Renzi in tv sconfessa Martina. Il PD (ancora) allo sbando

Renzi in tv sconfessa Martina. Il PD (ancora) allo sbando
L’intervista rilasciata ieri sera a “Che tempo che fa” da Matteo Renzi è stata un vero e proprio atto politico che aveva come scopo la delegittimazione del reggente Maurizio Martina e del suo lavoro nel partito.

Mi hanno chiesto: “perché Matteo Renzi non può parlare, mentre tutti gli altri sì?” A questa domanda, che non ha nulla a che vedere con le mie esternazioni social delle ultime ore, la risposta è semplice. Certo che Matteo Renzi ha tutto il diritto di parlare, come, quando e con chi vuole. Lo può fare e nessuno gli contesta questa possibilità. Ci mancherebbe. Quello che non può fare, però, è parlare a nome del PD poiché non ne ha più alcun titolo.

All’indomani della più disastrosa sconfitta del PD e del centro sinistra in Italia, Matteo Renzi, seppur con malavoglia, ha fatto l’unica cosa che poteva fare: dimettersi. Lo ha fatto, ma non del tutto a quanto pare. Perché, come osservano in molti, ha formalmente rinunciato al ruolo di Segretario, ma politicamente continua ad esercitarlo, dietro le quinte. E questo è decisamente poco serio.

Parlando con amiche e amici tedeschi, compagne e compagni della SPD, abbiamo provato a fare un gioco. Sarebbe stato immaginabile in Germania tutto questo? Sarebbe stato immaginabile vedere Martin Schulz dopo le dimissioni andare in televisione a dettare la linea del partito? Lavorare per spingere questo o quella a delegittimare un reggente o addirittura spingere per annullare un’Assemblea Nazionale? No, non è immaginabile. E infatti non è accaduto.

Perché allora accade in Italia e nel PD? Semplice: perché questo corpo politico non è ancora un vero partito. Manca una cultura chiara e un senso del rispetto dei ruoli. Le discussioni devono essere anche forti, ma nei luoghi deputati alla discussione: Assemblea e Direzione. La Direzione Nazionale ha, all’unanimità, dato un incarico a Maurizio Martina, per traghettare il Partito in questa fase delicata nelle trattative che la democrazia ci impone. Oggi Martina è delegittimato nel suo operato non dall’organo sovrano (Assemblea) ma dalla scelta di un ex Segretario e dal suo gruppo interno che, nella maggioranza, continua a muovere le pedine sulla scacchiera a proprio piacimento. Tutto questo non è democratico. E non è coerente. Soprattutto per chi ogni giorno ha criticato presunti caminetti e correnti.

L’intervista di Renzi quindi, assolutamente lecita sul piano formale, è però politicamente profondamente scorretta. Anche la Direzione del prossimo 3.5. è sostanzialmente svuotata di senso poiché è già chiaro che quel gruppo non andrà là per discutere e confrontarsi, ma per eseguire degli ordini. E questo è chiaro a Martina, che oggi ha esternato tutto il suo disappunto.

Si tratta, mi dispiace dirlo, di un’ennesima dimostrazione di come il Partito al suo interno si è modificato radicalmente negli anni. Delegate e delegati considerano, evidentemente, ma non tutte e tutti per fortuna, il loro ruolo in modo estremamente riduttivo: devono semplicemente prendere atto di una decisione presa altrove e dirsi d’accordo. No, non è così che funziona un corpo politico. Non è questo il senso del ruolo che lo Statuto PD ci riconosce.

In realtà, non lo è in nessun caso e in nessun partito che si dica tale. Mi duole dover sempre prendere a modello la Germania, ma le strutture di partito, le regole complessive di funzionamento, sono sancite per legge e valgono per AfD quanto per la SPD o la CDU. E tutti questi partiti agiscono in funzione di queste norme e con queste regole. Diventa imbarazzante quindi fare confronti tra il nostro caso e quello che accade in Germania. Certo, altra cultura, altro sistema, altre regole. Ma si potrebbe apprendere un po’, non farebbe male.

Ciò che permette ad un’organizzazione di sopravvivere, resistere e svilupparsi è la capacità di apprendimento e dunque di adeguamento. Se all’interno del PD non ci sarà presto una presa di coscienza della situazione e una ferma decisione di voler cambiare rotta radicalmente, rinunciando a queste logiche vecchissime di gestione del potere, il partito è destinato all’estinzione. Il suo ruolo storico è messo ora in dubbio. Il suo stesso senso di esistere è continuamente messo alla prova dagli egoismi e dagli interessi di questa o di quello. Così non può andare avanti. O si cambia, o al prossimo giro il PD sarà pasokizzato.

In tutto questo, M5S e Lega ringraziano. Davanti a tanto caos e imbarazzo, davanti a tanta sciatteria politica, appaiono come dei giganti. E se qualcuno crede di poterli mettere in difficoltà, ancora, mettendoli davanti alle loro incoerenze, o spingendoli a una impossibile e deleteria “legislatura costitutente” per fare riforme che il popolo italiano ha già bocciato sonoramente e ritenuto non rilevanti, allora non ha capito nulla. Anni di errori non sono bastati, quindi, a far capire che è ora di dire basta e di cambiare strada. Errare è umano, ma perseverare è diabolico.

Guarda l’intervista a Matteo Renzi:

 

ultima modifica: 2018-04-30T18:25:59+00:00 da Federico Quadrelli