Smog, ecco come l’Italia cerca di evitare le sanzioni Ue

Smog, ecco come l’Italia cerca di evitare le sanzioni Ue
L'approfondimento di Lorenzo Bernardi

L’emergenza smog che negli scorsi giorni ha coinvolto il nord, complici le migliori condizioni meteorologiche, sembra dare lievemente tregua. Al nordest la pioggia ha contribuito ad abbattere le percentuali di polveri sottili, mentre al nordovest è stato il vento, domenica, a spazzar via buona parte della cappa di inquinamento che opprimeva Torino e non solo. Tuttavia il problema non è certo risolto. Anzi: se queste sono le premesse, per l’inverno che ci aspetta non c’è da essere ottimisti. Basti pensare che l’allarme rosso è scattato a metà ottobre, con buona parte degli impianti di riscaldamento spenti.

ITALIA MAGLIA NERA IN EUROPA

Il punto è che l’Italia è malata di smog, e anche piuttosto gravemente. Le criticità maggiori si registrano non solo nella pianura Padana, una delle aree più inquinate del continente, ma anche in alcune zone della Toscana, del Lazio, della Campania e della Puglia. Secondo i dati dalle varie agenzie regionali, da settimane le principali città del nord registrano la presenza di polveri sottili in valori doppi rispetto al limite di 50 mg per metro cubo. Pensare poi di restare al di sotto dei 35 giorni l’anno di “sforamento” delle concentrazioni delle polveri sottili, come chiedono le direttive Ue, è una pia illusione. A Torino nel 2017 siamo già a 70 giorni, a Milano 59.

Tutto questo si traduce nel tasso di mortalità più alto d’Europa: secondo i dati dell’Oms, riportati in questo articolo dall’Huffington Post, sono circa 85mila i decessi prematuri provocati dall’inquinamento in Italia.

LE SANZIONI UE

Purtroppo, non è una novità. Del problema si è accorta da tempo l’Unione Europea, che ha avviato una procedura che potrebbe portare alle sanzioni – qualcuno parla addirittura di un miliardo di euro – nei confronti del nostro paese. A febbraio Bruxelles ha dato un ultimatum all’Italia (e non solo a noi, fra gli ultimi della classe ci sono anche Francia, Germania e Regno Unito) invitando il nostro paese a intervenire. Ad aprile, poi, è giunto il secondo invito.

Nel frattempo l’Italia si è attivata su due fronti: quello del contenimento dell’emergenza smog e quello della riduzione strutturale dell’inquinamento.

IL PROGETTO PRE PAIR

Le politiche di contrasto all’inquinamento sono affidate alle regioni, tramite specifici piani di contenimento. Ma la pianura Padana presenta caratteristiche morfologiche e produttive che rendono indispensabili misure condivise. Ecco perché le principali regioni hanno prima avviato il Tavolo del bacino Padano e poi, a febbraio è partito il progetto Pre Pair. Si tratta di un’iniziativa finanziata dalla Commissione Europea che punta proprio a favorire politiche unitarie, a cui aderiscono Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia, Friuli e provincia di Trento, più i principali Comuni dell’area, ovvero Torino, Milano e Bologna. “L’obiettivo è mettere in campo specifiche azioni finalizzate a rafforzare le misure dei piani regionali di contenimento di emissioni e inquinamento – illustra Marco Deserti, responsabile del Centro tematico regionale sulla qualità dell’aria dell’Arpae Emilia Romagna – Si punta a ridurre le polveri sottili del 40% entro il 2020 e a evitare di superare i 35 sforamenti dei limiti all’anno”. E come? “Con misure di capacity building per aumentare l’efficacia di azioni strutturali e la conoscenza dei cittadini delle buone pratiche”. Le attività sono finanziate con 16milioni 800mila euro, di cui quasi 10 arrivano da Bruxelles, il resto dalle singole Regioni. Comprendono, ad esempio, corsi di formazione per tecnici che installano impianti di riscaldamento o per progettisti che si occupano di termovalorizzazione. A questo si affiancano gli ecobonus per sostituire veicoli obsoleti e migliorare gli impianti di riscaldamento. “Fra i grandi obiettivi c’è poi l’istituzione e l’aggiornamento di un’anagrafe delle misure contro l’inquinamento messe in campo dalle regioni su quattro tematiche: risparmio energetico, traffico, agricoltura e combustione delle biomasse – prosegue Deserti – Si tratta di monitorare nel dettaglio come vengono investite le risorse per poi fare il punto su ciò che è stato messo in atto rispetto a quanto era stato pianificato”.

Pre Pair è un progetto a medio-lungo termine: la deadline è fissata fra 7 anni, al 2024. Trattandosi di un’iniziativa che punta a miglioramenti strutturali, per il momento non si possono vedere risultati tangibili. “Ogni anno verrà fatta una valutazione sulla qualità dell’aria, ma potremo avere un’idea del legame fra lo stato di attivazione delle misure e l’impatto effettivo solo nel 2020, quando è fissato il primo monitoraggio”.

IL PROTOCOLLO “PADANO”

C’è poi, parallelo al progetto Pre Pair, un’altra iniziativa assunta dalle principali regioni della pianura Padana: Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia in collaborazione col Ministero dell’Ambiente presieduto da Gian Luca Galletti (nella foto). Si tratta di un protocollo comune finalizzato al contenimento dell’emergenza smog, che fissa, tra l’altro, i parametri di intervento delle amministrazioni locali: stabilisce quando attuare i blocchi del traffico, quali le categorie di veicoli coinvolgere, e altre limitazioni, come ad esempio il divieto di attivare sistemi di riscaldamento a biomasse, estremamente dannosi per la diffusione di polveri sottili. Il protocollo fissa tre livelli di allerta, simboleggiati da un semaforo. È verde nel caso di situazione stabile, diventa arancione dopo 4 giorni di sforamenti e rosso dopo 10. Al variare del livello di allerta, cambiano le limitazioni al traffico.

ultima modifica: 2017-11-04T08:05:48+00:00 da Lorenzo Bernardi

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