Intesa Sanpaolo, ecco come Messina ingloberà Popolare di Vicenza e Veneto Banca

Intesa Sanpaolo, ecco come Messina ingloberà Popolare di Vicenza e Veneto Banca

Per Intesa Sanpaolo l’integrazione delle due banche venete è iniziata poche ore dopo la firma del contratto di acquisizione ma finora, a parte le attività urgenti per la gestione della tesoreria, non è stato preso alcun provvedimento irreversibile. Questo perché per entrare nel vivo del lavoro il gruppo guidato da Carlo Messina (nella foto) attende la conversione del decreto legge e quindi la neutralizzazione del rischio politico che grava sul deal. L’ok del Parlamento è atteso entro la serata di mercoledì 26 luglio, come ha auspicato ieri il chief operating officer della Ca’ de Sass Eliano Omar Lodesani parlando a margine di un convegno milanese. Subito dopo la conversione dovrebbe partire la due diligence, il processo congiunto nell’ambito del quale il compratore, gli enti in liquidazione e il Tesoro esamineranno le attività e le passività passate sotto le insegne di Intesa .

Vista la mole di dati e i tempi che le parti si sono impegnate a rispettare, il gruppo di lavoro dovrebbe essere molto nutrito e in gran parte risulterebbe già definito. Secondo quanto risulta, resterebbe solo da inviduare il rappresentante di via XX Settembre che supervisionerà il processo per conto dell’esecutivo. L’identikit che circola a Roma è quello di un docente universitario di lungo corso, anche se sul nome c’è ancora il massimo riserbo. Quel che è certo è che la due diligence occuperà solo un paio di mesi, tenendo conto anche della pausa estiva che inevitabilmente rallenterà il lavoro del personale coinvolto. L’auspicio è insomma quello di chiudere l’esame entro la fine di settembre, quando verrà stilato un documento finale sui risultati emersi. Come previsto dagli accordi tra il governo e Intesa , gli asset che non dovessero risultare in bonis torneranno alle vecchie banche fino a un massimo di 6,3 miliardi. Non solo. Intesa potrà trasferire, entro tre anni, anche i crediti ritenuti ad alto rischio sui quali ci sarà una garanzia statale fino a 4 miliardi. La due diligence sarà insomma un tassello decisivo per definire il perimetro del salvataggio e il costo definitivo per lo Stato. Anche perché, in base all’accordo di domenica 25 giugno, nell’acquisizione sono inclusi, oltre alle attività e alle passività selezionate dei due istituti, le partecipazioni in Banca Apulia, Banca Nuova, in Sec Servizi Bancari e nelle controllate in Moldavia, Croazia e Albania, crediti in bonis diversi da quelli ad alto rischio per 26,1 miliardi, attività finanziarie per 8,9 miliardi, attività fiscali per 1,9 miliardi, debiti verso clientela per 25,8 miliardi, obbligazioni senior per 11,8 miliardi, raccolta indiretta per 23 miliardi (di cui 10,4 miliardi di risparmio gestito), circa 900 sportelli in Italia e 60 all’estero (inclusa la rete di filiali in Romania), 9.960 dipendenti in Italia e 880 all’estero. Nel perimetro rientrano anche crediti in bonis ad alto rischio per circa 4 miliardi, per l’appunto con diritto di Intesa di retrocessione nel caso la banca rilevi, nel periodo fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2020, i presupposti per classificarli come sofferenze o inadempienze probabili.

Ma sul tavolo del cavaliere bianco ci sono anche altre questioni. Un altro aspetto delicato riguarderà infatti l’integrazione dei processi, a partire dai sistemi informativi e di gestione dei rischi che potrebbero essere a regime soltanto nel 2018. C’è poi il lavoro dei tavoli sindacali: dopo l’accordo lampo raggiunto la scorsa settimana per circa quattromila prepensionamenti (di cui circa mille nel perimetro delle ex Veneto Banca e Bpvi), a settembre si comincerà a discutere di mobilità territoriale e iniziative di riconversione in vista delle chiusure di filiali richieste dalla Direzione Concorrenza della Commissione Ue.

Tra Milano, Vicenza e Montebelluna ferve insomma il lavoro attorno al progetto Vivaldi, cioè il piano di integrazione delle due banche venete in Intesa . Le iniziative sono coordinate dal responsabile della Banca dei Territori, Stefano Barrese, e dal chief operations officer, Eliano Omar Lodesani. Al fianco dei due banchieri lavorano Fabrizio Quasso e Riccardo Griselli per l’audit, Stefano Stangoni come referente operativo verso la liquidazione coatta amministrativa, Andrea Zorzi per la comunicazione interna, Silvia Allavena e Virgina Borla come project management office centrale, e Paolo Bonassi per la gestione dei costi del programma.

A ristoro dei piccoli risparmiatori detentori di bond subordinati, Intesa ha infine stanziato 60 milioni, che includono un intervento proprio, che si aggiunge alla quota parte del contributo del sistema bancario.

(Pubblicato su MF/Milano Finanza, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi)

ultima modifica: 2017-07-31T07:56:01+00:00 da Luca Gualtieri

 

 

 

 

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