità, ammettere i propri errori”.

Secondo l’esperta, “sfortunatamente, nonostante la pandemia, in Spagna la politica è molto polarizzata e la crisi continuerà. Questo mese e mezzo in cui si cercherà di formare un governo in Catalogna sarà da metterci i tappi nelle orecchie”.

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