Le norme sono come uno spartito: da solo non fa musica, servono gli strumenti. Vale lo stesso per la Pubblica amministrazione italiana: ecco quali sono i più urgenti per sfruttare il treno del Recovery Fund nel 2022. L’analisi del professor Luciano Hinna

Per il 2022 il Pnrr costituisce l’impegno più importante, una sfida che consiste nello spendere bene, tanto ed in fretta, ma esso rappresenta anche un grande laboratorio organizzativo per prendere coscienza che non serve necessariamente l’emergenza per gestire la normalità, e considerare invece l’investimento organizzativo che il Pnrr comporta come un’infrastruttura tecnico culturale del paese destinato a rimanere all’interno delle nostre PA.

Il Pnrr è un laboratorio, è una grande opportunità per mettere a punto un nuovo modello organizzativo che si scrolli di dosso la burocrazia weberiana per indossare gli stilemi della burocrazia professionale; esso, infatti, è un altro ponte Morandi, che individua un nuovo modello operativo da clonare ed imitare che realizza bene ed in tempi brevi una infrastruttura metodologica destinata a rimanere.

I 51 obiettivi previsti dal Pnrr per il 2021 sono stati tutti raggiunti, con grande sforzo ma raggiunti: un risultato ne facile ne scontato, e difficile da immaginare solo qualche mese fa.  “Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare” è una nota esortazione che oggi calza alla perfezione per affrontare con audacia gli ostacoli quotidiani e considerarli non come impedimenti, ma piuttosto come opportunità e stimoli per tirare fuori la forza e la determinazione per fronteggiarli.

In questo gioco la politica ha dovuto cedere il campo alla tecnica ed alla managerialità e questo sta avvenendo anche all’interno delle singole amministrazioni pubbliche. Si è capito che per realizzare il Pnrr servono persone diverse ed infatti nel 2022 andranno a regime sia le assunzioni programmate con le nuove modalità di selezione, sia il patto per l’innovazione del lavoro pubblico siglato lo scorso marzo ed i nuovi contratti.

Per anni si è fatto finta di credere che la riforma dei contratti del pubblico impiego coincidesse con la riforma della pubblica amministrazione: non è mai stato così e a maggior ragione non lo è oggi. Certamente i contratti e una nuova stagione di confronto sindacale aiutano, ma non sono sufficienti, servono nuove visioni, diverse professionalità, entusiasmo e nuove modalità tecnico operative.

Il ricorso allo smart working è certamente una nuova modalità operativa che se gestita bene potrebbe portare nel 2022 grano al mulino del Pnrr. Fino ad oggi nell’ambito pubblico c’è stato solo lavoro a distanza per fronteggiare la pandemia: “la trasformazione di una caduta in un tuffo” come è stata definita, ma non basta; nel 2022 sarà necessario ripensare i processi, dematerializzare ulteriormente, rafforzare le strutture informatiche, rivedere gli spazi e la logistica, aumentare la produttività, assumere precisi indicatori di risultato, migliorare i tempi di risposta e realizzare risparmi non solo economici ma anche ambientali.

Se è vero che con il lavoro agile si è registrato un incremento delle competenze informatiche a costo zero, non vi è dubbio che tali competenze aumenteranno: la transizione verde e quella digitale, infatti, impongono severe ristrutturazioni dell’apparato produttivo che, a differenza di ciò che avverrà nel settore industriale, avrà solo effetti positivi nelle PA.

La sfida legata alla realizzazione del Pnrr formalizza il passaggio non banale dalla “performance dell’adempimento alla performance dei risultati”, un processo già avviato nel 2009 con la prima riforma Brunetta che nel 2022 dovrebbe ulteriormente consolidarsi e finalmente lasciarsi alle spalle riti superati come la burocrazia della trasparenza per orientarsi all’accountability degli impatti raggiunti, indispensabile per alimentare ulteriori risultati.

I risultati e gli effetti, infatti, se comunicati bene, portano altre ricadute positive ed il Pnrr non ha solo bisogno di innovation manager, di cabine di regia e di delivery unit, ma anche dell’entusiasmo di tutti gli italiani alimentato da una corretta comunicazione. La pressione sui risultati crea a sua volta risultato: nel calcio la chiamano tifoseria e contribuisce non poco sull’esito finale della partita.

Nell’agenda della pubblica amministrazione del 2022 c’è quindi il programma per la realizzazione del Pnrr e tutto ciò che esso comporta:  fino ad ora sono stati costruiti i binari sui quali fallo correre veloce e in sicurezza,ma così come è avvento a suo tempo con i progetti spaziali della Nasa che hanno consentito di brevettare nuove modalità operative e nuovi strumenti di programmazione e gestione, così il Pnrr potrà costituire l’occasione per mettere su spartito una musica organizzativa totalmente nuova per le nostre PA e superare quello che Giuliano Amato definiva “il processo di inattuazione burocratico- cartacea”.

Sarebbe infatti un errore leggere il Pnrr solo come un sistema di norme, figlio del “giuridicismo burocratico” – copyright Gianfelice Rocca –  per realizzare con il debito buono gli investimenti per la crescita che tutti ci aspettiamo anche per ridurre il debito pubblico.

Le norme sono come uno spartito: da solo non fa musica, avvicinato all’orecchio tutto al più produce solo un leggero fruscio, ma lo spartito è una condizione preliminare. Perché la carta scritta si trasformi in musica servono strumenti, orchestrali motivati e competenti, direttori di orchestra capaci e ovviamente la pressione del pubblico sui risultati, quello stesso pubblico che alla fine del concerto si alza in piedi ed applaude.

Per una favorevole congiunzione astrale sembra che questi elementi siano oggi tutti presenti e il 2022 sarà l’anno non solo delle prove di orchestra, ma anche l’anno della musica sovrana, una musica che non può tollerare stonature, improvvisazione e comparse incompetenti e scomposte tra gli orchestrali e direttori di orchestra.

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