Chi sono i cattolici nello staff di Donald Trump

Chi sono i cattolici nello staff di Donald Trump
L'approfondimento di Andrea Mainardi

Nell’inner circle del presbiteriano Donald Trump non mancano i cattolici. E in ruoli chiave per la nuova amministrazione. Personaggi a volte stimati, in altri casi chiacchierati e discussi. Ecco nomi, approfondimenti e curiosità.

UN THOMAS CROMWELL ALLA CORTE DEI TUDOR

Elemento chiave dello staff di The Donald è Stephen Bannon. Stratega durante la campagna elettorale, sarà l’uomo più vicino al presidente, che lo ha nominato consigliere speciale e chief strategist. È il più contestato. Viene definito razzista, antisemita, omofobo, islamofobo e nazionalista bianco. Di famiglia operaia, cattolico di origine irlandese, ex ufficiale della Marina, ha lavorato per Goldman Sachs prima di diventare presidente esecutivo dell’ultra conservatore Breitbart News. Uno dei suoi giornalisti di punta prima di andarsene sbattendo la porta lo ha accusato di avere trasformato il sito in una “Pravda trumpiana”.

Provocatore seriale o con un piano preciso ed evidentemente vincente? Il dottor Steve una volta a un party si è definito “leninista”: “Lenin voleva distruggere lo Stato. È il mio stesso obiettivo”. In seguito ha poi detto di non ricordare quella conversazione. “La paura è una buona cosa perché spinge all’azione”, ha ripetuto spesso (qui). E al Washington Post ha dichiarato: “Ci chiamiamo il Fight Club, violentemente anti-establishment”. Con lui a capo di Breitbart News sono usciti articoli molto contestati: “Il controllo delle nascite rende le donne brutte e pazze” (qui). Attacchi all’ideologo conservatore anti-Trump definito un “ebreo rinnegato” e i transgender. E ancora: “La soluzione per gli abusi online è semplice: le donne dovrebbero disconnettersi” (qui) o “Non c’è nessun pregiudizio contro le donne nella tecnologia: fanno solo schifo ai colloqui di lavoro” (qui).

Vita famigliare travagliata: nel 1996 l’ex moglie lo denunciò per violenza privata (accusa poi caduta). Ha anche sostenuto che il marito non volesse mandare i figli in una scuola perché frequentata da ebrei. Lui ha smentito. Nel 2014 è intervenuto in videoconferenza in Vaticano per un incontro promosso dal Dignitatis humanae institute: ha puntato il dito sull’avidità del settore bancario, ha criticato il capitalismo clientelare, valorizzando quello “illuminato” che ha alla base la morale giudaico cristiana. E ha difeso il ruolo della religione nel dibattito pubblico come pilastro della società civile.
L’uomo che sussurra a Trump replica di gusto a chi gli dà del “prepotente machiavellico”: “Sono Thomas Cromwell nella corte dei Tudor”. Insomma: il falco di The Donald.

IN TV CON LE CENERI IN FRONTE

Della cattolicità del nuovo portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, ne ha data prova lui stesso. In occasione del mercoledì delle ceneri dello scorso anno, si è presentato in diretta alla Cnn con una vistosa macchia di cenere scura sulla fronte. Ignari liberal lo hanno attaccato sui social, ironizzando sul fallito make-up. Era solo stato a messa. Scuole cattoliche, un suo ex insegnante alla Portsmouth Abbey School ha dichiarato al National Catholic Register: “Porterà onestà, competenza e trasparenza alla Casa Bianca”.

CHI SCRIVE L’AGENDA PRO-LIFE

Kellyanne Conway entra nella West Wing come stretta consigliera dell’amministrazione Trump. Ruolo influente per una convinta pro-life che ha già diretto con successo la campagna presidenziale. Ha detto di lei il neo presidente: è una “sostenitrice instancabile e tenace della mia agenda”. È lei l’agente all’Avana dei pro-life per smantellare Planned Parenthood, l’organizzazione che offre il suo servizio aborti finanziata con fondi federali che The Donald ha promesso di togliere. Conway lavorerà a stretto contatto col segretario alla Salute, Tom Price. Presbiteriano, ha votato contro il sostegno economico alla Planned Parenthood Federation. La frase: “Non c’è niente di più fondamentale per la nostra umanità che difendere la vita”.

