Al bando le ipocrisie! La flat tax per Ronaldo conviene all’Italia. Ecco perché

Al bando le ipocrisie! La flat tax per Ronaldo conviene all’Italia. Ecco perché
Non solo il campione della Juventus. Nuovi talenti sbarcano in Italia grazie al vantaggio fiscale

Molto si è detto e scritto nelle ultime ore sul più grande affare nella storia del calcio italiano: il passaggio del calciatore Cristiano Ronaldo alla Juventus per 112 milioni di euro. Le analisi sull’applicazione della flat tax del ministro Padoan sono tanti, come ad esempio quello pubblicato dal Daily Mail (Messi, Marcelo e altri giganti del calcio, leggetelo!). Le porte dell’Italia (grazie al fisco) potrebbero essere aperte per molte stelle del calcio internazionale, ma non solo…

Lasciando da parte tutto il reddito prodotto all’estero e anche parte di quello in Italia, Ronaldo potrebbe esercitare l’opzione prevista dall’articolo 24-bis del Tuir per beneficiare dell’assoggettamento dei propri redditi con l’imposizione sostitutiva forfettaria di 100.000 euro all’anno.

In un’intervista trasmessa da EuroNews, Jordi Rovira, socio responsabile del dipartimento fiscale dello studio spagnolo AGM abogados, ha spiegato che, nonostante il trasferimento della residenza a Torino, l’ex star del Real Madrid non potrà mancare i suoi obblighi con l’Agenzia Tributaria di Spagna: “Le responsabilità fiscali sono personali, per cui indipendentemente che vada a vivere in Italia o no, le responsabilità con la Spagna permangono”. Ronaldo è stato condannato a giugno a due anni di carcere e quattro reati fiscali, oltre ad una multa di 18,8 milioni di euro per avere nascosto al fisco spagnolo royalties per l’immagine.

Ad ogni modo, sui profitti futuri Ronaldo è stato ben consigliato dai suoi fiscalisti e l’Italia sembrerebbe il destino migliore grazie alla flat tax. Mentre il Portogallo (dove è nato Ronaldo) è diventato l’Eden dei pensionati italiani. Dal 2011 al 2014 l’esodo di lavoratori in pensione emigrati verso altri Paesi europei è aumentato del 108%, quasi tutti in Portogallo. Tra le motivazioni: taglio dell’Irpef e costo della vita più basso.

La strategia per attrarre capitale straniero non è Made in Italy. Nel 2005 la Spagna messe in vigore la legge 687/2005 per la riforma tributaria, battezzata come la Legge Beckham (per il giocatore inglese David Beckham sbarcato al Real Madrid nel 2003). All’epoca la Spagna voleva spingere la crescita economica del Paese conquistando talenti e professionali qualificati. León Fernando del Canto, avvocato spagnolo, faceva parte del team di consiglieri fiscali di Beckham in Regno Unito. In un articolo pubblicato dal settimanale economico Cinco Días racconta com’erano tutti sorpresi positivamente dalla riforma fiscale spagnola: “Ci siamo sempre chiesti se questa riforma fiscale sarebbe stata approvata ugualmente se si trattava di un giocatore dell’Atleti, ma questa è un’altra storia”.

La Legge Beckham offrì ai nuovi arrivati la possibilità di dichiarare i redditi prodotti in Spagna e con una tipologia ridotta di non residenti, al posto di pagare le tasse come residenti (circa il 45% del reddito). Nel 2010 i vantaggi di questa norma sono stati ridotti perché si applicano solo a chi non supera i 600.000 euro all’anno. Tre anni dopo il governo decise di riconquistare capitale straniero con la Golden Visa, un permesso di residenza al quale si accede con un investimento di 500.000 euro. Dal 2014 al 2017 in Spagna sono arrivati circa 2 miliardi di euro grazie a queste iniziative fiscali.

“La Spagna chiama gli investitori nel mondo con un canto di sirena – conclude l’avvocato -. Parafrasando i Rolling Stones: Don’t you want to live with me?”. Una melodia che ora fa ballare anche il mondo del calcio e l’economia in Italia.

ultima modifica: 2018-07-12T08:50:51+00:00 da Rossana Miranda

 

 

 

 

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