L'Italia si è rotta in mille frammenti: cocci di un vaso, che difficilmente possono essere riattaccati senza lasciare tracce delle profonde fratture. Oggi si sta allargando quella tra pubblico e privato, con conseguenze prevedibili molto gravi.
La cronaca riporta i fatti legati al mondo del “pubblico” sempre più diverso e distante da quello “privato”: da un lato, i cittadini, i piccoli imprenditori, i lavoratori autonomi ed i professionisti che tentano in tutti i modi di sopravvivere ad una pressione dello Stato che assorbe i risultati dei sacrifici e gli sforzi per ottenere una rinnovata produttività… e spesso non ce la fanno!
Dall´altro, “alcuni” (non chiamiamoli “politici”, rispetto al significato profondo ed etimologico che va salvaguardato da eventi deplorevoli, singoli o diffusi) che utilizzano la loro creatività per arricchirsi, invece che per dare sostanza al loro mandato, rendendo efficiente, efficace ed utile una pubblica amministrazione ormai ridotta ad un elefante stanco, che rallenta ed ostacola il percorso verso l´uscita dalla crisi.
Manca un piano strategico, la visione di lungo termine che segna i traguardi volanti da raggiungere e superare, obiettivi percepibili che sanno … di “acqua e zucchero” per il maratoneta. Ma meglio di niente.
Ad esempio. Gli ammortizzatori sociali sono indispensabili per evitare che aumentino i rischi conseguenti alla crisi (aumento delle rapine e della criminalità, disuguaglianze, impoverimento, etc.): ma sono altrettanto necessarie alcune misure, che impongano a quanti li percepiscano, anche una “contro-azione di responsabilità”. Chi è in mobilità o in cassa integrazione ha un prepagato (oggi) improduttivo per la società e l´economia: perché non pensare a rendere obbligatorio il coinvolgimento in attività a disposizione della collettività, che possano sgravare – ad esempio – i comuni da costi non sempre più sostenibili, riportando gli ammortizzatori sociali ad una produttività sociale ed economica?
Di cose da fare ce ne sarebbero… e se ne potrebbero fare: gli impiegati (sempre pre-pagati con gli ammortizzatori sociali) potrebbero contribuire a velocizzare le pratiche burocratiche oppure supportare nell´allineamento dell´arretrato; gli operai (sempre pre-pagati con gli ammortizzatori sociali) potrebbero occuparsi delle manutenzioni ordinarie e straordinarie delle aree verdi, dei letti dei torrenti e dei fiumi, ridipingendo le pareti delle aule delle scuole e quant´altro ancora sia possibile, compatibilmente con le loro competenze e capacità.
In ultimo, si potrebbe dare una mano al volontariato, che da sempre è un motore invisibile di molte importanti iniziative sociali delle nostre città: quante volte le esperienze di associazioni (anche note e di carattere nazionale) si sono dovute fermare perché la disponibilità temporali dei volontari non erano sufficienti!
In questo modo (così come in tanti altri), si ridarebbe dignità alla persona umana(evitando il disagio legato alla esclusione sociale), si eliminerebbe una forma diffusa di doppio-lavoro in nero (visto che si parla tanto di evasione fiscale), ed in ultimo (ma non certamente per importanza) la pubblica amministrazione tornerebbe ad essere produttiva, liberando risorse per altre tipologie di attività.
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