CHI TIENE LE CHIAVI DI CASA

Cattolico nello staff di Trump anche Andrew Bremberg, direttore designato dell’importante Domestic policy council, organismo attraverso cui la Casa Bianca gestisce gli affari interni. Studi alla Franciscan University di Steubenville e alla Catholic University of America, ha lavorato con George W. Bush presso il Dipartimento salute.

CATTOLICO DEVOTO TRA DONNE IN BIKINI

Segretario del Lavoro è Andrew Puzder, descritto come un “cattolico devoto”. Critico verso gli aumenti minimi salariali, da Ceo della catena di fast-food Cke, difese una campagna pubblicitaria con donne in bikini che addentavano hamburger: “Penso sia molto americano”, disse all’epoca, primi anni Duemila. Campagna lanciata con l’aiuto di Hugh Hefner, il fondatore di Playboy. La questione lo ha portato a dover dare le dimissioni dal consiglio del cattolico Thomas Aquinas College. Ma piace ai pro-life: “Ha cercato un consenso sulla questione dell’aborto attraverso la promozione dell’adozione”, l’endorsement recente del Susan B. Anthony List, organizzazione che promuove le donne pro-vita in politica. L’impegno era degli anni ’90, ma ha fatto curriculum. “Solo negli Stati Uniti un ragazzo della classe operaia può aspirare al successo”, ha annunciato Puzder con tono autobiografico, ad agosto 2016, parlando a una platea di leader cattolici latinos sul tema della libera impresa. Presente in sala anche l’arcivescovo José Gómez.

I GENERALI DI DONALD

Ruolo fondamentale alla Casa Bianca per Michael Flynn, nominato consigliere per la sicurezza nazionale. Come Bannon è nato e cresciuto in una famiglia irlandese-cattolica della working class. Uno dei primi sostenitori di Trump, è un ufficiale congedato dall’amministrazione Obama nel 2014. Politico lo ha definito il generale più arrabbiato d’America. Ha parlato esplicitamente di islam come ideologia politica. Su Twitter ha cinguettato: è razionale avere paura dei musulmani. Non ha mancato di avvertire che negli ultimi tempi gli Stati Uniti sono più insicuri che ai tempi degli attacchi dell’ 11 settembre.

Cattolico di origine irlandese è un altro generale in congedo, John Kelly, chiamato a guidare il Dipartimento per la sicurezza interna. Ovvero per seguire sul campo uno dei leitmotiv di Trump: immigrazione e controllo dei confini. Non dispiace del tutto ai democratici, e sulla frontiera col Messico ha chiesto un “approccio più equilibrato” al problema, sostenendo la necessità di un aumento degli aiuti per lo sviluppo economico, l’istruzione e un focus sui diritti umani per combattere l’immigrazione non autorizzata e il traffico di droga. “È un Marine, lui dice le cose come stanno”, il commento dell’ex segretario dem alla Difesa, Leon Panetta.

SCERIFFO UN PO’ LIBERAL A CACCIA DI SPIONI

L’ex sindaco di New York, Rudy Giuliani a lungo è stato in corsa per il posto di segretario di Stato. Uno dei più entusiasti sostenitori di Trump nella sua corsa alla Casa Bianca è stato comunque ripescato come consulente per la cybersecurity nazionale. In gioventù aveva pensato di entrare in seminario. Repubblicano e cattolico, ma di posizioni liberal sull’aborto e le coppie di fatto omosessuali. Nel 2008, al terzo divorzio, ha ricevuto la comunione durante la messa celebrata da Benedetto XVI nella cattedrale di Saint Patrick, a New York, rivendicando la scelta. L’allora arcivescovo della Grande mela lo rimproverò pubblicamente.

ultima modifica: 2017-01-23T12:01:08+00:00 da Andrea Mainardi

 

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: