Sono diventati l’organizzazione narcotrafficante più crudele del Messico, cresciuta grazie ad un innovativo sistema di franchising criminale. Ora però rischiano la frattura.
Qualche giorno fa è stato arrestato Jorge Eduardo Costilla, “El Coss”, uno dei leader del cartello del Golfo in Messico. Così come un ragazzo di sedici anni, coinvolto in cinquanta omicidi in Cualiacán. È questa la realtà che vive il Messico oggi: una zona di guerra, quella del narcotraffico, che non conosce leggi ne diritti civili. E che sta implodendo al suo interno.
 
I famosi “cartelli”, complesse reti del traffico di droga dall’America latina verso gli Stati Uniti e l’Europa, ormai hanno traslocato al paese centroamericano, lasciando la Colombia. La più conosciuta per la sua feroce violenza è l’organizzazione de Los Zetas, il nodo centrale da sciogliere dal 2010, secondo le autorità messicane, assieme al cartello Sinaloa. Ma poco o nulla sono riusciti a fare da quando il presidente Felipe Calderón dichiarò la guerra al narcotraffico. L’unico risultato è stato un saldo terrificante di morte, quasi tutti innocenti, 30.000 negli ultimi tre anni.
 
Da qualche settimana circola la notizia che Heriberto Lazcano “El Lazca” o “Z3” e Miguel Ángel Treviño Morales “Z40”, i due principali capi de Los Zetas, vivono un conflitto che potrebbe fratturare l’organizzazione in due parti. Persino il procuratore generale del Messico, Marisela Morales, confermò la situazione di conflitto, che viene anche accennate nei narcocorridos, canzoni che raccontano le vicende più quotidiane dei trafficanti di droghe (e che spesso vengono diffusi su Youtube).
 
Il motivo della disputa? Il settimana messicano “Proceso” sostiene che forse è stato un litigio per il controllo del gruppo e per soldi. Di sicuro l’inquinamento dei rapporti fa parte delle dinamiche di violenza, della disputa del territorio, che si esasperano con la pressione esercitata da parte degli operativi di sicurezza.
 
La storia de Los Zetas è cominciata nel 1998, quando Heriberto Lazcano, membro di un corpo di élite dell’esercito, si è avvicinato a Osiel Cárdenas, capo del cartello del Golfo, per proteggerlo. Dopo si è aggiunto Miguel Ángel Treviño Morales nel 1999. Quest’alleanza, che è nata per dare sostegno e protezione, è diventata una vera e propria rete di produzione e distribuzione di droga dopo la detenzione e estradizione di Osiel Cárdenas nel 2005.
 
Le tattiche di guerra e l’addestramento militare de Los Zetas, così come la crudeltà delle vendette e i codici, sono simili a quelli del cartello del Golfo, ormai terzo nella classifica dei più potenti gruppi narcotrafficanti. Il segreto de Los Zetas, secondo l’analisi della rivista colombiana “Semana“, è che funzionano come un franchising del crimine: arrivano in un territorio e avvertono i gruppi criminali che operano lì che possono continuare a spacciare ma sotto il comando de Los Zetas, ovvero, devono usare i loro marchio. questo lì fa crescere rapidamente ma aumenta la vulnerabilità perché assimilando gruppi cresce la possibilità di dividersi. Un fatto che potrebbe dare una grossa mano al neo presidente messicano Enrique Peña Nieto.
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