Chi e come ha stroncato la lettera di correzione spedita a Papa Francesco su Amoris Laetitia

Chi e come ha stroncato la lettera di correzione spedita a Papa Francesco su Amoris Laetitia

Non si sono fatte attendere le reazioni critiche di esponenti del Vaticano e di intellettuali cattolici (qui il commento di Benedetto Ippolito su Formiche.net) alla “Correzione filiale” inviata a Papa Francesco (qui il testo integrale e qui i profili dei firmatari della missiva). Ecco tutti i dettagli.

LE PRIMA REAZIONI AL DOCUMENTO DI ACCUSA AL PAPA, SU TUTTI L’ARCIVESCOVO BRUNO FORTE

Se infatti il presidente della Cei Gualtiero Bassetti, nel suo primo discorso dopo l’incarico (qui una sintesi e le le foto), ha sorvolato l’argomento chiedendo semplicemente, “sul piano pastorale”, di “recepire con autenticità sul territorio lo spirito dell’Amoris Laetitia”, con l’eco del direttore Marco Tarquinio su Avvenire, che ha sottolineato la richiesta del neo presidente della Cei di “ricezione e attuazione dell’ esortazione apostolica”, ad andare dritto al punto è stato l’arcivescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte (nella foto). Il teologo ha parlato di “intenzione strumentale di attacco al pontificato di Bergoglio”, con un “pretesto forzoso per cercare errori dottrinali che non ci sono”, all’interno di “una operazione che non può essere propria di chi ama la Chiesa”. “Amoris Laetitia chiede che lo spirito di misericordia si eserciti verso tutti”, ha proseguito Forte nel suo commento diffuso attraverso la sua pagina Facebook, e “tutti i sette presunti capi d’imputazione fraintendono la necessità di verità e di misericordia da parte della Chiesa, che non chiude le porte in faccia a nessuno, perché Dio non lo fa”.

SU AVVENIRE L’INTERVENTO DI MONS. GIUSEPPE LORIZIO

Rincara la dose Monsignor Giuseppe Lorizio, docente di teologia fondamentale all’Università Lateranense, intervistato da Luciano Moia su Avvenire, che ha parlato di “un problema di onestà intellettuale e di incompetenza teologica”, di chi usa come “proposizioni d’accusa frasi che il Papa non ha mai né detto né scritto”, fornendo nel complesso “una libera e discutibile interpretazione del messaggio del Papa”: “una visione automatica e statica della Grazia, che invece è un fatto dinamico”, in quanto l’eucarestia “è il panis viatorum di coloro che sono in cammino”. Mentre la visione dell’Amoris Laetitia risale addirittura al concilio di Trento, “piena tradizione”, ha chiosato Lorizio, precisando per di più che l’esortazione “ha una qualifica di magistero ordinario e quindi va accolta come tale, non è la posizione di una scuola teologica. È l’espressione di un percorso di Chiesa”. Lo stesso Moia ha poi aggiunto: “Se i 62 firmatari del documento avessero letto le migliaia di risposte alla segreteria del Sinodo si renderebbero finalmente conto che il sentire diffuso del popolo di Dio”.

“ACCUSE DI QUESTO TIPO NON SONO NUOVE”, DICE TORNIELLI SU LA STAMPA

Accuse di questo tipo tuttavia non sono nuove, ha spiegato Andrea Tornielli su La Stampa, ma toccarono anche a Giovanni Paolo II, per “le sue affermazioni in linea con il Concilio Ecumenico Vaticano II”: critiche “ben diverse per serietà, toni adoperati, argomentazioni proposte e proporzioni”, da quelle dei firmatari della lettera, questi ultimi “frange estremiste e marginali”. Come nel caso della “lettera apertaˮ del 1989, “sottoscritta da 162 docenti di teologia cattolica di lingua tedesca”, firmata da “17mila laici ed ecclesiastici” in Olanda e “16mila parroci e laici nell’allora Repubblica Federale Tedesca”, in cui si accusava il “centralismo romano e il mancato ascolto da parte della Santa Sede delle istanze e delle indicazioni delle Chiese locali”. Il contrario di quello che accade oggi con Bergoglio.

I PRECEDENTI DI GIOVANNI PAOLO II, DEL CARDINALE MULLER E DI BENEDETTO XVI

Le imputazioni toccarono anche allo stesso cardinale tedesco Gerhard Müller nelle settimane precedenti la sua nomina a Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede nel 2012, con testi ancora una volta “diffusi in siti web e blog vicini al mondo cosiddetto tradizionalista e lefebvriano”, o a Benedetto XVI, “per alcuni suoi interventi in tema di ecumenismo o per la decisione di partecipare all’incontro inter-religioso di Assisi”, ha ricordato Tornielli. Aggiungendo, sul suo blog, che sebbene l’accusa dei firmatari, stando alle parole di Ettore Gotti Tedeschi o di Antonio Livi, non sia di “eresia” ma riguardi più precisamente “la possibilità di provocarne”, nel testo in latino citato nella lettera vi si legge la dicitura “proposizioni false ed eretiche”. Quindi, “delle due l’una”, ha detto Tornielli: “Se avevano in mente questo, dovrebbero avere il coraggio di sostenerlo senza sofismi e giri di parole”, “senza lanciare il sasso (firmando) per poi nascondere la mano (negando di aver dichiarato che il Papa ha pronunciato e propagato eresie)”.

IL COMMENTO SU IL SUSSIDIARIO DEL FILOSOFO MAZZARELLA

Sul quotidiano on-line curato dalla Fondazione per la Sussidiarietà Il Sussidiario, il filosofo Eugenio Mazzarella ha bollato la correzione come “Amoris tristizia”: “Tutto meno l’amore pare ci debba essere nelle coppie scoppiate, che provano a rifarsi una vita senza doversi allontanare dalla grazia sacramentale che la Chiesa amministra nell’Eucarestia, secondo i firmatari delle accuse di eresia a Francesco sulle aperture ai divorziati risposati”. Meno cioè “la determinazione sincera a fare meglio come uomini e donne, padri e madri, nell’amore di Cristo, sostenuti dalla Chiesa, madre rigorosa ma non sorda al dolore dei suoi figli”. Insomma, liquida il filosofo, non è altro che “un banale, persino volgare, scambio della misericordia del magistero dell’Amoris laetitia di Francesco con lassismo modernista e cripto-luterano”: “da chi voleva criticare Francesco, ci si poteva attendere un impegno teologico e argomentativo più solido di una ‘correzione filiale’ infelice persino nella dizione, che troppo ricorda il lessico delle banche e delle cassette di sicurezza delle proprie certezze teologiche e morali”, conclude Mazzarella.

L’AFFONDO DEL DIRETTORE DE IL SISMOGRAFO LUIS BADILLA

Ancora più esplicito il direttore de Il Sismografo Luis Badilla: “Vorrei tanto avere il tempo e i mezzi per conoscere uno a uno il succo del pensiero di tutti i firmatari, la quasi totalità conosciuti solo a casa loro. Sono certo che mi troverei spesso di fronte a idee farneticanti. Io, modestamente, di questi custodi della fede non mi fido neanche un minuto. Detto con umiltà, io francamente mi fido di Papa Francesco”.

ultima modifica: 2017-09-27T11:27:04+00:00 da Francesco Gnagni

 

 

 

 

 

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