Pensionati sotto attacco. Ecco come difendersi dalla nuova ingiustizia

Pensionati sotto attacco. Ecco come difendersi dalla nuova ingiustizia
Che le misura sia di dubbia legittimità costituzionale è indicato non solo dalla retroattività inaudita in democrazia, ma anche perché si accanisce verso una categoria già colpita dalla deindicizzazione mentre ignora i 2 milioni di "baby pensionati"

Niente ferie a Via Ciro Il Grande No.1, Roma, sede dell’Inps. Stanno arrivando centomila raccomandate con ricevuta di ritorno con cui altrettanti pensionati chiedono l’estratto della loro posizione contributiva, l’arma principale per invalidare la proposta di legge Molinari-D’Uva, presentata furtivamente (quasi che gli stessi presentatori se ne vergognassero) alla vigilia delle vacanze parlamentari. L’obiettivo del provvedimento (A.c: 7/8/2018) è “d’integrare le pensioni al minimo” con risorse ricavate da una riduzione delle pensioni in essere e future che superano gli 80.000 euro l’anno lordi.

Ove la proposta di legge venisse approvata prima della fine dell’anno, dal primo gennaio2019, i trattamenti verranno calcolati moltiplicando la quiescenza maturata con metodo retributivo per una frazione costituita, al numeratore, dal coefficienti di trasformazione all’età del pensionamento e, al denominatore, dal coefficiente di trasformazione valido per l’età prevista per il pensionamento di vecchiaia .

Più specificatamente alle pensioni la cui liquidazione è avvenuta prima del primo gennaio 1996 (riforma Dini) verrà applicata una correzione attuariale usando i vecchi coefficienti di trasformazione – ex legge 335 (riforma Dini)- in vigore fino all’anno 2009. In pratica, si ricalcolano le pensioni, retroattivamente.

Le pensioni liquidate dal primo gennaio 1996 verranno ricalcolate sulla base di una tabella per la ricostruzione delle età di pensionamento di vecchiaia, scomputata dagli adeguamenti alla aspettativa di vita alla nascita, dal 1970 al 2019. Il ricalcolo dovrebbe (il condizionale è d’obbligo dato il testo confuso della proposta di legge) adottare i coefficienti di trasformazione del 1970-80 per pensioni in decorrenza dai 57 anni di età.

Infine, il “grande ricalcolo” per tutti coloro che hanno una pensione superiore agli 80.000 euro l’anno (escludendo i trattamenti d’invalidità. reversibilità, terrorismo). Il ricalcolo non potrà ridurre pensioni o vitalizi sotto il valore di 80.000 euro lordi/anno. In caso di pensionamenti a meno di 57 anni di età, il coefficiente di trasformazione non potrà essere inferiore a quello dei 57 anni. Infine, entro 6 mesi dall’entrata in vigore del provvedimento , il ricalcolo verrà applicato anche ai pensionati degli organi costituzionali e di rilevanza costituzionale (Presidenza della Repubblica, Parlamento, Corte Costituzionale, Corte dei Conti, Consiglio di Stato, Corte dei Conti, Cnel, e via discorrendo).

Dalla relazione tecnica si evince che dal provvedimento si spera di recuperare 500-600 milioni l’anno da destinare alle pensioni minime. Da uno studio dell’Associazione Tabula, molto coinvolta nella stesura del provvedimento (nonostante sia presieduta da un renziano d.o.c.), la misura riguarderebbe centomila pensionati, quelli che mobilitati dall’Associazione Leodina stanno travolgendo l’Inps di raccomandate.

Ad un calcolo grossolano: 600.000.000 : 100.000 = 6.000 euro/anno = 500 euro/mese x 12 mesi. Oppure 500.000.000 : 100.000 = 5.000 euro/anno = 416 euro/mese x 12 mesi. È evidente che il danno perpetuo sarà minore o maggiore a ragione del livello della pensione in essere e senza alcun riferimento ai contributi effettivamente versati ed alla de-indicizzazione per le pensioni superiori ai 75.000 euro l’anno. Da qui l’attacco all’Inps per raccomandate: chi potrà dimostrare – e saranno numerosi- che il trattamento diventerà inferiore a quello che sarebbe con il metodo di calcolo contributivo ha buone probabilità di vedersi accolto un ricorso in un tribunale amministrativo, E la Corte Costituzionale non potrà restare insensibile ad una misura discriminatoria contro una categoria di italiani dopo che tre sentenze hanno dichiarato che la pensione è un “salario differito” e che gli stessi “contributi di solidarietà” possono essere giustificati per periodi brevi ed in periodi di gravi difficoltà economiche.

Che le misura sia di dubbia legittimità costituzionale è indicato non solo dalla retroattività inaudita in democrazia – lo stesso Mussolini dovette essere forzato da Hitler per le “leggi razziali” a cui non credo voglia ispirarsi la coalizione giallo-verde- ma anche perché si accanisce verso una categoria già colpita dalla deindicizzazione, una categoria che ha sempre osservato gli obblighi contributivi, mentre ignora i 2 milioni di “baby pensionati” che fruiscono di trattamenti di quiescenza da oltre 40 anni, e gli assegni sganciati da contributi di ferrovieri e postelegrafonici. Ignora anche la separazione tra assistenza e previdenza e le pensioni sociali non previdenziali di milioni che non hanno mai versato contributi.

ultima modifica: 2018-08-10T09:30:39+00:00 da Giuseppe Pennisi

 

 

 

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