Anche Fratelli d’Italia ha la sua proposta di flat tax. Ecco cosa prevede

Anche Fratelli d’Italia ha la sua proposta di flat tax. Ecco cosa prevede
Il partito di Giorgia Meloni presenta la sua proposta per la sperimentazione della tassa forfettaria. Aliquota secca al 15% sulla differenza di reddito tra un anno fiscale e l'altro. Così, se funziona, si può estendere all'intera base imponibile

Mentre il governo Conte si prepara ad allestire la manovra d’autunno, trovando la sintesi perfetta tra le diverse coperture (qui un’approfondimento di Formiche.net), da Fratelli d’Italia arriva la proposta per una flat tax calibrata diversamente. Il governo, come noto, punta ad aprire il cantiere della tassa piatta di stampo leghista solo con la prossima legge di Bilancio. Nell’attesa il partito di Giorgia Meloni ha depositato questa mattina in Parlamento la sua proposta per una flat tax dal meccanismo un po’ diverso.

Tutto consiste nell’applicare immediatamente la flat tax al 15% solo sul reddito incrementale, cioè sulla parte aggiuntiva di reddito prodotto rispetto all’anno precedente. L’anno scorso si sono dichiarati 30 mila euro? Bene, quest’anno su tutto ciò che dichiarato oltre i 30mila euro si paga solo il 15% di tasse. La differenza è sostanziale. Invece che tassare il reddito, si tassa solo ed esclusivamente la differenza.

In questo modo, secondo Fratelli d’Italia, non c’è nessun rischio per la tenuta dei conti pubblici perché alla fine del primo anno si può verificare su dati certi di quanto si è allargata la base imponibile e qual è il livello di flat tax che può essere effettivamente applicato sull’intero reddito. Insomma, una specie di progetto pilota con tanto di sperimentazione, che qualora desse esiti positivi, potrebbe consentire un allargamento della flat tax all’intero reddito dichiarato. “La speranza è che si possa effettivamente applicare una flat tax al 15% su tutto il reddito. In ogni caso la tassa forfettaria dovrà essere inferiore al 20% (Forza Italia la voleva al 23%, ndr)”, hanno spiegato da FdI.

La proposta, oltre che meno costosa (in chiave deficit), visto che interesserebbe solo una quota di reddito, potrebbe far poi emergere un po’ di evasione fiscale, proprio perché sarebbero gli aumenti di reddito dichiarato a far scattare lo sconto sulle tasse. Resta un’incognita però.

Il meccanismo potrebbe violare il principio costituzionale della progressività del sistema fiscale. Chi ha un reddito di 80 mila euro, pagherebbe l’aliquota marginale del 43%, la più alta oggi prevista. Ma se l’anno successivo il suo reddito dovesse salire a 90 mila euro, su quei 10 mila euro in più, l’aliquota scenderebbe al 15%, dando vita a una progressività al contrario.

Fin qui il meccanismo, poi però bisogna trovare le coperture per finanziare il tutto. Secondo Fratelli d’Italia dalla flat tax al 15% non derivano oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato, in quanto comporta l’imposizione di redditi in eccesso rispetto a quelli che hanno concorso alla determinazione del reddito imponibile 2018. In ogni caso, qualora ci fossero eventuali maggiori oneri, il ministro dell’economia “assumerebbe le conseguenti iniziative, emanando un apposito decreto che, variando opportunamente le aliquote delle singole imposte, correggerebbe l’andamento del gettito per ripristinare la situazione di invarianza”.

ultima modifica: 2018-08-07T12:20:28+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

 

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