Bitcoin e Fintech, ecco sfide e rischi per le banche secondo Bankitalia

Bitcoin e Fintech, ecco sfide e rischi per le banche secondo Bankitalia

Pd e banche lo hanno detto proprio ieri. Sul Fintech serve in testo unico, come già accade per finanza (Tuf) e credito (Tub). Il principio che ha ispirato il pensiero di Francesco Boccia, presidente dem della commissione bilancio della Camera, e di Antonio Patuelli, a capo dell’Abi, intervenuti a un convegno del Sole 24 Ore, è più o meno questo: stessi rischi, dunque stesse regole. E non è che all’Antitrust la pensino diversamente (qui lo speciale di Formiche.net sull’intervento in Parlamento del presidente Giovanni Pitruzzella). Servono regole immediate per conciliare vecchi e nuovi intermediari, finanziari o creditizi che siano. Ma come fare? Da dove cominciare? C’è un punto di non ritorno entro il quale agire? Domande cui ieri ha risposto la diretta interessata, Bankitalia.

SE IL FINTECH SI MANGIA LE BANCHE

A dare delle risposte ci ha pensato Fabio Panetta, vicedirettore generale di Bankitalia, intervenuto nel pomeriggio in commissione Finanze, alla Camera, dove è in corso l’indagine conoscitiva sulla tecnofinanza (qui il testo completo dell’audizione). Bisogna partire da un problema. Il Fintech sta erodendo consistenti guadagni alle banche. “La concorrenza di tali aziende sta già iniziando a intaccare i margini dell’attività bancaria tradizionale. Si stima che nel prossimo decennio, con l’espansione in tutti i segmenti di mercato, i nuovi operatori potrebbero erodere il 60% dei profitti che le banche ottengono dalle attività al dettaglio”, ha ammesso Panetta nel documento consegnato ai deputati (qui il testo integrale).

CORRERE AI RIPARI

Se dunque l’innovazione tecnologica non si può sconfiggere, allora meglio provare a farsela amica. Lo sanno bene anche a Via Nazionale. “I casi di successo di aziende Fintech stanno spingendo molti intermediari ad accrescere l’impegno nelle nuove tecnologie. Numerose banche di maggiori dimensioni stanno ampliando l’offerta di servizi digitali sia aumentando i propri investimenti, sia mediante accordi con aziende Fintech”. E, precisa Bankitalia nella relazione, “in alcuni casi l’integrazione viene realizzata con l’acquisizione dell’azienda Fintech da parte della banca”.

TUTTI I NEMICI DELLE BANCHE

Chi sono gli avversari potenziali delle banche? “Oggi i maggiori operatori nel campo Fintech sono rappresentati dalle aziende tecnologiche quali Apple, Google, Amazon, Facebook negli Stati Uniti e Ali Baba e Tencent in Cina. Apple e Google hanno sviluppato soluzioni che permettono l’utilizzo di strumenti di pagamento in accordo con banche, mentre Amazon offre prestiti a piccole imprese, per un ammontare giunto a superare i 3 miliardi di dollari e Facebook consente agli utenti statunitensi di effettuare pagamenti verso i soggetti inclusi nei propri contatti e sta perfezionando l’attività di prestito a piccole imprese. Ali Baba invece rende disponibili servizi di pagamento attraverso la controllata Ant Financial, cui fa capo un fondo monetario con attivo superiore a 160 miliardi di dollari”.

BANKITALIA STRIGLIA IL CREDITO

Per le banche italiane, dunque, è tempo di darsi una mossa: “Gli istituti italiani devono agire con determinazione per riportare la redditività su livelli adeguati. Si tratta di un compito non agevole”, dal momento che “le nuove tecnologie abbattono le tradizionali barriere all’ingresso nei mercati del credito e dei servizi finanziari: le imprese Fintech offrono servizi a costi contenuti sia per il ricorso alla tecnologia sia, in questa fase iniziale, per effetto di politiche commerciali volte ad acquisire clienti. L’effetto finale sulla redditività degli intermediari non è pertanto facile da prevedere, ma le banche dovranno in ogni caso effettuare investimenti ingenti in tecnologia per competere sul mercato”.

REGOLE VECCHIE PER NUOVI AFFARI

Si chiude il cerchio e si torna al punto di partenza. Chi fa cosa? Bankitalia punta il dito contro una normativa poco al passo coi tempi. “Il quadro legislativo attuale fa riferimento alle attività di tipo tradizionale, ciò genera difficoltà nel comprendere se e in che misura i servizi innovativi si inscrivono nel perimetro di quelli regolamentati. Inoltre la normativa non sempre offre la flessibilità applicativa sufficiente per adeguarsi in modo tempestivo al progresso tecnologico”. Conclusione: “le istituzioni pubbliche hanno il compito, non agevole, di adeguare il sistema normativo alla trasformazione tecnologica in atto continuando, nel contempo, a garantire la stabilità del sistema e la tutela della clientela. È necessario interrogarsi sulle scelte regolamentari”.

ultima modifica: 2017-11-30T09:08:56+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

 

 

 

 

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