Intervista all’uomo che ha firmato la Strategia per la difesa nazionale americana nell’amministrazione Trump, una vita tra intelligence e Pentagono. Ucraina? Ci pensi l’Europa, la Germania fa free riding. La nostra priorità è una sola: la Cina nell’Indo-Pacifico. Ecco cosa (non) può fare l’Italia

“Cara Europa, pensaci tu”. Nell’ultimo libro di Elbridge Colby, “Strategy of Denial” (“Strategia del rifiuto”, Yup), è riflesso il pensiero di una parte rilevante dell’establishment della politica estera e di sicurezza americana. Intervistato da Formiche.net Colby, analista di fama, architetto della Strategia per la difesa nazionale dell’amministrazione Trump del 2018 con un lungo trascorso al Pentagono e nell’intelligence, dà una lettura controcorrente. L’imminente invasione della Russia in Ucraina, dice, non deve distrarre neanche un minuto dalla competizione con l’unico, vero rivale dell’America.

Partiamo dal titolo. Cos’è la strategia del rifiuto?

Non abbiamo più il potere militare necessario per affrontare tutte le minacce del mondo contemporaneamente: dobbiamo scegliere. Il “rifiuto” di cui parlo riguarda soprattutto la strategia della difesa nazionale. Dobbiamo lavorare il più possibile con gli alleati, ma per difendere il vero interesse nazionale americano dobbiamo anzitutto impedire che una potenza straniera estenda il suo potere nella nostra vita quotidiana e metta in pericolo la nostra libertà e prosperità.

Di chi parla?

C’è solo una potenza al mondo in grado di farlo: la Cina. La centralità dell’Europa è in declino, così come la sua quota di Pil globale. Le potenziali minacce sono remote.

La Russia non sembra porre una minaccia molto remota…

La Russia è un attore pericoloso ma molto più debole della Cina. Non vuole dominare l’Europa, vuole restaurare un vecchio ordine in Europa orientale, e l’Ue la sovrasta in termini economici. Il nostro focus deve essere l’Asia, soprattutto sul fronte militare.

Perché?

Abbiamo bisogno di creare una coalizione anti-egemonica in Asia per impedire il dominio cinese insieme ai Paesi coinvolti in prima linea: India, Giappone, Australia. La Cina ne è spaventata. Ha al suo arco una serie di armi economiche, ma vanta anche una formidabile capacità militare. Che non è più solo diretta alla difesa nazionale, è sempre più una proiezione di potenza.

Qual è la strategia di Pechino?

Colpire i Paesi più deboli della coalizione per cercare di farla collassare. Gli Stati Uniti sono la pietra di volta di questo confronto in Asia. Se la Cina continuerà il pressing, alcuni alleati della regione potrebbero voler scendere a compromessi.

Dunque?

Abbiamo bisogno di costruire un’alleanza di difesa militare basata su standard militari comuni e di includervi Taiwan. Dopo il ritiro progressivo dal Medio Oriente e in parte anche dall’Europa, di fronte a noi c’è l’occasione storica di fare quel che andava fatto dieci anni fa: una grande transizione verso l’Indo-Pacifico. L’amministrazione Biden però sta remando contro. Un grave errore, perché rende la transizione più drammatica e gli alleati meno preparati.

Il famoso “Pivot-to-Asia” lanciato da Obama all’inizio della sua amministrazione. Non crede che in questo momento un’invasione russa in Ucraina ponga una più diretta minaccia all’Occidente?

Attenzione, la minaccia è diretta all’Europa. L’Occidente è un concetto culturale che ha poco a che vedere con la pianificazione militare. È vero, l’Ucraina sta attirando l’attenzione dell’amministrazione Biden. Un danno sia all’America che all’Europa.

Un danno?

Esatto. Gli alleati europei devono realizzare che in un futuro non molto lontano l’America non sarà sempre a loro disposizione. Così facendo si indebolisce in Asia, dove invece le mosse cinesi richiedono una drammatica revisione della strategia. La miglior cosa da fare dunque è mettere pressione sull’Europa per spingerla a difendersi da sola e accelerare la nostra transizione asiatica.

La copertina del libro

 

Mi faccia capire: invadendo l’Ucraina Putin sta facendo un favore alla Cina di Xi?

Il Cremlino ha le sue ragioni per invadere. Di certo un’invasione farebbe il gioco della Cina. Per questo, qualsiasi cosa succeda in Europa, noi dobbiamo proseguire il nostro spostamento strategico in Asia. Temo che Biden non l’abbia capito, continua a prendere tempo.

Un pronostico: la Russia invaderà?

Non posso dirlo con certezza. Certamente ne sono convinti alla Casa Bianca.

