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Pulizia politica (e non solo) made in China

C’è aria di pulizia, più che di rinnovo, all’interno del Partito comunista cinese. Alla vigilia del prossimo Congresso che si svolgerà a Pechino il prossimo 8 novembre, i vertici del potere hanno riposizionato la cupola dirigente della forza militare del Paese in previsione dello storico cambio di leadership politico. Secondo un articolo del Financial Times, la prima mossa strategica è stata quella della nomina di un nuovo comandante della forza aerea: il generale Ma Xiaotian, mentre il generale Zhang Yang è stato promosso alla direzione del dipartimento politico generale dell’area strategica di Guangzhou. “Entrambi gli uomini sono pronti per conquistare posti alla Commissione militare centrale dell’Esercito popolare di liberazione”, ha scritto il FT.
 
Questo giro di vite nella guida militare cinese risponde alla campagna attiva per ripulire l’immagine del partito dopo lo scandalo di Bo Xilai. L’ex segretario è stato espulso dal Partito comunista per accuse di corruzione, abuso di potere e relazioni sessuali sconvenienti. “Comportamenti che ‘hanno avuto ripercussioni e danneggiato la reputazione del Partito e dello Stato’… Nel riferire dell´espulsione di Bo, la Xinhua si è inoltre dilungata nell´enfatizzare la necessità della lotta contro la corruzione all´interno del Partito”, ha scritto il blogger di Formiche.net Andrea Pira.
 
Un Congresso più aperto
Ed è che la vicenda di Bo Xilai e la sua famiglia ha cambiato il processo di successione politica. Tradizionalmente, il cambio avveniva in modo segreto e molto discreto. Ma questa volta, proprio per sottolineare la “pulizia anti-corruzione”, i cambiamenti e le scelte stanno avvenendo in modo pubblico.
 
Questi cambiamenti nel vertice militare sono i più significativi degli ultimi dieci anni. Un decennio nel quale il settore ha avuto prosperi investimenti da due cifre. Forse per questa ragione l’influenza sulle linee politiche della Cina sono determinanti. In più, otto dei 10 agenti che compongono la direzione raggiungono l’età pensionabile all’inizio del mese di novembre e devono inevitabilmente ritirarsi. Il generale Chang Wanquan, già membro del vertice, potrebbe essere nominato ministro della Difesa. Sarà compito suo, in seguito, decidere chi sarà il nuovo capo dello Stato maggiore e le seguenti promozioni.
 
A favore degli investimenti
Il prossimo 8 novembre, 2270 delegati rappresentati dei 71 milioni di membri del Partitico comunista cinese si riuniranno nella Grande Casa del Popolo di Pechino per celebrare la 18° edizione del Congresso del partito. Nell’incontro dovranno essere eletti 300 membri del Comitato centrale di cui usciranno 25 membri del Comitato politico e nove membri del Comitato permanente, ovvero le persone più potenti della Cina nei prossimi cinque anni. Due figure sono il presidente e leader del partito, incarico che oggi occupa Hu Jintao e il premier o primo ministro, ruolo svolto fino ad ora da Wen Jiabao.
 
Per Victoria Mio, amministratrice del fondo Robeco Chinese Equities, questi cambiamenti sono decisivi più che per la politica, per l’economia della Cina. Lo Stato ancora controlla direttamente un 40% e le decisioni del governo saranno critiche per orientare il tema della crescita in quello che resta del quinquennio politico, che finirà nel 2015.
 
Il processo di transizione politica sembra pesare nel mercato del reddito variabile cinese che nonostante essere storicamente economico in termini di valorizzazione e di contare con il sostegno della politica monetaria della Banca centrale della Cina ancora è sfavorito dagli investitori.
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