Perché il Pd rifiuta ancora la proposta di M5S. Parla il senatore Dario Parrini

Perché il Pd rifiuta ancora la proposta di M5S. Parla il senatore Dario Parrini
Conversazione con il renzianissimo senatore dem, che a Formiche.net conferma la volontà del Partito Democratico di non siglare alcuna intesa con i cinquestelle.

Un governo del Presidente sostenuto anche dal Pd? “Mi entusiasma poco parlare di fatti che non si sono verificati e che sono altamente ipotetici”. E ancora, su una possibile intesa tra i democratici e i cinquestelle nel caso in cui lo stallo dovesse proseguire: “Non c’è alcuna base per un accordo: i nostri programmi sono enormemente diversi”. Dario Parrini è alla sua seconda legislatura da parlamentare: nel 2013 era stato eletto alla Camera mentre a seguito delle elezioni dello scorso 4 marzo è entrato in Senato, tra i cui banchi siede pure Matteo Renzi, del quale lo stesso Parrini è considerato uno degli esponenti dem più fidati. “L’incarico esplorativo o il preincarico a uno dei vertici istituzionali non sarebbe fuori contesto”, ha commentato in questa conversazione con Formiche.net in merito alla possibilità che Sergio Mattarella opti a questo punto per Roberto Fico o Maria Elisabetta Alberti Casellati. Salvo poi lasciar chiaramente intendere che il Pd non sarà comunque della partita: “L’opposizione è un’attività strategica e indispensabile nei sistemi democratici”.

Parrini, i primi due giri di consultazioni sono andati a vuoto. Ora la palla è passata definitivamente nelle mani del Capo dello Stato. Cosa crede che farà?

Di sicuro scelte sagge. Le sue parole al termine della seconda tornata di consultazioni sono state nitide. Così come il suo richiamo alla responsabilità. Chi ha vinto deve metter fine a tutte le commedie e chiarire urgentemente se è capace oppure incapace di formare un governo.

Ci sarà un primo tentativo con il presidente di una delle due Camere?

L’incarico esplorativo e il preincarico sono entrambi strumenti che la nostra tradizione parlamentare offre al Capo dello Stato per provare a sbloccare situazioni di stallo particolarmente complicate. La chiamata di uno dei vertici istituzionali non sarebbe un fuor d’opera.

Pochi giorni fa Pierferdinando Casini ha parlato apertamente di governo del Presidente. Il Pd ne farebbe parte?

Sinceramente, mi entusiasma poco, e credo sia poco utile, la tendenza a commentare fatti che ancora non si sono verificati e che sono altamente ipotetici. E di cui nessuno può dire in che tempi e in che modi eventualmente avranno luogo.

Esclude del tutto la possibilità di un accordo tra il Pd e il M5S? Giacinto Della Cananea sta studiando anche i punti di contatto tra il vostro programma e quello pentastellato…

I programmi di Pd e M5S presentano differenze enormi. Sulle politiche economiche e di finanza pubblica, sull’Europa, sul lavoro. E anche in termini di visione della società e della democrazia. Il gruppo M5S alla Camera si è dato uno statuto palesemente incostituzionale. Inoltre i cinquestelle non perseguono alleanze ma sottomissioni. E considerano intercambiabili, in un trionfo di opportunismo, partiti con programmi opposti come la Lega e il Pd. Peraltro, le scelte fatte sulle cariche parlamentari fin qui elette sono espressione di un disegno di occupazione delle istituzioni senza alcun riguardo per i diritti delle minoranze. Al momento, nelle presenti circostanze, non vedo quali potrebbero essere le basi di un accordo solido.

È giusto dire che il Pd dopo il voto si è trincerato sull’Aventino? C’è chi sostiene che avrebbe dovuto sfidare gli avversari sui contenuti…

L’opposizione è un’attività strategica e indispensabile nei sistemi democratici. Va portata avanti con intelligenza e con combattività, e con spirito propositivo. Se fatta così, l’opposizione è la cosa meno attendistica e passiva che esista.

Perché avete posticipato l’assemblea del Partito? E sul congresso cosa farete?

Sul congresso non ci sono decisioni. È stata rinviata l’assemblea perché è sembrato poco ragionevole svolgerla prima del termine della crisi di governo. Uno spostamento di qualche settimana non è un dramma. Anzi è un atto di buonsenso.

Quanto ritiene che il Pd possa andare avanti senza una leadership ben definita?

Abbiamo un segretario reggente, abbiamo i capigruppo, abbiamo il presidente e organismi democratici (direzione e assemblea) pienamente funzionanti. In assemblea decideremo i tempi del congresso. Ma già oggi siamo totalmente in grado di compiere il nostro dovere nei confronti del Paese.

Qual è a questo punto, sotto il profilo dei contenuti e del posizionamento politico, la sfida principale che vi attende?

I partiti dell’area della sinistra di governo sono ovunque in affanno. In molti Paesi più che in Italia. Sono tutti chiamati a ripensare le proprie piattaforme programmatiche e organizzative, la propria capacità di elaborare strategie di trasformazione progressista della società e di rinsaldare le reazioni con i segmenti più vulnerabili della popolazione mentre propongono politiche di crescita con l’obiettivo di renderla non solo sempre più forte ma anche sempre più inclusiva e equa. Insomma, il riformismo internazionale (e il Pd che ne è parte rilevante) sono attesi da prove cruciali. Dobbiamo affrontarle uniti e forti. Anche in Italia.

ultima modifica: 2018-04-15T10:40:59+00:00 da Andrea Picardi

 

 

 

 

 

 

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