Tre buone ragioni per promuovere l'efficienza energetica nel nostro Paese.
In tempi di crisi viene naturale porre attenzione alle spese, e quelle energetiche non fanno eccezione. Si comincia dunque a sentire più spesso parlare di efficienza energetica a tutti i livelli, dalle grandi industrie alle famiglie, dai produttori ai consumatori, dai politici agli organi tecnici centrali e locali.
 
Per fortuna l’efficienza energetica non aveva bisogno di attenzione per svilupparsi, e anzi rappresenta la fonte energetica più consistente, se come alcuni autori si inserisce a fianco del consumo di combustibili fossili e rinnovabili e se ne valuta il contributo dagli anni settanta a oggi esprimendolo in “negajoules”.
 
Ci sono almeno tre ragioni per promuovere un uso razionale dell’energia:
– in un contesto di prezzi crescenti aiuta le imprese a mantenersi competitive e le famiglie a non incorrere nella fuel poverty (ossia in una spesa energetica superiore al 10% di quella complessiva, potenziale preludio a difficoltà nell’assicurare il livello di comfort auspicato);
– l’industria italiana è ben rappresentata riguardo alla produzione di tecnologie;
– la caratteristica diffusa e multiforme delle soluzioni realizzabili si adatta alle Pmi e coinvolge un gran numero di intermediari (progettisti, installatori e manutentori, consulenti, distributori, società di servizi ed EsCo), assorbendo dunque occupazione.
 
Il tutto inserito negli obblighi al 2020 fissati dall’Unione Europea e nelle linee guida dettate dalla direttiva sull’efficienza energetica, particolare che assicura un supporto forte e duraturo in termini di policy. La Strategia energetica nazionale recentemente messa in consultazione dal Ministero dello sviluppo economico prevede anzi un obiettivo aumentato.
 
Nel nostro Paese per raggiungere gli obiettivi al 2020 sono necessari investimenti stimabili fra i 50 e i 100 miliardi di euro, che presentano la non comune caratteristica di farsi ripagare in un tempo medio compreso fra i tre e i cinque anni (non mancano interventi con tempi di ritorno inferiori all’anno, specie nel settore industriale), tornando sul mercato a disposizione per nuovi impieghi.
 
Per raggiungere questi numeri è però necessario uno sforzo non indifferente a livello Paese. Da un lato la complessità e la tecnicità insite nell´efficienza energetica – dovute alla molteplicità delle soluzioni, alle loro performance legate alle caratteristiche dell’utenza e del clima locale e alla difficoltà della misura dei risparmi conseguiti–, si traducono in barriere che la rendono non facile da promuovere, progettare e finanziare, dall’altro il mercato degli operatori non è sufficientemente strutturato.
 
Per dare dei numeri, le Esco – ossia le società di servizi energetici che dovrebbero avere un ruolo chiave secondo la visione europea e nazionale, come confermato anche dai recenti provvedimenti governativi – fatturano oggi come oggi circa 7 miliardi di euro l’anno, di cui solo una minima parte (inferiore al milione di euro), legati agli investimenti in tecnologie. Sebbene l’efficienza energetica passi per diversi attori (imprese attive nella ristrutturazione edilizia, società che offrono soluzioni integrati all’industria, produttori di tecnologie, fornitori di vettori energetici, etc.) è chiaro che il numero risulta sottodimensionato rispetto all’obiettivo al 2020. Occorre capitalizzare le imprese di settore e introdurre modelli di business che facilitino il finanziamento da parte degli istituti di credito e dei fondi.
 
Per le imprese e le famiglie le opportunità sono considerevoli. Bastino due esempi tratta dalla recente conferenza annuale Fire sull’energy management. Per il settore civile il gruppo Carrefour è in linea con il suo obiettivo di risparmio del 30% al 2020 rispetto ai consumi del 2005. Per quello industriale, oltre ai target raggiunti nel tempo da aziende pionieristiche come ST Microelectronics, vale l’esperienza irlandese sui sistemi in gestione dell’energia: 40% di risparmi effettivi dal 1995 per le aziende certificate ISO 50001 (o l’equivalente esistente nel Paese prima dell’introduzione della norma internazionale), di cui circa la metà concentrata dal 2005 ad oggi, ossia dall’aumento dei prezzi petroliferi e dall’avvio della crisi.
 
Un mercato da cogliere per far crescere il Paese – visto che la sola Assolombarda parla di 400 Imprese, fondamentalmente Pmi, attive nella Green Economy – con un adeguato supporto, a aprtire dai programmi di informazione e formazione. In questo blog si crecherà di mettere in evidenza i temi principali con un approccio non tecnico, al fine di stimolare il dibattito, migliorare il quadro di riferimento e promuovere la diffucione delle opportunità che l´efficienza energetica può offrire.
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