Salvini? Noi siamo vaccinati. Parla Maurizio Lupi

Salvini? Noi siamo vaccinati. Parla Maurizio Lupi
In una conversazione con Formiche.net, l'esponente di Noi per l'Italia spiega il progetto del nuovo partito centrista e chiarisce il rapporto con la Lega di Matteo Salvini

Nessun veto, nessun obbligo, ma la volontà di portare avanti un progetto politico che guardi al 2023 senza cercare lo scontro, ma provando a costruire una nuova idea di Italia. È questa l’estrema sisntesi del pensiero di Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Noi con l’Italia, intercettato da Formiche.net a margine della conferenza stampa di presentazione del simbolo del nuovo partito che si è tenuta questa mattina a Roma. Una proposta politica, quella di Noi con l’Italia, sintetizzata dal nome: “Mettere l’Italia, la persona e il lavoro al centro tenendo presente la storia liberale e cattolica”. Il nuovo partito di Lupi, Fitto e Cesa punta al 6%, come detto durante la conferenza stampa, e sui veti di Salvini…

Pensa che il veto di Salvini sul suo nome resterà anche in futuro o si scioglierà?

Credo che non ci siano veti, anche perché condivido quanto dicono Salvini, Meloni e Berlusconi ossia che i candidati nei collegi uninominali devono essere votati da tutta la coalizione. Una coalizione ha la sua forza nella differenza, se no si sarebbe un partito unico. Credo che abbiamo individuato una strada in cui Noi con l’Italia porta all’interno della coalizione del centro destra la sua storia e i suoi valori che sono l’idea di una politica che non è urlata, che non è scontro tra tifoserie. Un’idea di politica realista, che dice per esempio che mettiamo al centro il lavoro: e il lavoro non lo dà l’assistenza, non lo dà lo Stato, ma lo danno le imprese. E quindi se io ho un euro da spendere dei soldi dei cittadini italiani lo spendo perché le imprese possano assumere e dare lavoro.

Ha parlato con Berlusconi, ha avuto rassicurazioni in questo senso?

Non abbiamo bisogno di rassicurazioni, mi sembra che il segnale più grande e positivo sia stato, dopo il vertice di Arcore di domenica, il fatto che si sia riconosciuto che all’interno della coalizione di centrodestra ci sia bisogno di un quarto polo, cioè ci sia bisogno di una quarta forza politica. Noi lavoriamo in questa direzione. Noi con l’Italia rappresenta, all’interno della coalizione, quelle forze liberali, cattoliche e popolari che hanno l’idea della politica che ho detto prima: moderata, di serietà, di equilibrio. Che dicono le cose come stanno.

E le divergenze con Salvini? Non solo sulle liste…

Se Matteo Salvini, legittimamente, dice dal suo punto di vista: “Bisogna togliere i vaccini obbligatori”, tu hai la capacità e la forza di dirgli che bisogna mettere al centro la persona. La salute è la prima cosa da tutelare quindi l’obbligatorietà dei vaccini ovviamente rimane. È in contraddizione stare in coalizione? Assolutamente no, perché in una coalizione o un partito è capace di prendere il 51% o si ha la capacità di fare la sintesi. Il dato più importante di questa settimana, con la nasciata di questo simbolo, è che tutti i partiti della coalizione hanno accettato e riconosciuto che c’è bisogno di Noi con l’Italia.

Il simbolo della Democrazia Cristiana pensa abbia ancora un appeal e possa raccogliere attorno a sé una fetta dell’elettorato?

Il simbolo è sempre l’identità di un partito, è quello che dovrebbe raccontare la storia. Intanto la prima grande novità di questo simbolo è il fatto che non c’è, come in tutti gli altri simboli di soggetti che si sono messi insieme, la somma dei vari simbolini. Noi vogliamo costituire una proposta politica, con coraggio, non la somma di tante sigle.

In cosa consiste?

La nostra proposta viene sintetizzata dal nome del partito, Noi con l’Italia: mettere l’Italia, la persona, il lavoro al centro tenendo presente la storia liberale e cattolica. Da questo punto di vista Noi con l’Italia e lo scudo crociato rappresentano l’unione di queste tre storie, che non guardano al passato, ma che guardano al futuro. Sarà un futuro? Lo decideranno gli elettori. A me i deja vu non mi interessano. Da milanista, so che abbiamo vinto tantissime coppe dei campioni, siamo stati la squadra più forte del mondo. Mi interessa non ricordare quanto era forte van Basten, ma capire oggi se per le sfide del futuro posso dare speranza ai giovani e agli italiani che vogliono guardare al 2023.

ultima modifica: 2018-01-11T16:45:10+00:00 da Simona Sotgiu

 

 

 

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