Ci sono tre rischi da evitare nei progetti di alienazione del patrimonio pubblico allo studio del governo. Su questi aspetti, e non solo, si è concentrata una recente tavola rotonda a porte chiuse organizzata dall´Aspen Institute Italia alla presenza di esperti del settore, addetti ai lavori ed esponenti governativi di alto livello.

Secondo la ricostruzione di Formiche.net, dal dibattito sono emerse tre condizioni alle quali la dismissione di asset statali deve sottostare. Innanzitutto la vendita non dovrà comportare effetti recessivi. In pratica non deve inibire la crescita. Senza la crescita, infatti, anche le più oculate operazioni di riduzione del debito nel medio-lungo termine rischiano di rivelarsi insostenibili, hanno sottolineato alcuni relatori.

Inoltre con le dismissioni – è stata la conclusione dell´incontro riservato del pensatoio presieduto in Italia da Giulio Tremonti – sarà indispensabile evitare una segmentazione del debito che possa fornire ai mercati la percezione di una diminuzione delle garanzie complessive offerte dall´Italia. Il pericolo da sventare, in altri termini, è quello che gli analisti chiamano “effetto scorciatoia”. Ossia dare l´impressione di utilizzare gli asset migliori di cui il Paese dispone a copertura del resto del debito pubblico, che in questo modo assumerebbe paradossalmente la caratterizzazione di “debito senior”, scoperto e in quanto tale oggetto di possibili, ulteriori, speculazioni sugli spread.

Infine, la terza condizione indispensabile per le dismissioni di patrimonio pubblico: l´operazione dovrà avere una rapida e certa applicazione. Il fattore tempo, da questo punto di vista, assume un rilievo cruciale: sia perché il Paese non può permettersi il lusso di ulteriori dilazioni, sia perché proprio la percezione della correttezza del piano da parte dei mercati dovrà essere inequivocabile, con riscontri immediati ad uso di osservatori e valutatori internazionali.

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