La Nato cosa dovrebbe fare?

Deve concentrarsi sulla Russia e sulla difesa del territorio europeo. E ovviamente confrontare la Cina lavorando sulla cooperazione nelle tecnologie e nella Difesa. Ma la sua missione principale è proteggere gli alleati da un’aggressione russa.

E la Difesa europea?

Deve essere il nucleo centrale di questo sforzo: l’America non ha più il potere e la forza per farlo. È giusto così: sarebbe naïve pensare di mantenere lo stesso assetto settantacinque anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando c’era Eisenhower al comando.

A suo parere l’Europa non sta facendo abbastanza?

Un passo indietro. Durante la Guerra Fredda gli europei, italiani inclusi, avevano ampie capacità militari convenzionali. Negli anni le hanno smantellate. È stata una decisione razionale, non giudico, ma il mondo dove sono gli americani a dover coprire le lacune di spesa nella Difesa europea non esiste più, non ha senso.

Biden sembra pensarla diversamente.

Si sbaglia, di grosso. Chiariamo: ci sono Stati come gli alleati scandinavi, il Regno Unito, la Polonia o la Francia che hanno aumentato le spese nella Difesa. Altri, come la Germania, che nonostante tutto continuano a fare free riding. È inaccettabile non solo per gli Stati Uniti ma soprattutto per gli alleati europei sul fronte Est che in queste ore fanno i conti con un’imminente incursione russa.

Si riferisce al Nord Stream II, il gasdotto russo in Germania?

È un tassello del quadro: semplicemente assurdo. Chiudono gli impianti di energia nucleare e si attaccano ai rubinetti del gas russo? Non bisogna sorprendersi, era prevedibile. A dispetto della retorica, la politica estera tedesca è sfacciatamente egoistica.

Torniamo all’Asia. Lei dice che gli Stati Uniti devono investire di più nella deterrenza anti-cinese. Ma quel piano c’è già: si chiama Aukus, il patto sui sottomarini a propulsione nucleare con Australia e Regno Unito. E ha già causato un terremoto con la Francia…

Disastro? Successo? Punti di vista. Il piano australiano per i sottomarini francesi non aveva senso, hanno preso la giusta decisione. Capisco che Parigi sia arrabbiata, ma diciamoci la verità: per gli Stati Uniti oggi l’Australia è un alleato molto più importante della Francia. Probabilmente il più allineato agli interessi americani e quello più esposto alla pressione cinese, mentre Macron va in giro a parlare di autonomia strategica. L’amministrazione Biden ha gestito male la partita, ha fatto marcia indietro. I benefici si vedranno nel medio lungo periodo.

Quattro anni fa ha firmato l’ultima versione della strategia per la sicurezza nazionale. Oggi cosa cambierebbe?

Abbiamo bisogno di un più forte impegno nel contenimento cinese, di nuove risorse nella da investire nella competizione tra grandi potenze. Purtroppo in questi anni l’establishment della Difesa e della politica estera americana è rimasto immutato.

Quali sono le nuove priorità?

La deterrenza nucleare contro la Cina. Il progressivo ritiro dal Medio Oriente e una maggiore responsabilizzazione degli alleati in Europa.

Il ritiro in Afghanistan è stata la mossa giusta?

Biden ha preso una decisione saggia e necessaria, l’ha gestita in modo catastrofico. La sua amministrazione non ha previsto la reazione dei talebani, non si è consultata con gli alleati europei. Ma almeno ha avuto il coraggio di uscire.

C’è ancora una missione americana in Medio Oriente?

Sì: sostenere convintamente gli accordi di Abramo. E dar vita a un’alleanza di partner regionali in chiave anti-iraniana non così diversa dalla Nato. Sauditi ed emiratini vanno aiutati insieme a Israele. Dovremmo vender loro armi, non sanzionarli.

L’Italia ha un ruolo nel Quadro strategico che ha descritto?

Sento parlare di un ruolo italiano nella crisi russa: improbabile. Un alleato come l’Italia dovrebbe piuttosto prendere le redini in Nord Africa e nel Mediterraneo orientale, da dove arrivano le vere minacce per la sua sicurezza nazionale, da un’immigrazione incontrollata al terrorismo. Dagli Stati Uniti ben venga tutto il supporto di intelligence necessario.

Nella competizione con la Cina l’Italia ha voce in capitolo?

Non ha le capacità militari necessarie per proiettarsi nell’Indo-Pacifico. Può però fronteggiare la Cina nelle sue attività economiche in Europa, mettere un freno alle mire cinesi nelle tecnologie sensibili. Questo sì sarebbe un contributo prezioso.

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