Le campagne di lancio dell’Ariane 6 e del Vega C procedono secondo i piani, con i voli inaugurali previsti entro la fine dell’anno. Così, secondo quanto spiegato dall’amministratore delegato Stéphane Israël, dopo il contratto con Amazon per la costellazione Kuiper, Arianespace mira a contribuire all’autonomia europea nel settore dei lanciatori spaziali

I vettori Ariane 6 e Vega C prenderanno il volo entro la fine di quest’anno. A rivelarlo lo stesso Stéphane Israël, amministratore delegato di Arianespace, in occasione di un incontro con la stampa tenutosi a Roma. Tutto procede secondo i piani, il volo inaugurale del razzo europeo Vega C è previsto per giugno, come confermato anche dall’Agenzia spaziale europea (Esa), mentre per l’Ariane 6 “ci sono passi importanti da compiere e il loro superamento permetterà di prevedere il volo inaugurale per la fine del 2022”, ha spiegato il ceo. Nel corso del suo discorso, Israel ha inoltre ricordato il volo previsto per il 22 giugno dalla base di Kourou, in Guyana francese, del primo Ariane 5 del 2022. Si tratta del VA257, che metterà in orbita due satelliti geostazionari destinati alle telecomunicazioni, Measat-3d e Gsat-24. Tale missione permetterà di migliorare la copertura della banda larga nella regione dell’Asia-Pacifico, per il manager: “Un perfetto esempio dei nostri successi nelle esportazioni”. Da lì, le attenzioni si sposteranno verso la piattaforma di lancio del Vega, dove a inizio maggio è avvenuta l’integrazione del secondo dei quattro stadi totali (lo Zefiro 40). Il lancio potrebbe avvenire “realisticamente una decina di giorni dopo il lancio di Ariane 5”, ha raccontato Marino Fragnito responsabile della Business unit Vega di Arianespace. Continua quindi la corsa ai lanciatori che coinvolge tutto il mondo, compresa l’Europa che è chiamata a riorganizzarsi dopo l’estromissione dai programmi spaziali comuni da parte di Mosca, che ha comportato “la sospensione di undici voli spaziali con la Soyuz russa”, come ha registrato ancora l’ad della società.

Il lanciatore made in Italy

Arianespace non opererà il lancio di per sé, ma si occuperà di fornire il supporto tecnico ad Avio e all’Esa in molteplici settori. Il Vega C, la cui C significa “consolidamento”, è realizzato in Italia, negli stabilimenti di Avio a Colleferro alle porte della Capitale, e vede il contributo di altri Paesi europei. Si tratta di una versione nuova e aggiornata rispetto al Vega, e sarà dotata del motore a combustibile solido P120C oltre che di maggiore capacità di carico (più di duemila chili), sia in termini di massa sia di volume. “Questo permetterà di servire il mercato dell’osservazione della Terra, in espansione, così come le esigenze istituzionali a lungo termine”, ha osservato Fragnito. Le modifiche apportate permetteranno al lanciatore non solo di effettuare lanci multipli, ma anche di rilasciare i carichi su ben tre orbite differenti, grazie alla capacità dell’ultimo stadio di effettuare fino a sette riaccensioni. Molti lanciatori, infatti, se pur in grado di portare in orbita più satelliti nello stesso momento, li portano in un’unica orbita, lasciano poi ai clienti il compito di spostarli verso la destinazione desiderata. Infine sarà possibile indirizzare l’ultimo stadio in un’orbita di rientro, così da bruciare nell’atmosfera senza rilasciare detriti. Vega C userà lo stesso launchpad di Vega “ottimizzando in questo modo i costi e limitando l’impatto a Terra”, ha spiegato Israël.

Avanti tutta sull’Ariane 6

In contemporanea anche i test su Ariane 6 procedono in modo regolare per il volo inaugurale di quest’anno. Il lanciatore si è già lasciato alle spalle tappe significative della campagna di lancio, tra cui “la conferma da parte dell’Agenzia spaziale francese (Cnes) che i bracci criogenici del Launchpad si sono aperti con successo durante un test condotto in aprile”, ha raccontato Israël. Parallelamente Arianegroup e l’Agenzia spaziale tedesca (Dlr) si stanno preparando per la prova di accensione dello stadio superiore del vettore a Lampoldshausen.

La declinazione del mercato

Cresce il mercato, e aumentano le possibilità. Le previsioni di Arianespace, visto il continuo espandersi del settore spaziale, sono infatti in crescita, con quote potenzialmente accessibili per la società nel prossimo decennio valutate dal Ceo ” a una media annuale di 3,35 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai circa 2 miliardi di dollari del periodo 2011-2020″.

Il mercato di oggi si declina su diverse grandi prospettive: le costellazioni satellitari commerciali non geostazionarie (di cui fa parte anche l’accordo per i 18 lanci della costellazione Kuiper di Amazon), a cui fa capo una fetta di mercato pari a circa 1,67 miliardi di dollari; i satelliti commerciali geostazionari che contano un mercato da 510 milioni di dollari; i satelliti istituzionali europei per 500 milioni di euro. Non solo, Israël ha spiegato come il mercato ricomprenda anche le piccole costellazioni commerciali non geostazionarie, per un valore di circa 350 milioni di dollari, oltre che i satelliti non geostazionari destinati all’export, per i quali il valore è di 215 milioni di dollari. “Considerando la domanda e la competitività dei nostri lanciatori potremmo avere bisogno di aumentare la cadenza annuale fino a quindici lanci per Ariane 6 e a sei lanci per Vega C”, ha detto ancora il ceo di Arianespace. Gli accordi conclusi dalla società, come quello con Amazon, non interferiscono con gli impegni presi in seno alle istituzioni europee, ad esempio in merito al “finanziamento e gestione di Ariane 6 e Vega-C, che richiede di riservare all’Europa almeno quattro lanci istituzionali all’anno su Ariane 6 e due per Vega C”, ha concluso il ceo.

 

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