Conversione bond Mps, ecco cosa mormorano i titolari delle obbligazioni subordinate

Conversione bond Mps, ecco cosa mormorano i titolari delle obbligazioni subordinate

Quasi quattro miliardi di euro di piccolo risparmio nei titoli subordinati di Mps che erano destinati agli istituzionali. Sarebbero in mano a 40mila italiani secondo le stime più accreditate, 40mila italiani che si apprestano a decidere se convertire o no le loro obbligazioni in azioni, ancora più rischiose, per consentire al Monte Paschi di Siena di procedere all’aumento di capitale senza patemi d’animo.

MONTE TITOLI SUBORDINATI

In totale i subordinati Mps in circolazione ammontano a 5,8 miliardi per otto titoli di cui sette destinati a pubblico istituzionale: circa il 65% dell’importo totale sarebbe in mano al retail. Ciò vuol dire che se anche l’Upper Tier 2018, l’unico titolo con taglio minimo di mille euro, fosse interamente detenuto dal retail per due miliardi, ci sarebbe ancora un miliardo e mezzo in mano ai piccoli, che dunque hanno comprato un titolo evidentemente molto rischioso.

RISCHIO CONVERSIONE
Gli obbligazionisti sono in fibrillazione. La loro paura corre in rete, nei forum di finanza, di più da quando i vertici del Monte dei Paschi di Siena, ora guidata da Marco Morelli, hanno pubblicato il comunicato sulla conversione volontaria di bond subordinati in azioni, che partirà lunedì 28 novembre. Un’operazione necessaria di fatto ad evitare un vero Bail-in per la banca. Formiche.net aveva già parlato con uno di questi risparmiatori, quiLe sue preoccupazioni sono piuttosto condivise. Anche se, tra le pieghe degli interventi, si cerca di salvare il salvabile e nel farlo si rischia ancora e forse più del necessario.

IL GIOCO DELLE TRE CARTE
I titoli a cui si fa riferimento sono essenzialmente due: il Subordinato Lower Tier 2 con scadenza 2017, e Isin: XS0236480322, con taglio minimo 50.000 euro. E l’Upper Tier con scadenza 2018 e taglio minimo da mille euro che, nonostante la dimensione minima del ticket di ingresso, ha in teoria un grado di insolvenza superiore rispetto al primo.
Le possibilità che hanno davanti gli obbligazionisti sono ora tre e sono tutte indicate nel comunicato di Mps: la conversione a 100 in azioni; la vendita del titolo che, comprato a 100 oggi quota sui 70 (una scelta che comporterebbe una perdita del 30% in conto capitale e che al momento è la meno rischiosa); o l’attesa, che prevede di portare i titoli a scadenza. La conversione significa, in parole semplici, che in portafoglio i nostri investitori si troverebbero azioni di una banca che sta cercando di evitare il crack e nessuna garanzia che la loro scelta contribuisca a risolvere positivamente la faccenda.

BONDISTI IN ATTESA

Sui forum dove gli investitori più esperti si riuniscono per scambiarsi opinioni, il sentiment è di confusione e l’attitudine generale è di attesa. In pochi davvero sono a favore della conversione.
“Il rischio di tenere Mps è ora più elevato di ogni considerazione tecnica – scrive dionesofista – L’aumento di capitale è in forse e può succedere di tutto. Ho lavorato tanto coi i subordinati  Mps e per tanti anni, l’ultimo lotto (2020) lo ho venduto a 74 naturalmente in minus, e ora dormo un po’ più tranquillo, anche se detengo azioni per le quali è difficile immaginare un percorso in salita. In sintesi se la situazione non si chiarisce, e qui cambiano le cose di giorno in giorno, a mio avviso i sub andrebbero ricomprati in chiave conversione non oltre 50/55”. Una visione più speculativa di quella della media degli obbligazionisti, come Franco Causo che qui chiede consigli su cosa fare avendo il titolo a carico a 100 o giù di lì, precisamente la subordinata 08/18 con Isin IT0004352586: “Se io converto ma l’adc non si realizza, avrò sempre in tasca le obbligazioni come ora, vero? Quindi mi troverei nella stessa situazione di oggi come se avessi scelto di non convertire. Non convertendo è chiaro che non aiuto l’adc”. Che però, anche secondo i frequentatori dei forum, non dipende tanto dai piccoli azionisti ma dai grandi investitori che faranno la differenza.

I DUBBI SULLA CONVENIENZA

In ogni caso per Eniforever “chi ha le subordinate in carico a 100 non ha alcuna convenienza a convertire”. Sul titolo con scadenza ad agosto 2018 sempre franco casio (lo scrive nel 2013) si era “fatto quotare la vendita a fine 2012: era a 86, quindi ci avrei rimesso il 14% del capitale e ho lasciato perdere. Mi sono riletto le condizioni di subordinazione. A parte non prendere interessi a causa di andamenti negativi della gestione, si dice che in caso di perdite che portino il capitale versato e le riserve al di sotto del livello minimo previsto per l’attività bancaria (6,3 milioni di euro), capitale e interessi delle obbligazioni possono essere utilizzate per far fronte alle perdite”. Ecco, i prospetti andrebbero letti prima e in casi come questi non sottoscritti, suggeriamo noi.

VARIABILE TERP

Come finirà la conversione? C’è chi crede, come Andrea84 che si arrivi “a una conversione forzosa con l’unica nota positiva di riconoscere a 100 sia Tier 1 sia Tier 2 nonché far convertire anche fresh. A quel punto ecco trovati nuovi capitali freschi senza richiedere nulla al mercato”. Una variabile da considerare per valutare la convenienza dell’adesione al progetto di Mps è lo sconto sul Terp. Di cosa si tratta? Il Theoretical ex right price è il prezzo teorico di un’azione dopo lo stacco del diritto di opzione relativo a un aumento di capitale. In soldoni, se un società ha 100 azioni che valgono 3 euro e vara un adc da altre 100 azioni del valore di 2 euro (a sconto per invogliarne la sottoscrizione) e l’azionista ne acquisti 10, avrà in portafoglio un valore di 3 moltiplicato per dieci, oltre alla possibilità di sottoscrivere altre 10 azioni al prezzo di 2 euro (10 diritti). Il Terp è la differenza media tra vecchio e nuovo valore al termine dell’emissione di tutte le nuove azioni (nel caso dell’esempio, 2,5 euro). “Con capitalizzazione di 700 milioni e aucap di 5 miliardi, lo sconto sul terp è al massimo del 13% circa. Se potesse essere del 38% l’aucap non sarebbe così a rischio” scrive capolorenzo. Ma secondo caligola2005 anche così potrebbe bastare: “Proviamo a fare un calcolo: compro a 0,67 e spendo 67000 mi danno 100 mila in titoli. Preso 1 come prezzo dei nuovi titoli, il loro valore è di 117.000 (Terp 1,17 che con sconto del 14% rispetto) con capitalizzazione 5miliardi e 600 mila, per perdere rispetto al mio investimento, il titolo dovrà scendere sotto 0,67 perdendo di colpo 2 miliardi di capitalizzazione. Anche così mi sembra esserci paracadute”.

ultima modifica: 2016-11-23T12:04:15+00:00 da Laura Magna

 

 

 

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